31 agosto 2018
Roberto Tirapelle (30 articles)
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Nicola Alaimo: «Nei miei personaggi non solo canto ma anche teatro»

INTERVISTA – Trionfo per il debutto del baritono palermitano come Bartolo nel Barbiere di Siviglia all’Arena di Verona –

Nicola Alaimo compie gli studi musicali a Palermo, sua città natale, e si perfeziona con Vittoria Mazzoni e Simone Alaimo (il celebre zio). È stato insignito del prestigioso Premio Abbiati 2016. Particolarmente interessante la sua collaborazione con il Rossini Opera Festival di Pesaro, di cui è diventato artista di riferimento, interpretando con notevole successo: La Cenerentola, Il Barbiere di Siviglia, Matilde di Shabran e Guillaume Tell (Mariotti/Vick), La Gazzetta, Il turco in Italia e Torvaldo e Dorliska. Lo abbiamo incontrato con la sua famiglia in Piazza Bra, a Verona, all’indomani del suo debutto in Arena.

Alaimo. «A Verona sono stato circondato da un affetto incredibile e da competenze e sacrifici. Don Bartolo e Guillaume sono i miei ruoli rossiniani preferiti. Tuttavia come si fa a non essere tentati da Verdi? In uscita il mio primo CD solistico Largo al factotum. Ritornerei in Arena come Germont».

Venerdi 24 agosto ha debuttato in Arena nel Barbiere. Lei, che è stato già in tutti i teatri del mondo, non aveva ancora cantato a Verona. Un vuoto che è stato colmato da un successo personale.

Alaimo. «È così. Sembra che la recita abbia avuto successo. Vedere davanti a me un tappeto di gente di quelle dimensioni è stato impressionante. Ero molto teso. È stato un ingaggio dell’ultimo momento ma devo ringraziare la disponibilità di tutti i colleghi di Fondazione Arena. Alle 19 ho fatto un insieme musicale di 45 minuti con il Maestro Andrea Battistoni (straordinario) su tutto il mio ruolo. Inoltre la Fondazione mi ha messo ha disposizione, con molti sacrifici per il personale, sei ore di regia. Ho provato con Filippo Tonon, il responsabile alla regia, le prospettive dell’allestimento. Non è stato facile, benché sia una produzione meravigliosa. Il sogno di venire in Arena si è trasformato in realtà. Mi avevano suggerito di debuttare al chiuso, al Filarmonico, ma l’esperienza in Arena è unica e ho colto al volo l’occasione».

Nicola Alaimo, Rossini Opera Festival, Guillaume Tell (photo Stagedoor)

Nicola Alaimo, Rossini Opera Festival, Guillaume Tell (photo Stagedoor)

Lei è un artista fondamentalmente rossiniano. Come è nato questo repertorio?

Alaimo. «Ci sono dei precedenti famigliari. Nel 1980 mio zio Simone vinse il primo Concorso Callas, che andò in mondovisione (nda nello stesso anno anche Cecilia Gasdia vinse il Concorso). Qualche settimana dopo cominciò a girare in casa quella videocassetta e si continuava a vederla. Avevo due anni. Di conseguenza sono cresciuto a “pane e opera”, “pane e Rossini”. In seguito mio zio fu consacrato basso-baritono rossiniano. È stata una evoluzione naturale».

C’è qualche personaggio rossiniano al quale è più legato? Azzardiamo due ruoli: Don Bartolo e Guillaume?

Alaimo. «Sono i miei due ruoli preferiti. Don Bartolo mi ha portato molta fortuna. Per Guillaume la storia è più complicata. Me lo propose il maestro Alberto Zedda (che non finirò mai di ringraziare) una prima volta. Lo studiai per un anno ma non mi sentivo pronto psicologicamente e ho dovuto rifiutare. Zedda, me lo ripropose a Pesaro nel 2012, per l’anno successivo. Avevo un altro anno davanti per prepararlo e accettai. Dopo è stato Guillaume Tell un po’ dappertutto. E ci sarà ancora perché mi è entrato nel sangue: è un uomo legato alla famiglia indissolubilmente, alla sua terra e mi sono ritrovato nelle vesti di padre. Mi rispecchio molto in lui».

Tuttavia lei ha anche un forte repertorio verdiano.

Alaimo. «Verdi è Verdi. Come si fa a non essere tentati da Verdi? Si parla della mia versatilità e quindi ogni tanto è scappato un capriccio verdiano: un Trovatore qua, una Traviata là. Dieci anni fa perfino un Jago a Salisburgo con i Berliner: non ho potuto dire di no. Verdi è un genio della parola scenica e a me piace stare sul palcoscenico, anche per fare teatro, non solo esibire la voce. Ho fatto I masnadieri a Montecarlo, con la regia di Leo Muscato. Quando penso alla scena della pazzia di Franz mi vengono i brividi ancora adesso. È uno dei miei ruoli top».

Azzardiamo però un altro ruolo top verdiano: Falstaff?

Alaimo. «Falstaff sta ad Alaimo come Alaimo sta a Falstaff. E ho detto tutto. È stato un amore a prima vista, è un personaggio completo».

Tra i direttori d’orchestra con cui ha lavorato mi incuriosisce la sua collaborazione con James Levine, mitico simbolo del Met.

Alaimo. «Ho lavorato quattro volte con il Maestro James Levine, un ricordo più bello e appagante dell’altro. Le prove musicali con lui sono accademia pura. Infatti, abbiamo fatto una edizione del Falstaff fantastica. E’ un trascinatore anche negli intervalli dell’opera, è carismatico. Lo vedi dirigere con quel sorriso e ti infonde la voglia di cantare. E poi il Met è uno di quei teatri dove tu entri e rimani a bocca aperta con i suoi 3.800 posti. Levine è stato determinante per la mia carriera».

Nicola Alaimo (photo Stagedoor)

Nicola Alaimo (photo Stagedoor)

Sta per uscire il suo primo Cd solistico “Largo al factotum”. È soddisfatto?

Alaimo. «È stata una bellissima iniziativa delle Edizioni Bongiovanni. Si tratta di una registrazione di un concerto live. Si cantano arie buffe tratte da opere diverse e nel Barbiere e in Cenerentola canto in tre arie, ciascuna di basso-baritono. È stato un concerto complesso e per questo lo hanno intitolato Largo al factotum. L’ho presentato a Pesaro in poche copie ma ufficialmente esce in ottobre».

Nel corso della sua carriera recente si è anche cimentato in qualche opera strana, come La cena delle beffe alla Scala.

Alaimo. «Pazzia pura, massacrante. Ho visto il film con Amedeo Nazzari, mi ha folgorato. Ho giocato anche sull’interpretazione: era troppo affascinante».

L’ aspettiamo in Arena il prossimo anno con Verdi?

Alaimo. «Se Verdi deve essere, per uno spazio grande come l’Arena mi potrebbe andar bene un Germont».

Meglio di così… La Traviata inaugura il 2019.

Roberto Tirapelle
Si ringrazia l’Ufficio Stampa, Stagedoor, Bologna.

Foto in alto: Nicola Alaimo (photo Luigi Angelucci)

Roberto Tirapelle

Roberto Tirapelle

Roberto Tirapelle, nato a Verona e laureato a Bologna, è un giornalista-pubblicista, critico cinematografico internazionale e studioso di musica. Collabora con la testata Mediartenews e svolge attività come addetto stampa presso importanti istituzioni veronesi. Ha scritto alcuni libri di cinema e musica. roberto.tirapelle@libero.it

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