26 Marzo 2019
Roberto Tirapelle (39 articles)
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Umberto Fanni, il direttore artistico che ha portato l’opera in Oman

INTERVISTA – «Portare l’opera in un luogo dove cinquant’anni fa c’era solo deserto, in un teatro come la Rohm, tra i più belli al mondo esteticamente e acusticamente, è qualcosa che ti fa dimenticare cosa sia l’abitudine, come se scoprissi qualcosa di nuovo ogni giorno» –

Umberto Fanni, cagliaritano, ma bresciano di adozione, già direttore artistico del Teatro Grande di Brescia, Teatro Verdi di Trieste, Teatro Lirico di Cagliari e dell’Arena di Verona (dal 2010 al 2012), vive oramai da 5 anni a Muscat in Oman e lavora alla Royal Opera House, teatro del quale dal 2014 è direttore generale e direttore artistico. Un teatro, questo, che per molti melomani è più un luogo mitico che geografico: inaugurato nel 2011 con la sontuosa Turandot firmata da Franco Zeffirelli per l’Arena di Verona, la Royal Opera House è un teatro moderno e funzionale, con un’acustica perfetta, oltre che un complesso architettonico di indiscutibile fascino per quel suo originale modo di coniugare le linee della tradizione araba con la creatività del design contemporaneo. Un teatro nato da una passione, quella del Sultano Qabus Bin Al Said, amatissimo dai suoi sudditi, educato in Europa e, a quanto pare, innamorato del melodramma. Non solo: cosa singolare e fondamentale, il sovrano è fermamente convinto del valore assoluto della cultura, e quindi della musica, nell’educazione del suo popolo. Proprio per questo ha voluto un teatro d’opera che ambisse ad essere annoverato tra i migliori nel mondo e ha chiamato a dirigerlo Umberto Fanni, che ha messo in campo stagioni importanti per il prestigio degli interpreti e degli allestimenti, con un pubblico sempre numeroso ed entusiasta.

Dall’Italia all’Oman: che cosa l’ha spinta ad accettare l’incarico alla Royal Opera di Muscat? Una sua visione per realizzare sogni impossibili altrove?
Fanni. «In realtà, in quel periodo ero in procinto di ricoprire un incarico molto importante in un teatro europeo. Nel contempo ricevetti una richiesta di intervista da parte del Board della Royal Opera House di Muscat. Ebbi con loro un colloquio di almeno tre ore, riguardante tutti gli aspetti che sarebbero stati affrontati per il futuro dell’istituzione, e mi chiesero di condividere con loro un progetto di sviluppo artistico e gestionale per il teatro. Un progetto che tuttora si sta realizzando. Sono rimasto affascinato dalla passione che hanno dimostrato nei confronti della Rohm, ed è stato questo il motivo per cui ho deciso di trasferirmi in Oman».

Royal Opera House di Muscat, Oman

Royal Opera House di Muscat, Oman

Come si lavora in Oman?
Fanni.
«Sono estremamente soddisfatto di questo mio impegno. Non si tratta solo di programmare grandi stagioni musicali, c’è anche un lavoro quotidiano di training che svolgo con il nostro personale omanita. Abbiamo 227 impiegati qui alla Rohm, il 73% dei quali sono dell’Oman, un Paese giovane e dinamico, che ha un’età media di 28 anni. Tutti coloro che lavorano qui sono giovani desiderosi di imparare questo mestiere. Per me lavorare e un po’ come essere a scuola: far crescere le persone nelle loro diverse professionalità è davvero stimolante. Un altro aspetto importante del mio lavoro risiede nel processo che ci porterà ad essere in pochi anni un vero e proprio teatro di produzione: a tale scopo, da due anni abbiamo avviato delle coproduzioni con importanti teatri nel mondo».

Come si articola questo impegno per arrivare ad essere teatro di produzione?
Fanni. «Il processo di produzione è complesso e riguarda tutti i generi dello spettacolo, anche perché il concerto o il balletto di musica araba presentano le stesse difficoltà organizzative di un concerto o di un balletto occidentale. L’impegno più grande è formare il personale. Stanno prendendo forma proprio in questi mesi i vari settori della produzione: costumi, attrezzeria e abbiamo avviato anche il settore scenografie. I nostri dipendenti lavorano con colleghi già esperti e partecipano a stage in teatri internazionali. La novità più importante per noi è che tutto questo processo si è recentemente concretizzato con l’apertura del nuovo teatro che è stato inaugurato lo scorso 15 gennaio. È un centro culturale, un teatro della comunità, con 560 posti, la buca per l’orchestra e costituirà un hub culturale importantissimo con la Rohm e con Opera galleria (ndr: il centro commerciale collegato all’edificio teatrale principale)».

Cosa succederà in questo nuovo polo culturale?
Fanni. «Molto più di quanto facciamo oggi: ci saranno spazi per grandi mostre temporanee legate al tema della stagione, un’esposizione permanente sulla musica del mondo, da est a ovest, nonché una biblioteca musicale interattiva internazionale. Un ulteriore sviluppo del progetto è legato alla programmazione: in questa nuova sala, anche in ragione delle sue dimensioni, faremo le opere del barocco e del primo classicismo mozartiano, musica da camera, musica araba. Produrremo tanti eventi per le famiglie e le scuole. Infine, investiremo di più sulla formazione in tre settori: il canto, lo studio degli strumenti e i mestieri dello spettacolo. Qui, in particolare, intendiamo spendere le professionalità acquisite dai nostri dipendenti in questi anni».

Royal Opera House di Muscat, Umberto Fanni e Cecilia Gasdia

Royal Opera House di Muscat, Umberto Fanni e Cecilia Gasdia

Com’è la risposta del pubblico alla programmazione della Rohm?
Fanni. «In quasi quattro anni, da quando sono direttore generale e artistico, la sala è passata dal 52% di occupazione al 94% dell’ultima stagione. Nel pubblico ci sono persone provenienti da 82 nazioni diverse; abbiamo incrementato del 21% il pubblico arabo che viene all’opera: si tratta di persone che provengono da tutti i Paesi del Golfo,  appositamente qui, per l’opera, un fatto per certi versi sorprendente. Questo, forse grazie anche alla nostra politica sul costo dei biglietti, che sono decisamente accessibili, dal momento che vanno dai 10 ai 160 euro».

Cosa significa per lei, italiano, portare un genere musicale come l’opera lirica in un Paese e in un contesto culturale così diversi dal nostro?
Fanni. «Una grande sfida, dalla quale sto imparando moltissimo. Portare l’opera in un luogo dove cinquant’anni fa c’era solo deserto, in un teatro come la Rohm, tra i più belli al mondo esteticamente e acusticamente, è qualcosa che ti fa dimenticare cosa sia l’abitudine, come se scoprissi qualcosa di nuovo ogni giorno. Ci sono sempre novità, stimoli e un grande interesse».

Umberto Fanni e Franco Zeffirelli con i bozzetti di Rigoletto

Umberto Fanni e Franco Zeffirelli con i bozzetti di Rigoletto

La collaborazione con l’Arena di Verona ci sembra sia continuata intensamente. Proficua sinergia? Come la nuova produzione del Rigoletto di Zeffirelli?
Fanni. «La collaborazione continua, in termini di ospitalità e coproduzione. E con Arena di Verona condivideremo un momento storico per l’Oman. Dopo dieci anni dall’inaugurazione riporteremo infatti a Muscat il nome del grandissimo Maestro con una nuova produzione di Rigoletto. Una produzione che conserverà il fascino e lo stile che nascono dall’immenso talento di uno dei più grandi, se non il più grande regista d’opera che il mondo abbia mai avuto».

Roberto Tirapelle

Roberto Tirapelle

Roberto Tirapelle

Roberto Tirapelle, nato a Verona e laureato a Bologna, è un giornalista-pubblicista, critico cinematografico internazionale e studioso di musica. Collabora con la testata Mediartenews e svolge attività come addetto stampa presso importanti istituzioni veronesi. Ha scritto alcuni libri di cinema e musica. roberto.tirapelle@libero.it

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