28 Marzo 2019
Roberto Tirapelle (37 articles)
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Elena Mosuc, dalla Romania alla scoperta di Lakmé in Oman

Voluta per la rara opera di Léo Delibes dal direttore generale dell’Opera di Muscat Umberto Fanni e dal maestro Jordi Bernàcer, il soprano sarà protagonista della prima produzione del Teatro dell’Oman –

Elena Mosuc, soprano rumeno-svizzera, nata a Iasi (Romania), inizia gli studi presso il locale Conservatorio George Enescu. Già prima di concludere gli studi vince diversi concorsi internazionali, come quello organizzato dalla Televisione Tedesca ARD Canale I di Monaco nel 1990. Riceve durante la sua carriera numerosi premi prestigiosi, come la “Siola d’Oro” e il “Premio Zenatello” di Verona; nel 2005 viene insignita dal Presidente della Romania del titolo di Ufficiale delle Arti, la più alta onoreficenza che possa essere conferita ad un musicista nel Paese. Successivamente la Mosuc si impone definitivamente nel panorama internazionale fra i soprani più espressivi e versatili del belcanto. Il 28 marzo affronta la prima produzione della Royal Opera House di Muscat, con la rarissima opera Lakmé di Léo Delibes. L’allestimento farà il giro dei teatri più importanti del mondo e arriverà anche a Verona.

Signora Mosuc, sappiamo che Lakmé è un’opera eseguita raramente. Se non ci fosse stato il Teatro Carlo Felice di Genova e la Royal Opera House di Muscat nessuno ne avrebbe più o mai parlato. Come è nato questo suo ingaggio?
Mosuc.
«Nel mese di novembre, mentre cantavo I Puritani a Trieste, sono stata contattata dalla mia agenzia per domandarmi se avessi potuto cantare Lakmé in marzo a Muscat, visto che il Maestro Umberto Fanni (ndr: qua l’intervista di Opera Arena Magazine), direttore generale di Opera di Muscat, e il Maestro Jordi Bernàcer (ndr: qua l’intervista di Opera Arena Magazine) che dirige l’opera, mi desideravano tantissimo per questa produzione. Sinceramente, tenendo conto di tutto quello che ho cantato negli ultimi anni, ho dovuto pensarci un giorno prima di dare la risposta definitiva. Data la tentazione di cantare questo ruolo difficilissimo, che già vent’anni fa desideravo affrontare, ho detto di sì. Prendo tutto come una nuova sfida nella mia carriera, nella quale ho cantato sempre ruoli difficili. Questo sarà ancora più impegnativo per me, poiché devo veramente utilizzare tutta la mia esperienza non solo per risolverlo, ma anche per creare un’interpretazione interessante. Questa produzione scriverà la storia a Muscat, perché è la prima produzione che nasce proprio qui, di solito tutte le produzioni eseguite sono state importate. In questo caso non si tratta solo della Royal Opera House Muscat, che offre il teatro, e il Teatro Carlo Felice di Genova che partecipa con coro, orchestra e tecnici, ma è una co-produzione internazionale molto grande, dove sono impegnati tanti altri teatri del mondo come Verona, Roma, Pechino, Los Angeles, Sidney, Cairo Opera, Astana Opera».

Elena Mosuc (photo Syed Fasiuddin)

Elena Mosuc (photo Syed Fasiuddin)

Lakmé è ambientato in India e ha profonde radici nell’induismo. Ha avuto approfondimenti con quel mondo culturale e musicale negli anni della sua carriera internazionale, oppure per motivazioni personali?
Mosuc.
«Mi sono sempre piaciuti i film di Bollywood e ne ho visto parecchi: sono molto belli e colorati, con costumi tradizionali stupendi, messe in scena vivaci con danze spettacolari e musica bellissima, anche se spesso malinconici. Quando ero a scuola ascoltavo molto i dischi di una cantante rumena che ha fatto una grande carriera in India: si chiamava Naarghita (il suo nome vero era Maria Amarghioalei) e ha conosciuto anche Raj Kapoor. Io cantavo le sue canzoni davanti ai miei colleghi… Ero totalmente innamorata della musica indiana. Ecco, è arrivato il momento di interpretare sul palco un’indiana, e alcuni momenti vocali di Lakmé hanno tante influenze musicali orientali e indiane appunto».

Lakmé è un’opera che presenta delle difficoltà vocali. Può parlarci di questi passaggi e se ha scoperto dei nuovi risvolti musicali?
Mosuc. «Quando si dice Lakmé si pensa subito all’aria dei campanelli, un’aria di coloratura con una tessitura alta, tanti staccati e sovracuti: bella e molto difficile. Tuttavia dobbiamo pensare anche al resto del ruolo, che è veramente molto lungo e impegnativo. Studiandolo, ho scoperto che è un ruolo abbastanza lirico, ci sono momenti in cui anche l’orchestra suona forte e noi solisti dobbiamo essere molto presenti, specialmente i duetti con Gerald hanno momenti belli, intimi, ma anche di espansione vocale quando le voci devono esplodere di gioia e di passione. Per me ci sono due mondi in questa parte: uno lirico e uno di coloratura. Questo potrebbe forse essere anche il motivo per il quale l’opera non è spesso interpretata. Il caso ti porta a trovare o solo voci di coloratura, che non sono sufficienti per il ruolo, o voci di soprano lirico, che hanno problemi nelle colorature. Anche il ruolo di Gerald, il tenore, richiede tanto al suo interprete, con momenti di tessitura alta e stancante».

Riguardo alla musica francese in Lakmé emerge qualcosa di diverso nell’ispirazione di Delibes.
Mosuc. «Sì, certo, la musica francese è certamente un’altra cosa rispetto alla musica italiana. Specialmente il ruolo di Lakmè, dove la musica è molto lineare e pura, richiede tanta attenzione al fraseggio, che è molto legato alla parola! Chiede una direzione precisa e un fraseggio speciale. Abbiamo qui una signora che ci fa da coach per quanto riguarda il francese, Jocelyne Dienst, una brava pianista che ci ha corretto non solo la lingua quando ce n’era bisogno, ma ci ha dato anche tante belle idee per il fraseggio francese. Poi, abbiamo lavorato molto bene con Bernacer, il quale ha chiesto giustamente molto da noi per rendere più interessante questa musica esotica bellissima. Non solo musicalmente, ma anche scenicamente, il ruolo chiede di rappresentare tre facce nello stesso personaggio: quella di sacerdotessa, di figlia di Nilakantha e di amica di Mallika e innamorata di Gerald. La purezza e il suo candore vivono fino alla fine».

Lakmè, Royahl Opera House Muscat, bozzetto

Lakmè, Royahl Opera House Muscat, bozzetto

Signora Mosuc, non è la prima volta che canta a Muscat. Che esperienza ha acquisito in quel Teatro?
Mosuc.
«Per me questo ruolo a Muscat rappresenta la quarta produzione. Nel 2012, dopo l’inaugurazione, ho cantato Konstanze nel Ratto dal Serraglio con l’Opera di Budapest, poi nel 2016 Lucia di Lammermoor con il Teatro di Genova, l’anno scorso, nel 2018, Norma con il Teatro di Rouen e adesso Lakmè. Il teatro è stupendo, costruito nello stile arabo, con tanto legno all’interno che crea un’acustica da sogno, sufficiente per permetterci cantare in pianissimo senza problemi: si sente ogni nota. Si lavora in modo professionale, come in Europa, forse anche perché la direzione è affidata ad europei. La gente è molto gentile, tutti carini e molto disponibili».

Può raccontarci qualcosa dell’allestimento di Davide Livermore?
Mosuc. «Lavoro per la prima volta con Davide Livermore e spero non sia l’ultima. È molto chiaro e giusto in tutto quello che dice e chiede. È molto preciso e ho goduto moltissimo nel lavorare su questo ruolo con lui. Trovo sia una persona speciale, un uomo di teatro totale. Livermore ha fatto anche la coreografia del balletto (non sapevo che avesse anche ballato sul palco in gioventù). È stato anche cantante, dunque è molto attento verso di noi. Tutto è in sintonia con la parola, la regia è bella, tradizionale, ma in un allestimento in cui si utilizzano molto i mezzi tecnici moderni, schermi LED grandi con proiezioni, oppure con azioni simboliche: per esempio, quando Lakmé dovrebbe mangiare il fiore tossico, appare sullo scherno dietro di lei un fiore gigante, da quale esce un liquido nero come il veleno; oppure, nel momento in cui Gerald viene pugnalato da Nilakantha, dato che in Oman non è permesso vedere uccisioni sul palco, l’atto è rappresentato da un enorme fiore sullo schermo che esplode. Sul palco c’è anche l’acqua e ci sono tante pedane che vi si muovono sopra. Ci sono circa 250 movimenti tecnici. In più ci sarà una cosa unica e speciale, che penso sia un’idea di Davide: è stato creato, credo in Francia, un profumo Lakmé, della casa Rojas, che si può già ordinare, e che sarà spruzzato in sala durante la recita nel duetto dei fiori e anche nel finale, quando Lakmé muore».

Elena Mosuc (photo Paulo César)

Elena Mosuc (photo Paulo César)

La produzione farà una tournée in molti teatri nel mondo. La seguirà anche lei, almeno in parte, visto che ha già preparato il ruolo?
Mosuc.
«Quello che posso dire è che lo spero tanto e me lo auguro. Lakmé è diventato un mio grande amore».

(Si ringrazia Francesco Maria Beniamino Lodola, pr)

Roberto Tirapelle

Foto in alto: Elena Mosuc (photo Paulo César).

 

Roberto Tirapelle

Roberto Tirapelle

Roberto Tirapelle, nato a Verona e laureato a Bologna, è un giornalista-pubblicista, critico cinematografico internazionale e studioso di musica. Collabora con la testata Mediartenews e svolge attività come addetto stampa presso importanti istituzioni veronesi. Ha scritto alcuni libri di cinema e musica. roberto.tirapelle@libero.it

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