24 giugno 2018
Paolo Corsi (18 articles)
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Con Carmen all’Arena di Verona un inizio di stagione convincente

RECENSIONE – L’aspetto rivoluzionario e l’attualità dei temi della Carmen di Bizet sono ben evidenziati dall’allestimento di Hugo de Ana. Buone le prestazioni di orchestra, cori e cast, diretti da Francesco Ivan Ciampa. Tra gli elementi scenici alcune scelte discutibili –

“Quello che mi soddisfa è l’assoluta certezza di aver trovato la mia strada”. Come dare torto, col senno di poi, a Georges Bizet, su queste righe riferite a Carmen, la sua opera oggi più famosa e rappresentata? Eppure il giusto riconoscimento tardò molto ad arrivare e l’opera godette inizialmente solo di un “successo di scandalo”. Il pubblico era disorientato dall’ambientazione e dal soggetto: un amore che finiva in un fatto di sangue, prima avvisaglia delle imminenti suggestioni veriste, con per di più protagonista un personaggio rivoluzionario, un’irresistibile donna-strega dominatrice, che afferma la propria libertà anche in fronte alla morte.

Una figura di donna che ancora oggi il maschio fatica ad accettare: quanti Don José si celano dietro gli odierni “amanti”, protagonisti dei numerosi casi di femminicidio che affollano le cronache? Significativa, a questo proposito, la scelta della sovrintendente Cecilia Gasdia, di aprire la Stagione del 96° Opera Festival con un gesto simbolico: la posa, in un posto lasciato vuoto in platea, di un mazzo di 32 rose, lo stesso numero delle donne uccise dai loro compagni nel 2018. Dopo la doverosa presentazione, con l’omaggio al grande direttore Tullio Serafin, la lettura del messaggio del Presidente della Repubblica e l’esecuzione dell’inno nazionale, ecco finalmente la Carmen di Bizet, nel nuovo allestimento firmato da Hugo de Ana.

La prima novità è la scelta del regista di ambientare la vicenda durante la guerra civile spagnola, nella seconda metà degli anni ’30. Durante quella pur drammatica esperienza le donne ebbero modo di affermare la propria emancipazione, partecipando alla lotta armata da protagoniste, al pari degli uomini. Si tratta dunque del contesto ideale in cui far emergere l’aspetto rivoluzionario del personaggio di Carmen e non solo la sua ammaliante e inquietante sensualità. La scena pensata da de Ana è sempre movimentata, tra carri e auto, cavalli, soldati e gente d’ogni tipo che acclama, commenta, urla, canta, balla e osserva, in un movimento caotico collettivo.

2018-06-22, Arena, Carmen (photo Ennevi, Fondazione Arena)

2018-06-22, Arena, Carmen (photo Ennevi, Fondazione Arena)

Non ci sono imponenti elementi scenici: a parte i grandi cartelloni pubblicitari sistemati nella locanda di Lillas Pastia, il resto sono arredi riprodotti con materiale povero, oltre a un gran numero di sedie che le masse si portano appresso. Quando utilizzate per ritmare le danze, le sedie sono in verità un elemento di disturbo, a causa del fracasso provocato in scena, che finisce per coprire la musica. Interessante l’idea del recinto della corrida sistemato a centro palco, un’arena dentro l’arena, benché riduca lo spazio e costringa gran parte della folla ad accalcarsi in proscenio e ai suoi lati. Il resto della scenografia è riprodotto attraverso proiezioni sull’intero settore di gradinate retrostante, a volte in maniera efficace (la riproduzione degli spalti da cui si assiste alla corrida), a volte con dubbio gusto (le scritte a caratteri cubitali). Ciò che più si apprezza è comunque la meticolosità dei particolari, che suggerisce come il caos voluto sia in realtà organizzato nel dettaglio. Bello nel complesso l’allestimento, benché si stia ancora attendendo un regista capace di ideare i necessari cambi scena senza quei lunghi intervalli che prolungano esageratamente la durata di quest’opera.

Il corposo organico orchestrale è stato ben diretto da Francesco Ivan Ciampa. Consapevole delle criticità connesse ai grandi spazi, Ciampa ha adottato gesti ampi, quasi sbracciandosi in certe occasioni per tenere ordine e sincronismi. Cosa che però non sempre è riuscita al meglio, complici le grandi distanze tra i gruppi e probabilmente anche i ritmi particolarmente spigliati di certi pezzi. Bella presenza, vocale e scenica, del coro preparato da Vito Lombardi e buona la prestazione del Coro di Voci bianche A.LI.VE. diretto da Paolo Facincani, che ha ben movimentato le scene del primo atto.

Ottima la prova di Anna Goryachova, mezzosoprano scenicamente duttile e dal bel timbro omogeneo in tutta la gamma, che ha impersonato una Carmen più sensuale che aggressiva. Molto bene Mariangela Sicilia nel ruolo di Micaela, grazie a una voce sopranile fresca e ben controllata e ad un’interpretazione scenica consona al personaggio acqua e sapone che si contrappone a quello ben diverso della protagonista. Al tenore Brian Jagdle è riuscito un Don José più ragazzone impacciato e indeciso che un soldataccio testardo. Vocalmente è piaciuto in particolare nella tessitura alta e nella mezza voce, sfoggiata nella romanza La fleur que tu m’avais jetée. L’Escamillo di Alexander Vinogradov è stato l’immagine del poveraccio rude, che ha fatto fortuna con la corrida e che sa per tanto essere solo sempre torero,  dentro e fuori l’arena. Voce piena e potente nella zona grave, con gli acuti baritonali meno facili ma comunque ben gestiti. Ruth Iniesta (Frasquita) e Arina Alexeeva (Mercédès) sono state due comprimarie di livello, minori solo nel ruolo, che hanno spalleggiato la protagonista nel migliore dei modi (un esempio su tutti, il terzetto della cartomanzia). Con Davide Fersini (Dancario) e Enrico Casari (Remendado) si completa il gruppetto dei contrabbandieri, importante nella struttura drammaturgica e musicale dell’opera. Davvero godibile il loro quintetto nell’osteria di Lillas Pastia. Positiva anche la prova di Luca Dall’Amico e Biagio Pizzuti, nei panni di Zuniga e Moralès.

Inizio di stagione convincente e anche fortunato, visto che le uniche due gocce di pioggia della serata sono cadute giusto durante il primo intervallo.

Paolo Corsi

Foto in alto: 2018-06-22, Arena, Carmen (photo Ennevi, Fondazione Arena).

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Paolo Corsi

Paolo Corsi

Paolo Corsi è nato a Verona e vive in provincia di Trento. È attore, autore e critico teatrale. Da sempre appassionato d'opera, ha studiato canto e si è esibito come solista e in varie formazioni corali, partecipando come corista ad alcuni allestimenti di opere di Verdi, Rossini e Mozart. www.paolocorsi.it - posta@paolocorsi.it