30 Gennaio 2019
Paolo Corsi (30 articles)
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Don Giovanni, un “ripiego” di lusso che conferma il buon inizio di stagione

RECENSIONE – Apprezzabile allestimento della Fondazione Arena del Don Giovanni di Mozart, con la regia di Enrico Stinchelli e Renato Balsadonna sul podio. Spunti interessanti dalla regia, pur con qualche perplessità. Esecuzione musicale ordinata ma forse troppo pacata. Buona la prestazione del cast –

Poco rappresentato a Verona, il Don Giovanni della fortunata coppia MozartDa Ponte vi ritorna con un nuovo allestimento della Fondazione Arena di Verona, in sostituzione del Mefistofele di Arrigo Boito, inizialmente in cartellone. Un fatto negativo e positivo allo stesso tempo: se difficoltà oggettive hanno impedito la rappresentazione del Mefistofele, un allestimento come questo, creato in tempi stretti e con badget ridotto, è una buona notizia. Quanto visto alla prima, infatti, dimostra che l’attenzione alla qualità non è venuta meno, e il prodotto finale è di buona fattura.

Con la regia di Enrico Stinchelli la rappresentazione risulta snella e dinamica, grazie al largo uso della tecnologia, che consente di creare in un attimo effetti scenici di grande impatto, oltre a semplificare l’aspetto scenografico: le proiezioni su fondali in tulle calati all’occorrenza su diversi livelli prospettici, sostituiscono le scenografie tradizionali, azzerando i tempi necessari ai cambi scena. L’espediente non si limita tuttavia a questo, ma diventa a sua volta elemento vivo del racconto, soprattutto quando i personaggi in carne ed ossa interagiscono con le proiezioni. Interessante l’utilizzo di grandi cornici calate nello spazio scenico, all’interno delle quali si animano le figure, tra cui spesso quella del protagonista, che incombe come se egli fosse al tempo stesso lì e altrove, ad osservare, controllare dall’esterno e a manovrare le pedine del suo gioco. Il finale aggiunto da Stinchelli renderà poi palese il motivo di questa scelta, togliendo ogni dubbio circa la “potenza vittoriosa” del libertino, che il registra gli riconosce. L’uso della tecnologia è un’innovazione che potrebbe far storcere il naso a qualche tradizionalista (per non parlare della licenza drammaturgica del finale), ma a Stinchelli va riconosciuta la coerenza e a ben guardare anche il rispetto della tradizione (la tecnologia non è che uno strumento al servizio di questa), a cui tra l’altro si rifanno i bei costumi di Maurizio Millenotti.

2019-01-27, Filarmonico, Don Giovanni (photo Ennevi, Fondazione Arena)

2019-01-27, Filarmonico, Don Giovanni (photo Ennevi, Fondazione Arena)

Altro elemento tipico, usato frequentemente in questo genere di opera, è l’estensione dello spazio scenico mediante l’utilizzo delle passerelle che abbracciano il golfo mistico e scendono in platea. Un modo sempre apprezzato per avvicinare l’azione al pubblico. Alcune idee sono particolarmente interessanti e attinenti, tra queste la scelta di imbandire la tavola nella scena finale anziché con selvaggina e altre prelibatezze culinarie, con sensuali e lascive fanciulle, la “carne” preferita da Don Giovanni, le quali si trasformeranno poi nei suoi carnefici. Altre trovate convincono invece un po’ meno, come ad esempio il prologo con il dietro le quinte a inizio spettacolo, dove nell’eccitazione per l’inizio imminente della messinscena, si scattano selfie e si firmano autografi a beneficio di un gruppetto di ragazzi-inservienti, incaricati (senza che ce ne sia bisogno) delle aperture del sipario. Se privi di un chiaro significato, questi interventi lasciano un po’ il tempo che trovano, anche perché non si deve animare per forza un momento come quello dell’overture, quando il pubblico può starsene beatamente ad ascoltare e basta.

Quanto al lavoro sugli interpreti, bisogna dire che non si è andati tanto più in là dell’ordinaria amministrazione. Dal podio il maestro Renato Balsadonna, per la prima volta al Filarmonico e al suo debutto con quest’opera, ha diretto con precisione, secondo una lettura ordinata della partitura, senza particolari sottolineature e in alcune occasioni lievemente sottoritmo, ma sempre con i suoni sotto controllo. Come spesso si fa nel Don Giovanni, anche qui la scelta è stata quella di avere per i personaggi di Don Giovanni e Leporello due bassi con caratteristiche vocali diverse. Il primo interpretato da Andrea Mastroni, basso dal timbro cupo, che però ha anche fatto sfoggio di un’apprezzabile mezza voce, il secondo da Biagio Pizzuti, dal timbro appuntito e duttile (esilarante la sua imitazione della voce del collega in occasione dello scambio dei ruoli). Una coppia ben assortita anche dal punto di vista scenico: altero e sprezzante il nobile cavaliere, genuino e ruspante il servo. È molto piaciuto anche il Masetto di Davide Giangregorio, basso dotato di bel timbro e bella presenza scenica. Il basso George Andguladze ha ben eseguito la parte del Commendatore, costretto però nel finale, per ragioni sceniche, ad un’esibizione in interno, volutamente alterata da una particolare amplificazione. Il ruolo di Don Ottavio è stato affidato ad Antonio Poli, tenore dalla vocalità robusta nei centri, ma anche dotato di agilità e di un buon uso della mezza voce. È piaciuto meno sul piano scenico, dove è apparso poco naturale ed eccessivamente concentrato sull’esecuzione, specialmente in occasione delle sue due grandi arie. Bene anche la compagine femminile, a cominciare da Laura Giordano, che ha ben superato le difficoltà vocali del personaggio di Donna Anna, seppur a livello scenico non abbia fatto emergere in modo così evidente quel sentimento ambiguo nei confronti di Don Giovanni che l’avrebbe dovuta caratterizzare. Veronika Dzhioeva è stata una buona Donna Elvira, vocalmente all’altezza dell’ardua parte, anche se a volte un po’ in affanno nei recitativi più concitati, e scenicamente corretta nel trasmettere l’irrequietezza del personaggio. Infine Barbara Massaro ha interpretato bene Zerlina, ruolo a sua volta vocalmente impegnativo, talvolta a torto sottovalutato, evidenziandone il carattere ingenuo e malizioso.

2019-01-27, Filarmonico, Don Giovanni (photo Ennevi, Fondazione Arena)

2019-01-27, Filarmonico, Don Giovanni (photo Ennevi, Fondazione Arena)

Dopo la bella Bohème di apertura, grazie a questo “ripiego” di lusso, anche la stagione 2018-2019 del Teatro Filarmonco di Verona si sta avviando bene.

Paolo Corsi

Foto in alto: 2019-01-27, Filarmonico, Don Giovanni (photo Ennevi, Fondazione Arena)

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Paolo Corsi

Paolo Corsi

Paolo Corsi è nato a Verona e vive in provincia di Trento. È attore, autore e critico teatrale. Da sempre appassionato d'opera, ha studiato canto e si è esibito come solista e in varie formazioni corali, partecipando come corista ad alcuni allestimenti di opere di Verdi, Rossini e Mozart. www.paolocorsi.it - posta@paolocorsi.it

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