10 luglio 2018
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Tullio Serafin, l’artigiano delle voci alla Feltrinelli

Il Maestro Nicola Guerini, presidente del Festival Internazionale Maria Callas di Verona, traccerà un ritratto del grande direttore d’orchestra nel 50° anniversario della scomparsa. Presente Nicla Sguotti, autrice del libro “Tullio Serafin, il custode del bel canto”  —

Mercoledì 11 luglio alle 18, alla Feltrinelli di via Quattro Spade 2 di Verona, si terrà l’incontro “Tullio Serafin a Verona, l’artigiano delle voci e la scoperta di Maria Callas” per le celebrazioni del 50° anniversario dalla sua scomparsa. Ospite dell’incontro Nicla Sguotti, autrice del libro “Tullio Serafin, il custode del bel canto” (Armelin Musica-Padova) e “Cinque lire per un biglietto. Tullio Serafin, la musica e l’incanto” (Apogeo Editore).  L’incontro è organizzato dal Festival Internazionale Maria Callas di Verona, in collaborazione con La Feltrinelli Libri e Musica. Il Maestro Nicola Guerini, ideatore e presidente del Festival Internazionale Maria Callas traccerà un ritratto del grande direttore d’orchestra, artefice con Giovanni Zenatello, Ottone Rovato e Ferruccio Cusinati, del più grande avvenimento cosmopolita del primo Novecento: l’inaugurazione della prima edizione di Aida all’Arena di Verona, il 10 agosto 1913. Serafin fu anche mentore di Maria Callas che debuttò con lui a Verona il 2 agosto 1947 ne La Gioconda di Amilcare Ponchielli. Dal Maestro Arturo Toscanini aveva appreso quel «dovere d’essere insoddisfatto», quel rigore e quella severità che lo hanno sempre contraddistinto. Più tardi egli stesso affermò in un’intervista: «Il direttore non deve ignorare nulla. Deve dominare tutto: scene, costumi, illuminazione. Anche se oggi i registi provvedono a questo, non è una buona ragione perché i direttori non debbano imporre il loro gusto. È il direttore, proprio perché musicista, che deve sapere quale colore occorre, come deve svilupparsi il movimento scenico».

Anche un mito della bacchetta come Herbert von Karajan aveva la massima stima di Serafin e lo stesso dicasi di Toscanini che lo elogiò pubblicamente in varie interviste e riferendosi a lui ripeteva spesso: «Se dirige il Vecchio, possiamo star tranquilli!». Molti compositori ne richiedevano espressamente la sua presenza per le esecuzioni delle loro opere, tra i tanti Richard Strauss, Mascagni, Alfano, Britten, Lualdi, Malipiero, Petrassi, Hanson, Casella, Montemezzi e tanti altri. A Serafin le prime riproposte moderne di capolavori rossiniani come Semiramide, Tancredi, Armida, Donna del lago, oltre a tante esecuzioni di Barbiere, Cenerentola, Guglielmo Tell e Mosé. Serafin non fu mai un battisolfa né un ignorante, anche se per modestia si definiva tale. Fu un musicista di solida preparazione tecnica e culturale, molto attento alla musica a lui contemporanea, che inseriva regolarmente nei programmi delle stagioni liriche da lui ideate, spessissimo collaborando con gli autori per suggerimenti tecnici in fase di elaborazione della partitura.

Serafin fu un direttore dal repertorio esteso e completo: durante la sua carriera diresse 243 titoli, dei quali una settantina in prima esecuzione assoluta e che spaziavano dall’Orfeo monteverdiano, di cui presentò una delle prime riprese moderne a Roma nel 1935 come inaugurazione della sua prima stagione da direttore artistico del Teatro Reale dell’ Opera, fino al Wozzeck di Berg da lui eseguito per la prima volta in Italia nel 1942, sempre a Roma e con Tito Gobbi nel ruolo del protagonista. In 68 anni di attività, a partire dal debutto milanese nel 1898 alla Sala Follia sotto lo pseudonimo di Alfio Sulterni (il giovanissimo maestro fece mettere in cartellone l’ anagramma del suo vero nome per aggirare il divieto di esibirsi in pubblico imposto agli studenti del Conservatorio di Milano) fino ai Meistersinger del 1964 all’ Opera di Roma, di cui Serafin dovette interrompere la seconda recita a causa di problemi causati da una salute ormai malferma. È un elenco di date e nomi che si legge con la stessa attenzione suscitata da un romanzo, pensando al numero incredibile di cantanti da leggenda presenti nei cast delle produzioni dirette dal maestro, in un arco temporale che va da Enrico Caruso e Mattia Battistini fino al giovane Luciano Pavarotti che fu scelto e preparato personalmente dal direttore veneto per una produzione del Rigoletto a Palermo nel 1962, quando il giovane tenore era in carriera da poco più di un anno e il grande tenore parmigiano Carlo Bergonzi definisce Serafin come “il signore dei direttori d’orchestra”.

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