18 giugno 2018
redazione (312 articles)
Share

Fidelio, unica opera di Beethoven, in un allestimento moderno

Dal 18 giugno al 7 luglio alla Scala il Maestro Myung-Whun Chung dirige per la prima volta in versione scenica l’opera del compositore tedesco. La regia è di Deborah Warner, nel cast Ricarda Merbeth, Simone Schneider e Stuart Skelton —

Nell’ottantesimo anniversario delle leggi razziali del 1938, che colpirono tanti artisti ebrei in Italia, il Teatro alla Scala, di concerto con l’ANPI, dedicherà la prima di Fidelio alla memoria di Vittore Veneziani ed Erich Kleiber. Nel 1938 Veneziani, allora Direttore del Coro del Teatro, fu allontanato proprio in ragione della sua origine ebraica. Nello stesso anno agli abbonati ebrei veniva richiesta la restituzione della tessera di abbonamento. Erich Kleiber, che avrebbe dovuto dirigere Fidelio nel marzo del 1939, rinunciò per protesta suscitando una vasta eco sulla stampa internazionale, ma nessuna solidarietà in Italia. Sarà poi Arturo Toscanini a imporre il reintegro di Veneziani dopo la guerra.

2015-01-26, La Scala, Fidelio (photo Brescia, Amisano)

2015-01-26, La Scala, Fidelio (photo Brescia, Amisano)

Fidelio ha la forma del Singspiel: una struttura di teatro musicale che alterna brani cantati e parlati, che all’epoca di Beethoven tornava in auge soprattutto grazie alla voga dell’opéra comique che attraversava l’Europa. L’inno beethoveniano all’amore e alla libertà torna nello stesso allestimento firmato da Deborah Warner per la regia e Chloé Obolensky per scene e costumi. La versione dell’opera prescelta, come nel 2014, è in massima parte l’ultima del 1814 con i dialoghi di Treitschke, ma con una differenza nella scelta dell’Ouverture, che sarà “Leonore n° 3” invece della n° 2 che era stata preferita da Barenboim. La composizione del Fidelio, iniziata mentre l’autore attendeva alla Terza Sinfonia (1804), è infatti travagliata e comprende tre differenti versioni: Fidelio oder Die eheliche Liebe, opera in tre atti: prima rappresentazione 20 novembre 1805, Theater an der Wien, libretto di Joseph Ferdinand Sonnleithner, la cui ouverture è quella oggi conosciuta come “Leonora n° 2” e che si rivela un flop. Leonore oder Der Triumph der ehelichen Liebe, opera in due atti, prima rappresentazione 29 marzo 1806, Theater an der Wien. Il titolo annunciato, nonostante il volere di Beethoven, è sempre Fidelio. Il libretto di Sonnleithner è rimaneggiato da Stephan von Brauning e l’ouverture eseguita è la “Leonore n° 3”, la rappresentazione è un successo. Fidelio, opera in due atti; prima rappresentazione 23 maggio 1814, Kärtnertortheater. Libretto rivisto da Georg Friedrich Treitschke, con finale rivisitato. Si esegue l’ouverture Fidelio in mi maggiore, che a differenza delle precedenti non contiene citazioni dirette dell’opera tornando così alla tradizione settecentesca. Titolo sconosciuto all’Italia ottocentesca (in tutto il secolo si contano solo una rappresentazione a Bologna e una a Milano) è opera di costante rappresentazione alla Scala dal debutto avvenuto nel primo centenario della morte di Beethoven, nel 1927, auspice Arturo Toscanini e con Francesco Merli e Elisabetta Ohms Pasetti.

2015-01-26, La Scala, Fidelio (photo Brescia, Amisano)

2015-01-26, La Scala, Fidelio (photo Brescia, Amisano)

Nella parte di Leonore si alternano Ricarda Merbeth e Simone Schneider. Florestan è Stuart Skelton, tenore australiano, mentre la parte del malvagio Don Pizarro è affidata a Luca Pisaroni. Marzelline è Eva Liebau e Jaquino è Martin Piskorski, il padre Rocco è interpretato da Stephen Milling, infine Don Fernando è Martin Gantner. Lo spettacolo è firmato dalla regista britannica Deborah Warner, scene e costumi sono di Chloé Obolensky, le luci di Jean Kalman. Dopo la prima rappresentazione del 18 giugno, le repliche saranno 21, 25, 28 giugno; 2, 5, 7 luglio 2018.

Foto in alto: 2015-01-26, La Scala, Fidelio (photo Brescia, Amisano).

redazione

redazione