4 Luglio 2019
Paolo Corsi (28 articles)
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Il Trovatore nel segno di Anna Netrebko, voce di rara bellezza

RECENSIONE – Nuovo successo all’Arena di Verona per l’allestimento targato Zeffirelli, con una strepitosa Anna Netrebko al suo debutto areniano e la direzione di Pier Giorgio Morandi –

C’era molta attesa per questo Trovatore di Giuseppe Verdi al 97° Festival Lirico dell’Arena di Verona, non tanto per l’allestimento, firmato da Franco Zeffirelli nel 2001 e ripreso successivamente in ben altre cinque stagioni, quanto per la presenza di grandi voci nel cast, a cominciare dal soprano Anna Netrebko, autentica star della lirica del momento.

Le idee del noto regista fiorentino, da poco scomparso, interpretano molto bene l’essenza di quest’opera dalle tinte fosche, tutta sangue e fuoco, ombre e bagliori improvvisi. L’impianto scenico, rappresentativo e funzionale, consente ambientazioni appropriate e suggestive, limitando tra l’altro le interruzioni per i cambi scena. Fortificazioni e ripari in ferro, usati come quinte mobili, una torre che aprendosi disvela l’interno di una cappella, spade, lance e armature, gigantesche scene di lotta alle estremità del palco, tutto quanto evoca cruenti conflitti d’armi e sentimenti. Fanno da contrasto le tende e i drappi colorati del popolo zingaro, maliardo e sanguigno. Due mondi che si attraggono e respingono e che a volte si mischiano, molto ben connotati anche dai suggestivi effetti luce e dalle tinte talora calde, talora fredde, quindi sovrapposte nel furore degli scontri.

La scena è disposta lungo un declivio roccioso che digrada fino a ridosso del proscenio. Ottimo supporto per costruire piani di azione diversi, ma anche limite per le azioni corali, soprattutto quelle coreografiche, obbligate in spazi ristretti. È d’altronde piuttosto frequente nelle regie areniane che l’abbondanza di spazio sia vanificata dal desiderio di riempirlo. La scena è comunque d’effetto e, assieme ai bei costumi di Raimonda Gaetani, ricrea in maniera suggestiva squarci della Spagna del XV secolo, nel quale la vicenda è ambientata. Concorrono ad impreziosire la messinscena le danze ispaniche di El Camborio, riprese da Lucia Real, e i combattimenti organizzati dal maestro d’armi Renzo Musumeci Greco.

2019-06-29, Arena, Il Trovatore (foto Ennevi, Fondazione Arena)

2019-06-29, Arena, Il Trovatore (foto Ennevi, Fondazione Arena)

L’orchestra e il coro dell’Arena di Verona hanno dato buona prova, sotto la direzione del maestro Pier Giorgio Morandi, attento nella conduzione e prodigo di indicazioni alle sezioni strumentali e di puntuali imbeccate ai cantanti. Ne è uscita un’interpretazione d’insieme corretta e con poche sbavature. Il cast dei cantanti è stato all’altezza, ma l’assoluta protagonista della serata è stata una splendida Anna Netrebko, che nell’interpretazione di Leonora non ha affatto deluso le aspettative. Oltre alla natura che l’ha dotata di una voce di rara bellezza, la soprano russa possiede una tecnica che le permette di sfruttare appieno il suo poderoso strumento. Gamma estesa, colore pieno e morbido, agilità, filati perfetti e capacità espressive eccezionali, le hanno consentito di regalare al pubblico dell’Arena di Verona una serata indimenticabile e a lei stessa un debutto areniano con il botto, sottolineato da applausi prolungati e ovazioni.

Al suo fianco ha ben figurato anche il suo compagno, di palco e di vita, il tenore Yusif Eyvazov nei panni di Manrico. Dotato di buona estensione e di un timbro squillante negli acuti, per quanto piuttosto stretti e taglienti, e con qualche vocale aperta poco incisiva nel registro medio grave, ha comunque ben sostenuto la difficile parte. Dolora Zajick, mezzosoprano di fama e lunga esperienza internazionale ha interpretato con generosità la vecchia zingara Azucena. Dal punto di vista scenico è stata molto convincente, mentre dal punto di vista vocale, pur confermando la qualità nel registro grave e negli acuti è mancata nei centri, fornendo una prestazione buona nell’insieme ma discontinua. Luca Salsi ha diligentemente interpretato il personaggio del Conte di Luna. Il timbro baritonale corposo, più di volume che armonico, in più momenti è parso però forzato, da cui una performance all’altezza ma non particolarmente entusiasmante. Molto bene il Ferrando di Riccardo Fassi, di bella presenza scenica e timbro vocale di basso di bel colore. Adeguati infine i comprimari, Carlo Bosi (Ruiz), Elisabetta Zizzo (Ines), Dario Giorgelè (Un vecchio zingaro) e Antonello Ceron (Un messo).
Una rappresentazione areniana de
Il Trovatore molto buona, sulla quale è rimasto e rimarrà il segno del grande soprano.

Paolo Corsi

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Paolo Corsi

Paolo Corsi

Paolo Corsi è nato a Verona e vive in provincia di Trento. È attore, autore e critico teatrale. Da sempre appassionato d'opera, ha studiato canto e si è esibito come solista e in varie formazioni corali, partecipando come corista ad alcuni allestimenti di opere di Verdi, Rossini e Mozart. www.paolocorsi.it - posta@paolocorsi.it

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