28 Febbraio 2019
Paolo Corsi (22 articles)
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Don Pasquale, con la regia di Albanese l’opera si fa comica davvero

RECENSIONE – Bell’allestimento dell’opera donizettiana, con la regia di Albanese ripresa da Pizzuto, che esalta il lato comico. Convincente la prova del cast, con Iniesta e Lepore in evidenza, e la conduzione di Alvise Casellati –

L’opera comica, che partendo da Napoli si era velocemente diffusa in tutta Italia e in Europa, divenendo il genere del teatro musicale più diffuso e acclamato per tutto il Settecento, vanta almeno tre capolavori composti nel secolo successivo, quando era invece l’opera seria a farla da padrona. Tra i gioielli ottocenteschi del genere vi è senz’altro il Don Pasquale di Gaetano Donizetti, in bella compagnia con Il Barbiere di Siviglia di Rossini e L’elisir d’amore dello stesso Donizetti.

Il successo di queste opere comiche donizettiane, in un periodo dove il gusto del pubblico era decisamente più orientato al dramma, si deve alla capacità del compositore di trasformare le macchiette in personaggi, confezionando per loro arie che esprimono umanissimo sentimento, pervaso anche di reale sofferenza. Ne è un valido esempio proprio il personaggio di Don Pasquale, attempato e un po’ babbione padrone di casa, dapprima oggetto di scherno, ma poi figura dolente, ferita e umiliata, verso cui non si può non provare un minimo di pietà e persino di solidarietà. Dall’altra parte, invece, coloro che gli hanno giocato lo scherzo tirano dritti per la loro strada, tenendo vivo il lato comico della vicenda.

2019-02-24, Filarmonico, Don Pasquale (photo Ennevi, Fondazione Arena)

2019-02-24, Filarmonico, Don Pasquale (photo Ennevi, Fondazione Arena)

Era stata proprio questa “conciliazione dei contrari”, per dirla con Giuseppe Pugliese, ad affascinare il pubblico di allora, che voleva sì divertirsi, ma anche un pochino commuoversi. Esigenza probabilmente meno sentita dal pubblico attuale, al quale non dispiace divertirsi e basta, in ciò pienamente soddisfatto da questo allestimento, ideato per Fondazione Arena nel 2013 da Antonio Albanese e qui ripreso da Roberto Maria Pizzuto.

La macchina comica è efficiente e i diversi componenti della messinscena sono i suoi ingranaggi ben oliati. Ci si diverte davvero con le gag pensate dal regista, che provocano talvolta risate a scena aperta. Di conseguenza quell’umanità dei personaggi di cui si parlava ha qui poca evidenza ed essi tornano ad essere maschere, per quanto elevati al rango di archetipi, che il regista vede ancora attuali. L’ambientazione è contemporanea, anche se collocata in una sorta di mondo improbabile e a suo modo un po’ fuori dal tempo. I costumi di Elisabetta Gabbioneta sono attuali ma scientemente demodé, come lo è l’esilarante gruppetto della servitù, che anima frequenti e gustose controscene.

Don Pasquale è un cantiniere che ama stare in mezzo alle sue vigne e gingillarsi con le bottiglie e il loro prezioso contenuto, disposte a centinaia su imponenti scaffali mobili che fungono da quinte e fondale (le scene sono di Leila Fteita). Un mondo che si deduce atavico e immutato, fino a quando non irrompe Norina ad innescare il raggiro. A quel punto cambia tutto: le vigne diventano fiori, la casa prende nuovi arredi sotto gli occhi del pubblico e dell’esterrefatto Don Pasquale, con la sposina che, da sogno, si trasforma in incubo per il povero padrone di casa.

2019-02-24, Filarmonico, Don Pasquale (photo Ennevi, Fondazione Arena)

2019-02-24, Filarmonico, Don Pasquale (photo Ennevi, Fondazione Arena)

C’è molto lavoro sui personaggi e da questo punto di vista gli interpreti hanno risposto molto bene, a cominciare da Ruth Iniesta, una Norina scenicamente strepitosa e vocalmente sicura, in una parte con molte colorature belcantistiche e tessiture impegnative. Nel ruolo del titolo un Carlo Lepore in forma, che ha scenicamente ben connotato il personaggio e vocalmente convinto, grazie alla facilità nel registro medio grave, perfino sovradimensionato per questo ruolo di basso comico, ma pur sempre bello da sentire. Marco Ciaponi è stato un buon Ernesto, vocalmente corretto, ma scenicamente un po’ ingessato, per quanto spesso ai personaggi “amorosi” questa caratteristica scenica si addica. Un interessante timbro chiaro, consistente e sufficientemente agile, lo hanno fatto apprezzare nelle impegnative arie del suo personaggio. Federico Longhi ha interpretato in maniera abbastanza convincente il Dottor Malatesta, che però non è apparso scenicamente e vocalmente così determinante come ci si aspetta per l’astuto e sornione ideatore e artefice del raggiro su cui la vicenda si regge. Vero personaggio, per quanto vocalmente poco impegnato in quest’opera, il coro dell’Arena di Verona, preparato da Vito Lombardi, si è inserito perfettamente nel gioco scenico ideato da Albanese, regalando un momento emozionante nel terzo atto, quando servi e cameriere hanno eseguito il loro “Che interminabile andirivieni” cantando in mezzo al pubblico in platea, ammiccando allo stesso e quasi trascinandolo dentro l’opera.

La concertazione e direzione è stata affidata al maestro Alvise Casellati, per la prima volta alle prese con questa partitura, il quale ha fatto tutto bene, dirigendo con gesti precisi, attenzione ai colori e alle dinamiche, creati da un’orchestra ben preparata.

Paolo Corsi

Foto in alto: 2019-02-24, Filarmonico, Don Pasquale (photo Ennevi, Fondazione Arena).

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Paolo Corsi

Paolo Corsi

Paolo Corsi è nato a Verona e vive in provincia di Trento. È attore, autore e critico teatrale. Da sempre appassionato d'opera, ha studiato canto e si è esibito come solista e in varie formazioni corali, partecipando come corista ad alcuni allestimenti di opere di Verdi, Rossini e Mozart. www.paolocorsi.it - posta@paolocorsi.it

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