Il Filarmonico chiude in bellezza con due opere di puro divertimento
31 Maggio 2019
Paolo Corsi (23 articles)
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Il Filarmonico chiude in bellezza con due opere di puro divertimento

RECENSIONE – Il Maestro di cappella e Gianni Schicchi abilmente combinati in un inusuale e gustoso dittico. Notevoli le prove d’artista a tutto tondo di orchestrali e cantanti, guidati dalla bacchetta di Alessandro Bonato con le regie di Marina Bianchi e Vittorio Borrelli, ripreso da Matteo Anselmi –

La Stagione Lirica del Teatro Filarmonico di Verona 2018-2019 si conclude felicemente con la proposta di un curioso dittico: Il Maestro di cappella di Domenico Cimarosa e Gianni Schicchi di Giacomo Puccini. Solitamente inserito nel più noto trittico pucciniano, assieme a Il Tabarro e Suor Angelica, Gianni Schicchi mostra di avere con l’intermezzo di Cimarosa molti più tratti in comune di quanto non ci si aspetti. Facile individuare il primo di questi, vale a dire la comicità e l’esplicito intento, del tutto riuscito, di divertire il pubblico (rare, all’opera, quelle risate a scena aperta che queste rappresentazioni hanno saputo scatenare), ma non è questo l’unico motivo che avvicina i due lavori. In entrambi i casi la forza propulsiva arriva dalla rottura degli schemi e dal gioco dei contrasti.

Il Maestro di cappella è un pastiche che, nella forma del metateatro e strizzando l’occhio a famosi precedenti (uno su tutti lo scritto Il teatro alla moda di Benedetto Marcello), gioca sul contrasto tra il ridicolo rigore del pomposo e cerimonioso maestro di cappella, strenuo sostenitore della scuola antica e dello stile sublime, e la poca disciplina (e molta irriverenza) dell’orchestra che lo dovrebbe assecondare. In Gianni Schicchi a divertire è la modalità con cui si tratta un tema penoso: il cinismo con cui i parenti affrontano la dipartita del ricco congiunto rende la situazione grottesca e inevitabilmente comica. Giacomo Puccini e il suo librettista Giovacchino Forzano operano scelte in contrasto con la tradizione, sia per quanto riguarda la musica (una sterzata rispetto ai modi delle opere tragiche dello stesso compositore) che la drammaturgia: sul finale il protagonista si rivolge direttamente al pubblico, cercandone (e ottenendone) l’approvazione. Una sorta di riabilitazione postuma, dopo la condanna dantesca (il Poeta accenna a Gianni Schicchi in un canto dell’Inferno della Divina Commedia). Queste infatti le parole con cui il protagonista conclude l’atto: “ma con licenza del gran padre Dante, se stasera vi siete divertiti, concedetemi voi … l’attenuante”.

2019-05-19, Filarmonico, Gianni Schicchi (photo Ennevi, Fondazione Arena)

2019-05-19, Filarmonico, Gianni Schicchi (photo Ennevi, Fondazione Arena)

L’intermezzo di Cimarosa, che apre la serata, è ambientato dalla regista Marina Bianchi in un tipico e perfettamente riprodotto salotto settecentesco, dove tra gli orchestrali sparsi qua e là, si aggira il maestro di cappella e un gruppetto di attori-ballerini che animano la scena seguendo le sue indicazioni. I bellissimi costumi (la coordinatrice è Silvia Bonetti), vistosi e vivaci, le scene di Michele Olcese, le luci di Paolo Mazzon e i movimenti mimici curati da Luca Condello, completano un quadretto che è un bel colpo d’occhio. L’orchestra in scena è la vera orchestra dell’Arena di Verona, i cui musicisti, perfettamente agghindati, suonano e recitano nel contempo con sorprendente disinvoltura. Ovviamente anche il direttore, il giovane e spigliato Alessandro Bonato, sta in mezzo alla scena, facendo del suo meglio per dirigere con rigore, mentre tiene a bada il prorompente maestro di cappella, ottimamente interpretato, tanto vocalmente che scenicamente, da un bravo Alessandro Luongo.

Un breve intervallo e si passa al Gianni Schicchi, nell’allestimento del Teatro Regio di Torino, con la regia di Vittorio Borrelli, qui ripresa da Matteo Anselmi. La scena unica è ambientata nella stanza da letto dell’elegante casa del defunto Buoso Donati, del quale i parenti attendono con ansia di conoscere le ultime volontà, nonché la ripartizione delle sue ricchezze. Situazione umana universale e atemporale, tanto che la trasposizione della Firenze del 1299 in pieno ‘900 appare più un fatto estetico che di sostanza. Le scene di Saverio Santoliquido e Claudia Boasso e i costumi di Laura Viglione sono pregevoli. Il ritmo scenico e musicale è il principale veicolo di comicità, il cui variare ed incalzare rende spesso difficile stare dietro agli eventi, benché il quadro d’insieme sia sempre preservato e lo spettatore tenuto ben incollato alla vicenda.

Ottima l’interpretazione del numeroso cast: Rossana Rinaldi, Ugo Tarquini, Elisabetta Zizzo, Leonardo Vargas Aguilar, Dario Giorgelè, Mario Luperi, Roberto Accurso, Alice Marini, Alessandro Reschitz, Nicolò Rigano e Alessandro Busi, musicalmente precisi e scenicamente reattivi. Oltre a questi hanno dato buona prova Matteo Mezzaro nel ruolo di Rinuccio, in evidenza con la sua aria “Firenze è come un albero fiorito”, e Barbara Massaro, interprete di Lauretta e dell’aria più famosa dell’opera, “O mio babbino caro”, eseguita diligentemente. Nel ruolo del titolo, appena smessi i panni di maestro di cappella, di nuovo Alessandro Luongo, che ha confermato le sue doti di interprete.

A dirigere l’orchestra ancora Alessandro Bonato, giovanissimo direttore veronese dal gesto sicuro e determinato, al quale si può muovere l’unico appunto di un’eccessiva spinta dei volumi sonori orchestrali nei forti, a discapito dei cantanti. Ma questa pare d’altronde essere una caratteristica piuttosto diffusa tra chi dirige oggi Puccini in teatro.

Pubblico partecipe e divertito, nonché, nota assai positiva, in buona parte giovane. Segno che l’opera continua ad attrarre, soprattutto quando si presenta con lavori come questi e allestimenti che rispettano la tradizione, portando però anche qualcosa di nuovo.

Paolo Corsi

Foto in alto: 2019-05-19, Filarmonico, Il Maestro di cappella (photo Ennevi, Fondazione Arena)

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Paolo Corsi

Paolo Corsi

Paolo Corsi è nato a Verona e vive in provincia di Trento. È attore, autore e critico teatrale. Da sempre appassionato d'opera, ha studiato canto e si è esibito come solista e in varie formazioni corali, partecipando come corista ad alcuni allestimenti di opere di Verdi, Rossini e Mozart. www.paolocorsi.it - posta@paolocorsi.it

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