13 Luglio 2018
Paolo Corsi (30 articles)
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L’Arena applaude il risorgimentale Nabucco di Bernard

RECENSIONE – Suggestiva la rotazione della scena che presenta il Teatro della Scala, anche se la struttura costringe le masse, oltre a carri e cavalli, a passare per una strettoia. Buona la direzione di Bernàcer. Cast di livello, con le voci maschili in evidenza –

Si può definire il Nabucco di Giuseppe Verdi un’opera risorgimentale? La storia direbbe di si, considerata l’immediata elezione dell’opera e del compositore a simboli della politica antiaustriaca. D’altra parte il periodo era quello, con un’Italia ancora disunita e il Lombardo-Veneto sotto il dominio dell’Austria. In quel momento la storia raccontata nel libretto di Temistocle Solera offriva un interessante parallelo tra due contesti storici molto lontani: il popolo ebreo sottomesso ai babilonesi, così come quello italiano sottomesso agli austriaci, il condottiero Nabucodonosor quale precursore del Kaiser. In realtà si sa che ciò che spinse Verdi a scrivere quest’opera più che gli ideali patriottici fu un desiderio di riscatto, stimolato indubbiamente dalla vicenda narrata e dalle potenzialità che egli vi intravedeva. In questo senso anche un “risorgimento” personale, inteso proprio come rinascita, dopo un periodo nerissimo dal punto di vista umano e artistico. Ne venne fuori una musica di straordinario impatto, caratterizzata da una costruzione melodica e armonica molto semplici, imperniate su grandi temi e con un ritmo travolgente, che ancora oggi piace tanto.

2018-07-04, Arena, Nabucco (photo Ennevi, Fondazione Arena)

2018-07-04, Arena, Nabucco (photo Ennevi, Fondazione Arena)

Quanto di risorgimentale può essere visto in Nabucco è senza dubbio al centro dell’allestimento areniano di Arnaud Bernard del 2017 (vedi recensione di Roberto Tirapelle ndr), riproposto anche quest’anno. Pur con alcune libertà (la filologia non è un obiettivo del regista) Bernard ambienta la vicenda durante le cinque giornate di Milano del 1848, con l’intento di rappresentare un Nabucco visto con gli occhi del pubblico italiano dell’epoca. Ecco dunque la riproduzione di Piazza della Scala, con il teatro del Piermarini, le divise degli eserciti italiano e austriaco, Nabucco vestito come l’imperatore Francesco Giuseppe (i costumi sono pure di Bernard), quindi cavalli e carrozze, cannoni, barricate. Il palazzo sorge al centro del palco su di una grande piattaforma girevole, che consente cambi scena piuttosto agili, per quanto imponenti.

La capienza del palco areniano è una forte attrattiva per registi e scenografi, tuttavia non si capisce come mai il primo impulso di fronte a tanta disponibilità di spazio sia molto spesso quello di riempirla. Il palazzo della Scala arriva fin quasi al limite della buca d’orchestra e costringe le masse, oltre a carri e cavalli, a passare per una strettoia. Ben utilizzata è invece la terrazza della facciata, che ospita a più riprese gli interpreti, in dialogo anche con interlocutori posizionati di sotto.

2018-07-04, Arena, Nabucco (photo Ennevi, Fondazione Arena)

2018-07-04, Arena, Nabucco (photo Ennevi, Fondazione Arena)

Il vero colpo d’occhio si ha nel terzo atto, quando dalla rotazione della scena appare una sezione dell’interno del Teatro alla Scala, con tanto di palcoscenico e spettatori sistemati in platea e su tutti gli ordini di palchi fino al loggione. Molto suggestiva questa visione, variamente animata (gustosi i fermi immagine quando questa scena non è in primo piano), utilizzata anche per l’espediente drammaturgico del teatro nel teatro: il finto pubblico della Scala assiste all’opera Nabucco sul finto palcoscenico del finto teatro. Il tutto è molto originale, interessante e suggestivo, ma ha anche dei lati negativi: molte scene dove ci sarebbe solo musica sono invece animatissime (una vera e propria battaglia in corso durante l’overture), secondo una narrazione di tipo cinematografico, il che distrae parecchio e rischia di non far gustare appieno né musica né azione scenica; inoltre l’inusuale ambientazione e il momento di teatro nel teatro, dove la rappresentazione si trasferisce, con gli stessi interpreti, nel contesto temporale originario, rischia di far perdere il filo (non si capisce più chi è chi).

Musicalmente le cose sono andate piuttosto bene. Sempre all’altezza il coro, preparato da Vito Lombardi, che in quest’opera è davvero protagonista. Buona la prova dell’orchestra, diretta con precisione da Jordi Bernàcer, sempre ben attento anche a ciò che succede sulla scena. Davvero apprezzabile la prova del cast, soprattutto le voci maschili. Amartuvshin Enkhbat possiede un bellissimo timbro baritonale, molto adatto al repertorio verdiano, esteso e di bel colore, che ha messo a disposizione per il personaggio del titolo. Scenicamente non particolarmente agile, ma in questo caso più che adatto al ruolo, ha convinto sia nei panni del despota sicuro di sé, che in quelli dell’uomo indebolito, messo fuori causa dalla sua stessa tracotanza.

2018-07-04, Arena, Nabucco (photo Ennevi, Fondazione Arena)

2018-07-04, Arena, Nabucco (photo Ennevi, Fondazione Arena)

Non da meno la prestazione di Rafal Siwek, dalla voce corposa e ben presente anche nelle zone estreme della tessitura del basso. Elegante e fiero nel portamento, ha delineato al meglio la figura del Gran Pontefice Zaccaria. Luciano Ganci nel ruolo relativamente marginale di Ismaele ha ben impressionato per la sicurezza dell’emissione e grazie ad una voce di tenore dal colore caldo. Susanna Branchini ha retto bene la difficile parte di Abigaille, spigolosa tanto nel carattere quanto nella vocalità. Veemenza nell’emissione, agilità, salti vertiginosi da un’ottava all’altra, oltre ad altre asperità, sono state affrontate con buona sicurezza e risultati. Géraldine Chauvet ha a sua volta ben figurato nel ruolo di Fenena, così come i comprimari Nicolò Ceriani (Il Gran Sacerdote di Belo), Roberto Covatta (Abdallo) e Elisabetta Zizzo (Anna).

Paolo Corsi

Foto in alto: 2018-07-07, Arena, Nabucco (photo Ennevi, Fondazione Arena).

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Paolo Corsi

Paolo Corsi

Paolo Corsi è nato a Verona e vive in provincia di Trento. È attore, autore e critico teatrale. Da sempre appassionato d'opera, ha studiato canto e si è esibito come solista e in varie formazioni corali, partecipando come corista ad alcuni allestimenti di opere di Verdi, Rossini e Mozart. www.paolocorsi.it - posta@paolocorsi.it

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