23 Agosto 2019
Roberto Tirapelle (39 articles)
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Hui He, un ponte tra la Cina e Verona che passa per l’Arena

INTERVISTA – Originaria di Xi’an, la capitale delle dinastie Zhou, Qin, Han e Tang, il soprano festeggia il 15° anno consecutivo sui palcoscenici veronesi. Quest’anno in Arena la troviamo in Tosca e Aida

21 anni di carriera, 170 recite di Madama Butterfly, 95 di Tosca, altrettante di Aida. Il soprano Hui He ha appena debuttato nella Bohème come Mimì a Torre del Lago e torna quest’anno in Arena con Tosca e Aida.

– Signora Hui He, siamo nella settimana dedicata al 50°anniversario di Domingo a Verona e in Italia. Mi sembra che anche lei debba qualcosa al grande Maestro…

Hui He. «Verissimo. A Los Angeles vinsi il 2° premio del concorso Operalia e Domingo mi fece lavorare come copertura di Aida per un mese. In seguito mi invitò al suo concerto a Shanghai. Ho cantato cinque duetti con lui. In seguito mi chiese di andare anche a Washington ma dovetti rifiutare perché ero già sotto contratto con la Scala. Ho cantato con il Maestro anche a Pechino nel Simon Boccanegra e ogni volta che ci vediamo mi dice che è orgoglioso della mia carriera ma di studiare sempre, perché in questo lavoro non si è mai arrivati. L’anno scorso a Berlino stavo facendo La Gioconda. Venne a trovarmi in camerino per dirmi “Non mi aspettavo una Gioconda con la tua voce. Invece hai la grinta giusta per questo ruolo”. La mia carriera è cominciata per merito suo. Il prossimo anno sarò con lui al Met in Butterfly».

– Lei ha suscitato l’interesse anche di registi cinematografici che le hanno dedicato dei film. Ci racconta del documentario (2004) della regista Marie Blanc Hermeline?  

Hui He. «Quando ho fatto il mio debutto con Madama Butterfly a Bordeaux, nel 2003, in cui ottenni un enorme successo, l’anno successivo Marie Blanc Hermeline si è interessata a me, seguendomi nel Festival Puccini di Torre del Lago con la stessa opera. Da qui è nato un documentario, con il titolo dell’opera, trasmesso sui canali satellitari francesi».

– L’anno scorso è uscito un altro film a lei dedicato che è diventato importante perché presentato in Cina, al Festival di Venezia e quest’anno anche al Biografilm di Bologna dal titolo Hui He: un soprano dalla via della seta di Andrea Prandstraller, Niccolò Bruna. Cosa ci può raccontare?

Hui He. «Il film racconta in 88 minuti la mia vita, e non parla solo di musica e palcoscenico. Narra di una persona venuta da lontano, da un’altra cultura, la solitudine dell’artista, la mancanza della famiglia. Il set si è svolto in quattro anni, dal 2013 al 2016, e mi ha seguito in sette location di diversi paesi. È il ritratto di una cantante non diva».

– Su di lei è stato scritto anche un libro: Journey to the West – He Hui: A chinese soprano in the world of Italian Opera, di Melanie Ho. Dalle recensioni emerge un ritratto intenso…

Hui He. «Il libro si focalizza sulle emozioni suscitate dalla mia voce, ma soprattutto si concentra sul percorso di una ragazza cinese arrivata in Europa e in Italia per studiare l’opera, e che è riuscita a conquistare i grandi teatri del mondo diventando ponte tra due culture».

Hui He (photo Stefano Galuzzi)

Hui He (photo Stefano Galuzzi)

– Come nasce la sua conoscenza di Verona?

Hui He. «Quando sono arrivata in Italia ho conosciuto Giorgio Benati, noto personaggio veronese in campo musicale. È diventato il mio agente e mi ha aiutato molto. Nel 2005 avviene il mio debutto in Arena nel ruolo di Liù in Turandot. Da allora sono stata chiamata ogni anno, nonostante i vari cambi di sovrintendenza e di direzione artistica. Mi sento fortunata».

– Approfondiamo maggiormente i suoi ruoli. Ci sembra che abbia una certa predilezione per Madama Butterfly, tanto che a Vienna il famoso giornale Wiener Zeitung descrive la sua recita come “La migliore Butterfly che si possa desiderare”.

Hui He. «La citazione mi ha lusingata. È un ruolo che ha caratterizzato molto la mia carriera. Sono riuscita ad entrare nel personaggio con naturalezza. Per me è facile capire questa storia sulla cultura orientale: la donna pura, dolce, tuttavia di grande personalità. Nel ruolo utilizzo tutte le mie doti espressive e vocali».

– Anche Tosca però non è da meno come successo e repliche presenti nel suo repertorio.

Hui He. «Ho debuttato a Parma nel 2002 con Tosca e ho imparato l’opera attraverso l’insegnamento del grande soprano Raina Kabaivanska. È un ruolo molto italiano, sanguigno. Alla Scala credo di essere stato l’unico cantante orientale che ha partecipato nel ruolo. È la terza volta che torno in Arena con Tosca».

– Per completare la trilogia delle sue opere di successo c’è Aida. Cosa le piace di più nel ruolo?

Hui He. «In Aida posso giocare con la mia voce i pianissimo, le mezze voci e tutto il terzo atto dove misuro la vocalità con la complessità del ruolo».

– Credo che dopo 15 anni non abbia più problemi nell’affrontare il palcoscenico dell’Arena…

Hui He. «Non è affatto vero, ogni volta, ad ogni recita è un esame importante, soprattutto in Arena».

– Quali ruoli le piacerebbe rivestire nelle prossime stagioni a Verona?

Hui He. «Ho un sogno, quello di poter cantare in Turandot nel ruolo del titolo. A Bologna l’ho cantato quest’anno e lo stesso farò a Shanghai».

È un bel sogno, se pensa che Il programma della stagione 2020 in Arena comprende anche Turandot. Sarebbe come chiudere un cerchio: Liù 2005, Turandot 2020.

Roberto Tirapelle
Si ringrazia Francesco Beniamino Lodola

Roberto Tirapelle

Roberto Tirapelle

Roberto Tirapelle, nato a Verona e laureato a Bologna, è un giornalista-pubblicista, critico cinematografico internazionale e studioso di musica. Collabora con la testata Mediartenews e svolge attività come addetto stampa presso importanti istituzioni veronesi. Ha scritto alcuni libri di cinema e musica. roberto.tirapelle@libero.it

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