29 Giugno 2019
Paolo Corsi (28 articles)
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Trionfa ancora Aida, il kolossal areniano per eccellenza

RECENSIONE – Successo per l’allestimento di Gianfranco De Bosio che riprende quello del 1913 di Ettore Fagiuoli. Ottima la direzione di Francesco Ivan Ciampa e le prestazioni di orchestra, coro e cast –

Aida e l’Arena di Verona sono da oltre un secolo quasi un’unica entità. È con Aida di Giuseppe Verdi, infatti, che inizia l’avventura dell’opera lirica nell’anfiteatrto romano. La “pazza” idea venne al tenore Giovanni Zenatello che nell’estate del 1913, assieme all’impresario teatrale Ottone Rovato, produsse una spettacolare Aida, per festeggiare il centenario della nascita di Verdi. Gli allestimenti delle oltre 670 recite da quella prima rappresentazione sono stati i più diversi, con registi e scenografi sbizzarriti nello sfruttare gli ampi spazi areniani. Tuttavia quando si pensa all’Arena e ad Aida, sono le scene del primo allestimento di Ettore Fagiuoli a venire subito in mente, come se, pur cambiando le mode, fosse quello il “vestito” per antonomasia di quest’opera in questo luogo.

Dagli anni ’80, grazie al lavoro del regista Gianfranco De Bosio, il primo allestimento è stato ripreso, parzialmente adattato e riproposto numerose volte in Arena (qui con la direzione degli allestimenti scenici di Michele Olcese), a volte in coppia con nuovi allestimenti della stessa opera nella stessa stagione. La caratteristica principale, oltre alla connotazione del luogo e dell’epoca attraverso i riferimenti scenici all’Egitto dei faraoni (le colonne del tempio, le sfingi, gli obelischi), è l’armonizzazione con l’architettura dell’Arena e il conseguente ampliamento degli spazi, che fanno assumere alla rappresentazione i tratti del kolossal. Ne risulta una disposizione funzionale alla musica, ai movimenti delle masse, alle numerose coreografie, ma anche all’atmosfera delle scene più raccolte, dove affiorano i sentimenti più intimi dei singoli. Buon merito va indubbiamente anche agli effetti luce disegnati da Paolo Mazzon, essenziali nel dare ad ogni momento la tinta giusta.

2019-06-22, Arena, Aida (photo Ennevi, Fondazione Arena)

2019-06-22, Arena, Aida (photo Ennevi, Fondazione Arena)

Se l’occhio ha avuto la sua parte, anche l’orecchio è rimasto soddisfatto, grazie a un racconto musicale preparato minuziosamente dal direttore Francesco Ivan Ciampa, che ha trovato per ogni situazione efficaci impasti sonori, assecondato da un’orchestra dell’Arena di Verona in ottima forma, capace di svariare dai massimi fragori ad accenni appena percettibili e delicati. Apprezzabili inoltre i ritmi spigliati di alcuni momenti, dove spesso è altrimenti in agguato la pesantezza. Oltre all’orchestra anche il coro, preparato da Vito Lombardi, ha mostrato un buon contatto con il direttore, restituendo i colori e le sonorità richieste. Cosa non da poco, se si considerano le insidie dei grandi spazi per quanto riguarda precisione e tempi esecutivi, in particolare nelle esecuzioni orchestrali e corali in interno, qui eseguite davvero molto bene.

Di alto livello e ben amalgamato il cast. Anna Pirozzi è stata un’Aida credibile, turbata e combattuta, ma anche sognante e riflessiva. Una voce bella e in totale controllo, capace di filare note acute con padronanza e bel suono. Non da meno la sua rivale Amneris, interpretata da un’ottima Anna Maria Chiuri. Tagliente e imperiosa, ma anche amante disperata. Colore di mezzosoprano bello a tutte le altezze e con sonorità nel forte notevoli (quella che si dice, comunemente, una “voca da Arena”). Murat Karahan ha ben figurato nel ruolo di Radamès, affrontando da subito d’autorità la parte, sfoggiando un lungo e ben sostenuto Si bemolle alla fine dell’aria “Se quel guerrier io fossi”, confermando la sua confidenza con gli acuti. Ben interpretato anche Amonasro da parte di Amartuvshin Enkhbat, musicalmente preciso e vocalmente sempre interessante con un timbro baritonale omogeneo ed esteso, tipicamente verdiano. Apprezzati anche i due bassi dell’opera, Romano Dal Zovo nei panni del Re e Dmitry Beloselskiy nel ruolo del sacerdote Ramfis. Bene anche Carlo Bosi come messaggero e Yao Bo Hui nella parte della sacerdotessa.

Gustosi i numerosi momenti coreografici, creati da Susanna Egri e coordinati da Gaetano Petrosino, con il corpo di ballo dell’Arena di Verona e i solisti Petra Conti, Mick Zeni e Alessandro Macario.

Serata torrida che ha fatto boccheggiare gli spettatori nel catino areniano, senza tuttavia privarli di uno spettacolo di livello.

Paolo Corsi

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Paolo Corsi

Paolo Corsi

Paolo Corsi è nato a Verona e vive in provincia di Trento. È attore, autore e critico teatrale. Da sempre appassionato d'opera, ha studiato canto e si è esibito come solista e in varie formazioni corali, partecipando come corista ad alcuni allestimenti di opere di Verdi, Rossini e Mozart. www.paolocorsi.it - posta@paolocorsi.it

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