5 settembre 2018
Roberto Tirapelle (30 articles)
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Francesco Ivan Ciampa, tra onori e oneri della sua stagione a Verona

Intervista — «Sulla mia partitura mi piace scrivere molte note e colorare idee. Appunto anche dei quadri, mi servono come stimolo, sono un elemento da unire alla musica. Sulla partitura di Manon Lescaut avevo messo un Raffaello, su quella di Carmen una Tauromachia di Picasso» —

Francesco Ivan Ciampa nasce ad Avellino nel 1982. Diplomato in Direzione d’orchestra presso il Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma, si perfeziona nelle più importanti Accademie e Scuole Nazionali ed Internazionali sotto la guida autorevole di Maestri quali Carlo Maria Giulini e Bruno Aprea. Ha collaborato come Assistente del Maestro Antonio Pappano e del Maestro Daniel Oren. Nel 2018 a Verona ha diretto Manon Lescaut al Teatro Filarmonico, Carmen e Turandot in Arena.

Maestro, ha cominciato a frequentare la Fondazione Arena grazie ad un concerto?
Francesco Ivan Ciampa. «Sì, è successo nel 2016: durante il concerto di Pasqua del Filarmonico ho diretto lo Stabat Mater di Pergolesi e le Vetrate di Chiesa di Respighi. Da quel momento ho cominciato a conoscere l’Orchestra».

È stata invece Norma con la regia di Hugo de Ana, durante la stagione lirica 2016-2017 al Filarmonico, la sua prima esperienza dal punto di vista operistico? Può raccontarci del suo incontro con de Ana?
Francesco Ivan Ciampa. «È stato il mio primo incontro con Hugo de Ana. Mi ha sconvolto perché è un uomo di una cultura smisurata. Non scontato, ama il suo lavoro e lo si percepisce subito. Questa Norma non era una nuova produzione, ma il Maestro è stato presente fin dall’inizio e abbiamo lavorato insieme per un mese. È stata una prima esperienza bellissima con l’Arena»

Da quest’anno ha lavorato intensamente con Fondazione Arena, cominciando con Manon Lescaut per la regia di Graham Vick. Cosa ci può raccontare di questa esperienza?
Francesco Ivan Ciampa. «Innanzitutto con Manon sono stato chiamato dal nuovo Sovrintendente (nda, Cecilia Gasdia). Per quanto riguarda Graham Vick è un altro tipo di genio. Io non l’ho conosciuto personalmente per questo allestimento perché era assente, e ho lavorato invece con Marina Bianchi. In ogni caso, Vick ha idee molto forti, ma ben giustificate. Manon è un titolo che mette a dura prova il direttore. Ci sono situazioni che si possono capire solo avendole vissute».

Ci sembra che sia Norma sia Manon abbiano avuto un notevole successo, è stato anche merito del cast?
Francesco Ivan Ciampa. «Il segreto per il successo di un’opera non è solo l’allestimento, bisogna investire sulle voci. Sono loro che attirano il pubblico e riescono a garantire l’esito positivo di un’opera».

Francesco Ivan Ciampa

Francesco Ivan Ciampa

Parliamo di Carmen, sempre con la regia di Hugo de Ana, che quest’anno ha inaugurato la stagione areniana. Ha diretto tutte le recite, vivendo dall’inizio alla fine questa nuova esperienza. Cosa ci può raccontare a proposito?
Francesco Ivan Ciampa. «Abbiamo cominciato a lavorare in Fiera e successivamente in sala. Su de Ana riconfermo che è un uomo di una cultura impressionante. Personalmente, sulla mia partitura mi piace scrivere molte note e colorare idee. Appunto anche dei quadri».

Maestro, cosa intende per quadri?
Francesco Ivan Ciampa. «Sono dei veri quadretti o disegni che stampo e incollo sulla partitura, in posti dove non coprono le note. Mi servono come stimolo, sono un elemento da unire alla musica. Sulla partitura di Manon, ad esempio, avevo messo un Raffaello. In quella di Carmen una Tauromachia di Picasso, dove sono rappresentati il toro e il torero con le banderillas: per me rappresentano l’icona forte dell’opera. Nella corrida si svolge un combattimento tra uomo e toro, come avviene durante l’opera tra Don Josè e Carmen. Quando de Ana ha visto il mio modo di pensare e concepire la partitura ci siamo capiti subito, abbiamo iniziato a discutere su questi temi. È bello quando si può condividere con una persona il modo di interpretare ciò che è scritto, da lì si può partire per lo studio dei personaggi, e l’obiettivo si raggiunge piacevolmente. Il Maestro de Ana ha deciso di contestualizzare l’opera in quel periodo storico. La corrida è un rituale antico, ma si inserisce in qualunque contesto, è fuori dal tempo: ancora oggi i costumi che si usano in questa pratica non sono cambiati. Hugo de Ana ha snaturato il tempo partendo da questa idea come punto fisso, poi ne ha sgretolato il concetto».

In seguito avete lavorato per scavare sui personaggi?
Francesco Ivan Ciampa. «Certamente, è stato fatto un lavoro psicologico. Ciò che fa Carmen come donna è noto, quello che fa Don Josè invece non è mai focalizzato, ma anche lui vive un percorso che lo porta al tragico epilogo. È vero che l’opera si chiama Carmen, ma il personaggio di Don Josè è ugualmente fondamentale e la sua psicologia va approfondita».

Sul tema di Carmen si è scritto molto, non solo nell’ambito della musicologia, lei, Maestro, cosa ne pensa?
Francesco Ivan Ciampa. «Grandi filosofi hanno scritto su Carmen. Lo stesso Nietzsche la riteneva un’opera importante, vi leggeva il concetto di Amore e Morte, dove il gesto violento di Don Josè ha lo scopo di sublimare l’amore eterno che prova per Carmen. Concettualmente la lettura è sbagliata, ma filosoficamente è di una levatura straordinaria».

Con Carmen è stata la sua prima volta in Arena. Che prodotto e che sensazioni areniane ha scoperto?
Francesco Ivan Ciampa. «Per quanto riguarda il prodotto posso dire che fare uno spettacolo in Arena è difficilissimo: spostamento di masse, spazi incredibili e difficili da gestire. Una delle sensazioni più importanti che ho provato è stata quella di sentire la presenza di un personaggio in più, ovvero il pubblico. L’Arena infonde una forte energia, basta entrarci per sentirne le vibrazioni, e il pubblico assume un significato di cui il singolo spettatore non immagina l’importanza. Può cambiare l’esito e la storia di una recita. Ci sono serate in cui il pubblico è attentissimo, dove si ricrea l’atmosfera di un teatro al chiuso, altre dove c’è bisogno di impegnarsi molto per coinvolgere. Il direttore d’orchestra deve portare per mano chi sta ascoltando, il pubblico c’è e aspetta di essere emozionato».

2018-06-14, Carmen, Conferenza stampa, Francesca Briani, Cecilia Gasdia, Ivan Ciampa, Leda Lojodice (Photo Ennevi)

2018-06-14, Carmen, Conferenza stampa, Francesca Briani, Cecilia Gasdia, Ivan Ciampa, Leda Lojodice (Photo Ennevi)

Lei ha diretto in questa stagione all’Arena 13 recite di Carmen e 2 di Turandot. È stato difficile lavorare con così tanti artisti diversi?
Francesco Ivan Ciampa. «In pratica dalla fine di maggio fino al 30 agosto ho fatto continue prove con gli artisti. Si lavora molto col primo cast, poi in corso d’opera bisogna provare tutti i cambi. Devi essere in grado di intenderti con loro, di capire la sensibilità di ognuno: è necessario lavorare sui loro punti di forza e su quello che riescono ad esprimere maggiormente, ed eventualmente guidarli verso la tua idea».

Le sembra che la “macchina Arena” abbia funzionato sempre?
Francesco Ivan Ciampa. «In Arena c’è grande esperienza per poter gestire gli imprevisti. Tutti sanno come gestire i problemi. La “macchina Arena” funziona sempre».

Quasi due anni a Verona, quattro opere, tre debutti solo quest’anno. Come si è trovato con la forza lavoro artistica e tecnica? Che impressione ha ricevuto dal nuovo Sovrintendente Cecilia Gasdia?
Francesco Ivan Ciampa. «Ho conosciuto e incontrato persone che amano la musica e il teatro. A partire dall’Orchestra, che è uno dei settori più difficili da convincere, fino al Coro, i macchinisti, le diverse squadre di tutti gli uffici. Se tutti amano quello che stanno facendo, si fa la differenza. Riguardo a Cecilia Gasdia posso dire che è una persona che ama profondamente l’opera e l’arte. Quando sono stato chiamato da lei per me è stato un onore. Ha avuto la forza e il coraggio di puntare sui giovani, come ha fatto con me. Mi ha dato un incarico pazzesco, quello di inaugurare la Stagione e di proseguire».

Pensa quindi che il Sovrintendente si sia lanciata molto nella sua missione?
Francesco Ivan Ciampa. «Assolutamente sì. Si è buttata con tutto l’amore possibile. Da quando io sono arrivato a fine maggio e fino alla fine della stagione, non è mancata un solo giorno alle prove e alle recite, dalla mattina alla notte. È fondamentale per chi lavora vedere questa presenza. Quello di Sovrintendente è un impegno da affrontare con grande responsabilità, vista l’importanza dell’Arena nel mondo».

Onori e oneri di una Stagione? Visto la fiducia che le hanno dato, la rivedremo presto?
Francesco Ivan Ciampa. «Sicuramente più onori. Credo che ritornerò presto».

Roberto Tirapelle

Foto in alto: Francesco Ivan Ciampa

Roberto Tirapelle

Roberto Tirapelle

Roberto Tirapelle, nato a Verona e laureato a Bologna, è un giornalista-pubblicista, critico cinematografico internazionale e studioso di musica. Collabora con la testata Mediartenews e svolge attività come addetto stampa presso importanti istituzioni veronesi. Ha scritto alcuni libri di cinema e musica. roberto.tirapelle@libero.it

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