8 Luglio 2019
Paolo Corsi (28 articles)
Share

Successo in Arena per Carmen nell’allestimento di Hugo de Ana

RECENSIONE – Continua a piacere l’ambientazione trasposta dal regista negli anni della guerra civile spagnola. Apprezzata la direzione di Oren e la qualità di cast, cori e corpo di ballo –

Carmen di George Bizet torna in scena all’Arena di Verona nell’allestimento ideato dal regista argentino Hugo de Ana per l’apertura della scorsa stagione. L’originalità di questo allestimento sta nell’ambientazione durante la guerra civile spagnola, nella seconda metà degli anni ’30, dunque con la vicenda trasposta di un secolo in avanti rispetto al libretto. Ciò che può sembrare un azzardo, o semplicemente un’idea per strappare con la tradizione, è al contrario in buona parte motivato e pertinente. Quello della guerra civile fu un contesto dove la donna, nella veste di combattente, ebbe la possibilità di affermare la propria emancipazione. Similmente, nell’opera di Bizet e nella visione di de Ana, Carmen non è solo la femme fatale ai cui piedi cade ogni macho, impotente contro l’arma a lui più letale della seduzione, ma è anche una donna rivoluzionaria e fiera, disposta a pagare a caro prezzo la sua libertà e la sua indipendenza. Qui i conflitti personali si sovrappongono al conflitto sociale, che interessa dragoni e contrabbandieri, così come nazionalisti e repubblicani.

Con queste premesse la rappresentazione della Spagna non può essere di maniera. Ecco dunque in scena camion e mezzi militari provati dagli scontri e usurati dalla guerra, recinzioni, vecchie casse di legno, accessori e arredi pertinenti. Non manca tuttavia l’omaggio alla rappresentazione maggiormente iconica del folclore spagnolo, vale a dire un’autentica Plaza de Toros, che diventa arena nell’Arena, con tanto di toreri con i loro tipici costumi. Idea interessante, questa, benché il risultato finale, una recinzione circolare di pannelli rossi quasi ad altezza persona, ostacoli la visuale su ciò che si svolge al suo interno. Le gradinate dell’Arena, spoglie come raramente succede, sono il fondale per proiezioni che sostituiscono la scena mancante e sul quale scorrono immagini e messaggi che tutto sommato non stonano. Una lunga tavolata, con il corredo di un gran numero di sedie, in mezzo a grandi pannelli con raffigurazioni di manifesti pubblicitari, sono invece l’arredo della locanda di Lillas Pastia, mentre l’accampamento tra le montagne dei contrabbandieri è sostituito con quello in prossimità della dogana di confine e la sua barriera di alte reti metalliche.

2019-07-06, Arena, Carmen (photo Ennevi, Fondazione Arena)

2019-07-06, Arena, Carmen (photo Ennevi, Fondazione Arena)

In ciascuna scena c’è una buona disposizione delle masse, dove si mischiano coristi, figuranti e ballerini e dove trovano giusta collocazione ed evidenza i protagonisti. Un apprezzabile tocco di ispanicità è dato dai numerosi movimenti di danza, spesso anche solamente accessori, da parte del nutrito corpo di ballo, che danza le coreografie di Leda Lojodice, coordinato da Gaetano Petrosino. La direzione musicale di Daniel Oren è efficace, mai debordante e ben immedesimata nello spirito dell’opera, definito dalle tinte opposte dei temi dell’amore e della morte. Vocalmente molto presente e musicalmente preciso il coro dell’Arena preparato da Vito Lombardi, così come il coro di voci bianche A.LI.VE. diretto da Paolo Facincani, i cui piccoli coristi hanno anche senso del teatro e un’apprezzabile disinvoltura.

Nel ruolo del titolo Ksenia Dudnikova, mezzosoprano dal timbro importante e di bel colore, specialmente nel registro medio-grave, ha sostenuto molte bene la parte, risultando abbastanza convincente anche scenicamente nell’aderire al profilo di donna sensuale e indomita per lei disegnato. Il tenore Martin Muehle ha ben combinato l’eleganza del cantato e del portamento con l’irrequietudine e l’impulsività di un Don Josè in totale balia del fascino della bella gitana. Una voce dal colore uniforme e in buon controllo gli hanno permesso di sostenere bene anche musicalmente la parte. Contrapposto al carattere di Carmen, quello di Micaela, la dolce e sensibile promessa sposa di Don Josè, è stato ben evidenziato da Ruth Iniesta, soprano dalle apprezzabili doti interpretative e dalla vocalità duttile, capace di esprimere i diversi stati d’animo. Buona la prova di Karen Gardeazabal e di Clarissa Leonardi, rispettivamente Frasquita e Mercédès, le compagne gitane di Carmen. Il basso-baritono Erwin Schrott, vocalmente in buona forma, ha ben interpretato Escamillo, attesissimo in quest’opera per l’aria forse più famosa della stessa. Scenicamente è stato efficace nel dare risalto (forse anche un po’ troppo) alla baldanza del torero. Molto bene Nicolò Ceriani nei panni del Dancairo, sia negli interventi a solo che nel gruppetto con le gitane e il Remendado (interpretato da un corretto Roberto Covatta). Buone infine anche le prestazioni di Gianluca Breda nei panni dell’ufficiale Zuniga e di Italo Proferisce in quelli di Morales.

Paolo Corsi

Locandina
Sinopsi
Foto
Video
Recensione

Paolo Corsi

Paolo Corsi

Paolo Corsi è nato a Verona e vive in provincia di Trento. È attore, autore e critico teatrale. Da sempre appassionato d'opera, ha studiato canto e si è esibito come solista e in varie formazioni corali, partecipando come corista ad alcuni allestimenti di opere di Verdi, Rossini e Mozart. www.paolocorsi.it - posta@paolocorsi.it

Comments

No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.