31 agosto 2018
Paolo Corsi (18 articles)
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Verdi Opera Night, maestoso “promo” dagli effetti incerti

Ottimi gli ingredienti, dalla musica agli interpreti, ma restano dubbi sulla formula dello “spezzatino” d’opera per infondere la passione per il genere, oltre alla momentanea eccitazione per il grande evento.

Annunciato come evento eccezionale a coronamento del 96° opera Festival, il Verdi Opera Night è stato effettivamente uno spettacolo particolare, a metà strada tra evento mondano e omaggio a un grande operista come Giuseppe Verdi, che all’Arena di Verona è di casa fin da quando vi si sono cominciate a rappresentare le opere liriche nel lontano 1913. La musica di Verdi protagonista, indubbiamente, attraverso le sue opere più famose, quelle della cosidetta “trilogia popolare”: Rigoletto, Il Trovatore, La Traviata. Di ciascuna di queste è stato presentato un solo atto, con un allestimento scenico snello, pronto in pochi minuti a fare da contorno alla corte del Duca di Mantova, all’accampamento delle truppe del Conte di Luna, alla camera da letto della sventurata Violetta Valery. Il tutto grazie a pedane mobili, a pochi elementi scenici e soprattutto alle proiezioni sulle gradinate dietro il palcoscenico. Un sistema certamente pratico, di cui ci si augura però non si abusi, considerato quanto le scenografie tridimensionali, in Arena solitamente imponenti, siano d’effetto, funzionali alla caratterizzazione della scena e anche d’aiuto alla musica stessa.

Comunque un lavoro ben impostato dal regista Stefano Trespidi, che assieme a Michele Olcese (scene), Paolo Mazzon (light design) e Sergio Metalli (projection design), ha centrato l’obiettivo di riuscire in un’unica sera a portare in scena tre estratti di altrettante opere, per tre contesti scenicamente ed emotivamente molto diversi.

La trilogia è stata preceduta dall’esecuzione della sinfonia de La Forza del destino, portando virtualmente a quattro le opere verdiane della serata. In quest’occasione ha fatto la sua prima apparizione il corpo di ballo dell’Arena di Verona, coordinato da Gaetano Petrosino, che si è esibito in una coreografia “riempitiva”, sulle note del celebre brano. Non si sono colti, infatti, momenti di stretta relazione con il carattere della musica nei movimenti di danza, che hanno piuttosto creato qualche problema ai sincronismi del numeroso gruppo di danzatori.

2018-08-26, Arena, Verdi opera night (photo Ennevi,Fondazione Arena)

2018-08-26, Arena, Verdi opera night (photo Ennevi,Fondazione Arena)

Dell’esecuzione musicale si è occupata l’orchestra dell’Arena, diretta con buon piglio dal giovane direttore Andrea Battistoni, che ne ha ben condotto la performance anche attraverso i successivi estratti delle tre opere. Per il buon esito complessivo Battistoni si è potuto avvalere di un cast di cantanti effettivamente di alto livello. È toccato al tenore Rame Lahaj rompere il ghiaccio, partendo subito con un gran pezzo del Rigoletto, quella “Ella mi fu rapita”, che nasconde qualche insidia per il tenore. Corretta la sua esecuzione, fedele alla partitura, senza le variazioni della tradizione, che probabilmente sarebbero state troppo impervie. Con un timbro vocale non propriamente affascinante, è stato comunque, anche scenicamente, un Duca di Mantova apprezzabile. Maggiore impressione ha destato la coppia Rigoletto-Gilda, rispettivamente il baritono Luca Salsi e il soprano Lisette Oropesa, entrambi estremamente convincenti in questi ruoli, voci verdiane d’eccellenza, ben amalgamate nel duetto “Si, vendetta …”, giustamente bissato.

Grande attesa ne Il Trovatore per Francesco Meli, tenore versatile e dal timbro molto bello, che sa ben mescolare grazia e potenza, rendendo molto piacevole l’ascolto. Dopo l’ottima interpretazione di “Ah! si, ben mio coll’essere” e il duetto con Leonora, una corretta Serena Gamberoni, ecco il momento clou della “pira”, dove ogni pubblico attende il tenore al varco di quel Do di petto ormai imposto dalla tradizione. Qui in verità si è avvertita una certa titubanza, che ha condizionato l’acuto, risultato poco più che abbozzato. Nella stessa opera si è fatta apprezzare, nel ruolo di Azucena, Violeta Urmana, mezzosoprano di grande spessore vocale, che è stato un peccato non sentire in quella “Stride la vampa”, che è l’aria per antonomasia del mezzosoprano in quest’opera. Infine Il Conte di Luna, interpretato da Simone Piazzola, giovane baritono veronese già tra i più richiesti al mondo. Piazzola si è esibito con successo anche ne La Traviata, nei panni di Giorgio Germont. Con lui in scena in quest’ultimo quadro una straordinaria Maria Mudryak. Soprano dalla voce solida e al contempo morbida, perfettamente controllata, per un’emissione sicura ed espressiva. Con la sua Violetta ha pienamente catturato gli spettatori, partecipandoli al pathos della drammatica scena finale dell’opera. Ottimo l’apporto di Luciano Ganci, tenore dal bel timbro omogeneo, l’emissione facile e un buon controllo, caratteristiche che ne fanno un valido interprete per molti ruoli tenorili. Buona la prova del coro, diretto da Vito Lombardi, e degli artisti impegnati nei ruoli minori, anche in doppie o triple parti nel corso della serata: Romano Dal Zovo, Nicolò Ceriani, Carlo Bosi, Biagio Pizzuti, Barbara Massaro, Gocha Abuladze e Martina Gresia.

Nonostante tutto il buon materiale a disposizione, dalla musica, agli artisti, restano dei dubbi sulla reale utilità di questa formula, o quantomeno sul suo obiettivo finale. Ci si chiede se il tutto non sarebbe stato apprezzato anche in forma di concerto, risparmiando risorse ed energie per l’allestimento. Sia teatralmente che musicalmente l’opera si costruisce infatti scena dopo scena, nota dopo nota, trovando compimento nell’esecuzione dell’intero lavoro. In questo “spezzatino” lo spettatore è invece forzato a uscire repentinamente da un contesto per entrare in un altro del tutto diverso, senza il tempo di elaborarne e gustarne i contenuti. Ecco allora il rischio che il tutto si concretizzi solo in un evento mediatico promozionale, che potrà avere una grande risonanza ma che difficilmente genererà passione oltre alla scontata curiosità.

Paolo Corsi

Foto in alto: 2018-08-26, Arena, Verdi opera night (photo Ennevi,Fondazione Arena).

Paolo Corsi

Paolo Corsi

Paolo Corsi è nato a Verona e vive in provincia di Trento. È attore, autore e critico teatrale. Da sempre appassionato d'opera, ha studiato canto e si è esibito come solista e in varie formazioni corali, partecipando come corista ad alcuni allestimenti di opere di Verdi, Rossini e Mozart. www.paolocorsi.it - posta@paolocorsi.it

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