Adriana Lecouvreur,  il fascino e la fragilità della diva
6 Aprile 2019
Paolo Corsi (23 articles)
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Adriana Lecouvreur, il fascino e la fragilità della diva

Gradevole rappresentazione dell’opera di Cilea nell’allestimento di Stefanutti. La direzione di Stefanelli restituisce il pregio della musica. Non entusiasma la prova del secondo cast –

Assieme a L’Arlesiana, che la precede di cinque anni, Adriana Lecouvreur è l’opera più famosa di Francesco Cilea, andata in scena per la prima volta al Teatro Lirico di Milano nel 1902. Composta sul libretto di Arturo Colautti, a sua volta tratto dall’omonima commedia-dramma di Scribe e Legouvé, la vicenda si rifà alla vita di un personaggio realmente esistito, Adrienne Lecouvreur, famosa attrice della Comédie-Française, vissuta a Parigi tra il Sei e Settecento. Vi si intrecciano amori e gelosie, tra gli ambienti del teatro e i palazzi nobiliari, spunto per conflitti e situazioni sentimentali, che la musica connota con grande efficacia. L’epoca verista e le influenze dello stile di colleghi come Mascagni e Giordano, ma anche Wagner e Verdi, è ben riconoscibile, per quanto quello di Cilea sia uno stile molto personale, che diversamente dai lavori della scuola verista si caratterizza per un più marcato lirismo ed una raffinata strumentazione.

Nella lettura del regista Ivan Stefanutti, in questo allestimento del 2014 del Teatro Sociale di Como, la protagonista è accomunata alle dive del periodo tra fine Ottocento e inizio Novecento, quando il teatro e il neonato cinema sapevano esaltare con i loro linguaggi l’emotività delle vicende d’amore e gelosia. Stefanutti trova che Adriana assomigli a queste figure femminili più che alle dive dello spettacolo vissute nel Settecento. Da qui la trasposizione in un periodo storico posteriore di quasi due secoli, definito dai costumi di ottima fattezza dello stesso Stefanutti e dalle scene, sempre di Stefanutti, tendenzialmente cupe ma con elementi di contrasto, realizzati con gli effetti luce di Paolo Mazzon e con le proiezioni a fondale. I cambi scena sono abbastanza snelli, considerato quanto i luoghi cambino radicalmente: dal foyer della della Comédie-Française, in realtà più un retropalco e la zona camerini, all’interno del villino del principe di Bouillon, quindi al palazzo dello stesso principe, per finire nel salottino di casa Lecouvreur. I movimenti sono montati con l’attenzione alla funzionalità e in modo coerente con le caratteristiche dei personaggi, conformi ad una lettura lineare del racconto. Particolare e interessante il momento del balletto, i cui movimenti mimici sono stati curati da Michele Cosentino.

Dal punto di vista musicale Adriana Lecouvreur è un’opera impegnativa. Lo è per l’orchestra, che deve sostenere il fluire delle idee musicali, tra cambi di stato, anche repentini, ritorni dei leitmotive, variazioni timbriche e dinamiche. Lo è per i cantanti, ai quali la scrittura, qui stilisticamente verista, chiede suoni esasperati, estensioni e dinamiche impegnative, tra acuti in mezza voce e buona presenza nel registro medio-grave, per non parlare del declamato che impegna la soprano protagonista.

Dal podio, il maestro Massimiliano Stefanelli si è impegnato al meglio per ottenere dalle compagini quanto richiesto dalla partitura in ogni sua battuta. Molto espressiva ed immedesimata la sua direzione, in buon contatto con i cantanti e l’orchestra, che tuttavia non ha sempre corrisposto con la stessa intensità. Lo stesso dicasi per i cantanti, il cui apporto è stato in alcune occasioni al di sotto delle aspettative, in certi casi a causa di evidenti limiti nei mezzi.

Bella figura l’hanno fatta sicuramente i comprimari di ruolo, impegnati anche con il primo cast, a cominciare da Alessandro Abis (Il principe di Bouillon) e Roberto Covatta (L’abate di Chazeuil). Vocalmente interessanti e ben assortiti (basso profondo e tenore chiaro), i due sono stati molto attivi anche scenicamente. Lo stesso dicasi per i personaggi maschili del quartetto dei soci della Comédie: Massimiliano Catellani (Quinault) e Klodian Kacani (Poisson). Nello stesso quartetto, Jessica Zizioli (Mad.lla Jouvenot) e Annapaola Pinna (Mad.lla Dangeville), sono state corrette ma meno incisive dei colleghi. La prestazione di Valentina Boi nel ruolo del titolo è stata nel complesso buona, vocalmente solida, anche se qualche passaggio le è riuscito meno aggraziato di quanto atteso. Anche Rossana Rinaldi nel ruolo della principessa di Bouillon non ha sfigurato, facendosi apprezzare per il colore del timbro ed un’interpretazione adeguata della sprezzante rivale in amore di Adriana. Federico Longhi nel ruolo di Michonnet è piaciuto, grazie ad una parte che risulta consona alle sue caratteristiche vocali e alle sue attitudini sceniche. Chi invece non ha proprio convinto è stato il tenore georgiano Mikheil Sheshaberidze, impegnato in un ruolo, quello di Maurizio, probabilmente fuori dalla sua portata, che lo ha costretto a forzare costantemente l’emissione, risultata disomogenea e poco incisiva. Molto buona anche stavolta la prova del coro, preparato da Vito Lombardi, ormai navigato gruppo di bravi attori con ottime voci.

Paolo Corsi

Foto in alto: 2018-04-02, Arena, Adriana Lecouvreur (photo Ennevi, Fondazione Arena)

 

 

Paolo Corsi

Paolo Corsi

Paolo Corsi è nato a Verona e vive in provincia di Trento. È attore, autore e critico teatrale. Da sempre appassionato d'opera, ha studiato canto e si è esibito come solista e in varie formazioni corali, partecipando come corista ad alcuni allestimenti di opere di Verdi, Rossini e Mozart. www.paolocorsi.it - posta@paolocorsi.it

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