28 settembre 2018
Angela Bosetto (23 articles)
Share

Eleonora Buratto: opera, moda e un’inedita passione per il metal

Intervista — «Il mio gruppo del cuore restano da sempre i Metallica. Cari amici rocker, ogni tanto ascoltate l’opera: vi accorgerete che Mozart, Rossini, Verdi e tutti gli altri hanno posto le basi per la musica moderna, e se amate il rock è anche grazie a loro» —

Soprano tanto giovane quanto richiesto dai maggiori teatri internazionali, dalla Scala di Milano al Metropolitan di New YorkEleonora Buratto ha appena aggiunto al proprio carnet anche l’Arena, dove quest’estate ha esordito grazie a Turandot e a Carmen. Nonostante sia spesso in giro per il mondo, il legame con la città di Mantova — dove è nata e della quale è ambasciatrice culturale nel mondo — resta fortissimo, ed è proprio in occasione della sua visita alla mostra “Marc Chagall, come nella pittura così nella poesia” che la incontriamo. L’appuntamento è all’uscita del Palazzo della Ragione e, visto il bel tempo, decidiamo di approfittarne. Così, nella suggestiva cornice di Piazza delle Erbe, chiacchieriamo di musica, opera, vita, sogni, passioni e futuri progetti davanti a un buon caffè freddo.

Partiamo dalla sue prime impressioni dal palco (e del palco) dell’Arena.
Eleonora Buratto. «L’esperienza areniana è stata esaltante, un vero mix di emozioni. Il pensiero di cantare davanti a un numero di persone così elevato mi ha elettrizzata. Il mio debutto era intriso di responsabilità e preoccupazione, perché ero arrivata alla prima recita di Turandot praticamente senza prove, non avevo idea del balance sonoro e non sapevo se avrei avuto problemi con i movimenti. Tutto è andato bene, ma la seconda recita è stata decisamente più rilassata e me la sono goduta molto di più. Ovviamente questi timori erano spariti nella seconda produzione, Carmen, ma se n’è aggiunto uno nuovo: l’uso della bicicletta e la gestione dello spazio sul palcoscenico. Così, arrivando molto presto, prima della convocazione al trucco, ho inforcato la bici e mi sono fatta un giro per il palco tra i macchinisti che sistemavano le scene. È stata la prima volta in vita mia che ho pedalato su un palcoscenico e mi è piaciuto tantissimo.

Ci racconterebbe analogie e differenze fra Liù e Micaëla?
Eleonora Buratto. «Forse l’unica analogia è l’amore non corrisposto, in realtà sono donne molto diverse. Micaëla è più concreta e reale rispetto a Liù, che, secondo me, è più un’icona, una rappresentazione dell’amore puro. Non credo che Micaëla arriverebbe a un gesto estremo come quello di Liù, che si sacrifica per sciogliere la glaciale Turandot. Gli abissi dell’anima femminile in rapporto all’amore sono scavati da Puccini con una scrittura meravigliosa, che ogni volta mi sorprende e mi emoziona.

2018, Arena, Carmen, Eleonora Buratto (photo Ennevi-Fondazione Arena)

2018, Arena, Carmen, Eleonora Buratto (photo Ennevi-Fondazione Arena)

Parliamo d’amore. Davanti a una temibile rivale, Liù rinuncia all’uomo che ama, mentre Micaëla va a riprenderselo. Ed Eleonora Buratto come la pensa? In questo tipo di situazioni, meglio fare un passo indietro o puntare i piedi?
Eleonora Buratto. «Io sono combattiva di base, ma in amore bisogna sapere quando ne vale la pena. Personalmente, se c’è di mezzo un’altra donna, ho imparato che non vale la pena lottare. Se lui ha dei dubbi tra me e lei vuol dire che qualcosa non va. Quando si ama non si hanno dubbi di nessun genere.

Micaëla presto la porterà a un altro prestigioso debutto, presso la Royal Opera House di Londra. Ci anticiperebbe qualche dettaglio di questa imminente produzione?
Eleonora Buratto. «È una produzione del regista australiano Barrie Kosky che, ho letto, ha cercato soluzioni lontane dal realismo e da tutto l’immaginario drammatico e musicale che Carmen porta con sé. Sarà interessante vedere come funziona in scena la sostituzione dei recitativi con la narrazione affidata a una voce femminile registrata. Ho già visto le scenografie e i costumi: nient’affatto spagnoleggianti, ma belli. Sono curiosa anch’io di capire come inserire la mia Micaëla in un contesto così inusuale.

Torniamo indietro nel tempo, ovvero ai suoi inediti inizi come cantante rock e alla passione per il metal.
Eleonora Buratto. «Ho sempre adorato cantare. Ho iniziato col canto pop per poi passare al rock in una cover band, i Pentatonica. Purtroppo con gli studi al Conservatorio ho abbandonato quella strada e, anche se ci penso spesso con un sorriso nostalgico, ovviamente non mi pento della mia scelta. Il metal è una passione che devo ai miei fratelli, Luca e Fabrizio, perché, insieme al rock, era un genere amato da entrambi. Fin da bambina, quando non erano a casa, entravo in camera loro alla ricerca di nuove cassette e cd di ascoltare. Il mio gruppo del cuore restano da sempre i Metallica, sono inguaribile!

Il metal, specialmente quello sinfonico scandinavo, usa spesso soprani come vocalist. Ci sono gruppi o cantanti che apprezza in particolare?
Eleonora Buratto. «Apprezzo il gothic metal, ma non l’ho mai seguito molto. Un gruppo che mi piace sono i Nightwish. Adoravo la loro prima cantante Tarja Turunen, mentre la seconda (Anette Olzon) non mi ha mai convinta. Ora so che ne hanno un’altra, Floor Jansen, però non l’ho ancora sentita. Un’irrequietezza molto metal.

Proviamo ad abbattere insieme i pregiudizi: convinca i rocker incalliti ad ascoltare l’opera.
Eleonora Buratto. «Cari amici rocker, ogni tanto ascoltate l’opera e provate a cantare le arie d’opera come se cantaste rock: vi accorgerete che Mozart, Rossini, Verdi e tutti gli altri hanno posto le basi per la musica moderna, e se amate il rock è anche grazie a loro. Poi, a ognuno il suo.

Eleonora Buratto (photo Dario Acosta-New York)

Eleonora Buratto (photo Dario Acosta-New York)

Plácido Domingo ha detto di aver sentito Desdemona nella sua voce. Al ruolo ha già pensato?
Eleonora Buratto. «Penso spesso alla parte di Desdemona, ma non si è ancora presentata l’occasione adatta. Comunque è vero: non vedo l’ora e sento che è un ruolo giusto per me sotto tutti i profili. Amo profondamente Verdi e il mio calendario imminente premia questo sentimento. A ottobre debutterò nel Requiem al San Carlo di Napoli, con colleghi meravigliosi e sotto la direzione di Juraj Valčuha. A marzo 2019 sarò Amelia in Simon Boccanegra alla Wiener Staatsoper, insieme a Plácido Domingo e a Francesco Meli. Infine a luglio arriverà un debutto che ho tanto desiderato: Luisa Miller. Sarà al Liceu di Barcellona, un teatro che amo molto anche perché vi ho cantato per la prima volta Mimì nella Bohème.

Come interprete, prova maggior soddisfazione nel far piangere il pubblico grazie alle eroine tragiche o nel divertirlo con parti brillanti?
Eleonora Buratto. «La soddisfazione per me è saper emozionare, essere all’altezza o, meglio ancora, al di sopra delle aspettative, indipendentemente dai ruoli che interpreto.

Come si prende cura della sua voce, a livello non solo di studio, ma di stile di vita?
Eleonora Buratto. «Sto molto attenta all’alimentazione, anche se mi piace mangiare e a volte è molto difficile rinunciare. Un cantante deve prestare attenzione a non ammalarsi, quindi avere mille accortezze per gli sbalzi termici, riposarsi e stare in silenzio quando può, ma anche dedicarsi a un’attività fisica. Io pratico sia la palestra che il nuoto.

2018, Arena, Turandot, Eleonora Buratto (photo Ennevi-Fondazione Arena)

2018, Arena, Turandot, Eleonora Buratto (photo Ennevi-Fondazione Arena)

Se la stampa musicale apprezza la sua voce, i giornali di moda lodano molto il suo stile. Qual è il suo rapporto con la moda e come sceglie i vari outfit?
Eleonora Buratto. «Cerco sempre di assecondare il mio gusto e le mie forme, amo la moda italiana, quella fatta di linee rispettose del corpo femminile e di materiali pregiati. Ho un ottimo rapporto, anche personale, sia con Martino Midali e Chiara Boni (La Petite Robe), sia con un giovane gioielliere, Giuseppe Iannaccone, che mi fa indossare gioielli classici di ottima fattura. Oltre alle loro, indosso spesso le creazioni esclusive che fa per me il couturier Freddy Gaviria e i gioielli iconici di Cartier: davvero un privilegio.

Se Mimì ama “quelle cose che han nome poesia”, cosa rende felice Eleonora?
Eleonora Buratto. «Sono felice quando riesco a passare del tempo con le persone care, condividendo con loro “le piccole cose”,come una passeggiata sul lungolago mano nella mano con il mio fidanzato, un film sul divano con mamma e papà, una cena con gli amici, una gita a Gardaland con i nipoti, continuare il dialogo ininterrotto con i miei fratelli. Gli affetti per me sono preziosi, mi fanno stare bene. Mi piace anche prendermi cura personalmente della mia casa, “del mio nido” direbbe il mio Rodolfo.

Angela Bosetto

Foto in alto: Eleonora Buratto (photo Silvia Lelli).

Angela Bosetto

Angela Bosetto

Angela Bosetto è nata a Verona, si è laureata in lettere a Trento, ha conseguito un master in Scritture per il Cinema a Gorizia e ha pubblicato il saggio “Sette passi nel terrore. Edgar Allan Poe secondo Roger Corman” (Perosini). Giornalista pubblicista, collabora con la Rivista del Cinematografo e il quotidiano L’Arena, occupandosi di letteratura, cinema, storia e opera lirica.

Comments

No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.