12 maggio 2018
Roberto Tirapelle (24 articles)
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Annalisa Stroppa, alias Giovanna di Seymour in Anna Bolena 

INTERVISTA – «La mia interpretazione di Giovanna, più che evidenziarne l’aspetto cinico, manipolatore e traditore vuole portare in luce l’umanità del personaggio. Credo che la scrittura belcantista sia perfettamente aderente alla mia vocalità e al mio carattere» –

Annalisa Stroppa, mezzosoprano italiano di fama internazionale, è tornata al Filarmonico di Verona per sostenere il ruolo di Giovanna di Seymour in Anna Bolena, dopo il successo ottenuto nel 2015 nel rossiniano Barbiere di Siviglia. Le abbiamo chiesto qualche approfondimento sul personaggio.

Giovanna è ambigua caratterialmente e anche per questo può esser letta e presentata in vari modi, con varie sfumature. Del resto, anche Bolena si presenta non del tutto priva di colpe: se è vero che per Felice Romani e Gaetano Donizetti Bolena non ha commesso adulterio, è stata in fondo la sua sfrenata ambizione a decretarne la fine…

Annalisa Stroppa. «Giovanna Seymour è un personaggio ricco di sfumature ed interiormente combattuto, caratterizzato da grande amore e passione per il re, dall’ambizione e dalla brama di potere ma anche da un sincero senso di colpa nei confronti della protagonista, Anna. La mia lettura non evidenzia l’aspetto cinico, manipolatore e traditore ma vuole portare in luce l’umanità. Giovanna è una donna sinceramente innamorata di Enrico, che non si accontenta di essere una delle tanti amanti ma vuole ufficialmente riconosciuto il suo legame con il re e conseguentemente la sua regalità».

Un dissidio interiore dove sono presenti amore e ambizione. Come si dipana questo conflitto?

Annalisa Stroppa. «Giovanna di Seymour vuole diventare regina, desidera che tutti la riconoscano come tale, e così sarà; ma è anche sinceramente dispiaciuta per Bolena. Si trova dunque tra due fuochi: Enrico da una parte, il tragico destino di Anna dall’altra. Destino che Giovanna non riuscirà ad evitare, pur intercedendo per salvarle la vita e per non portare pesi sulla coscienza. Quando Giovanna implora il perdono di Anna, mi piace pensarlo come un momento vero e sentito. Perdono che ottiene nella seconda scena del Secondo Atto (“va infelice e teco reca il perdono di Bolena”)».

Si delinea la figura di un personaggio non solo ambiguo, ma anche combattuto, con tratti positivi…

Annalisa Stroppa. «Credo che la grandezza di queste due donne dipinte da Romani sia il passaggio dalla rivalità al perdono reciproco. La storia ci insegna come Giovanna sia stata di animo buono, con un carattere pacifico, amata dal popolo. Addirittura sappiamo da fonti storiche che ha riportato la pace tra Enrico e la Figlia Elisabetta. Inoltre, Enrico VIII è stato così innamorato di Giovanna, donna che le ha saputo dare l’unico erede maschio, che cadde in depressione quando ella morì e non si risposò per oltre due anni. Alla fine si fece seppellire nella cappella del castello di Windsor accanto a lei, la moglie che amò di più. Una donna così non poteva essere solo cinica ed arrivista».

Giovanna Seymour è un personaggio piuttosto ambiguo anche da un punto di vista vocale. Sappiamo che la prima interprete del ruolo, Elisa Orlandi, era un soprano (così veniva indicato nel libretto). E nei primi anni di vita dell’opera il ruolo venne affrontato da soprani come Eugenia Tadolini e Giulia Grisi, destinate a grandi carriere. Più tardi nasce il mezzosoprano moderno che si appropria di ruoli come quelli di Giovanna e Adalgisa, probabilmente per una maggior distinzione timbrica con le protagoniste. Quali caratteristiche e difficoltà vocali trova in ruoli “anfibi” come questi?

2018-04-29, Filarmonico, Anna Bolena (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

Annalisa Stroppa. «Sono ruoli “falcon” che insistono molto sulla tessitura acuta; Giovanna ancora più di Adalgisa. Giovanna, come Adalgisa, è un ruolo impegnativo sia dal punto di vista vocale che interpretativo. Vocalmente per entrambe è previsto un mezzosoprano che svetti in acuto e per Donizetti in particolare deve avere anche accenti drammatici. La difficoltà principale è proprio quella di reggere questa tessitura mantenendo la corposità e il timbro mezzosopranile. Ricordiamo inoltre che in passato l’accordatura delle orchestre era più bassa e agevolava le voci più centrali che sostenevano questi ruoli, oggi invece non ci sono sconti. Trovo molto interessante che le due protagoniste siano caratterizzate da vocalità differenti; il timbro del soprano, del mezzosoprano ci aiutano e tracciare una distinzione più netta delle due donne, una contraltare dell’altra. Dal punto di vista interpretativo trovo questi ruoli molto affascinanti e ricchi di sfumature interiori».

Il belcanto. Quali sono i ruoli che ha già affrontato di questo repertorio, quali vorrebbe aggiungervi e per qual motivo?

Annalisa Stroppa. «Sono un mezzosoprano lirico. Affronto principalmente ruoli del belcanto che, insieme al repertorio francese, è il mio territorio di elezione. Credo che la scrittura belcantista sia perfettamente aderente alla mia vocalità e al mio carattere. Rossini, Bellini e Donizetti, pur avendo scritture e stili diversi, sono accomunati dal fatto che amano e valorizzano le voci lasciando all’interprete una grande libertà di esprimersi, con un accompagnamento che li sostiene. In questo repertorio ho affrontato oltre alla Petite Messe Solennelle e allo Stabat Mater, Emilia nell’Otello, Rosina ne Il Barbiere di Siviglia (che tra l’altro è l’opera che ho cantato più volte) e Cenerentola nell’opera omonima. Di Bellini, autore che amo particolarmente, ho cantato Romeo ne I Capuleti e i Montecchi e Adalgisa nella Norma.”

Rossini, Bellini, Donizetti. Con quali sfumature?

Annalisa Stroppa. «I cantanti sono in qualche modo come atleti in questo repertorio nel quale si deve esprimere tutto con la purezza del suono, che non è così evidente in altri compositori. È tutto nel fraseggio, nel legato, nella messa di voce, nell’importanza della parola: Rossini si contraddistingue per i declamati e la coloratura, Bellini per l’ineguagliabile purezza della sua linea melodica e Donizetti per il taglio drammatico, l’approfondimento psicologico e patetico dei personaggi attuato con una nuova sensibilità romantica. Donizetti fu il precursore di Verdi».

Giovanna Seymour è il suo primo ruolo donizettiano. Ci sono altri personaggi che le piacerebbe interpretare?

Annalisa Stroppa. «Ci sono molti altri ruoli belcantistici che finora non ho ancora avuto occasione di cantare, tra i quali: Leonor ne La Favorite di Donizetti, Sara in Roberto Devereux, Pierotto in Linda di Chamounix, Orsini nella Lucrezia Borgia, Elisabetta in Maria Stuarda; ma anche opere meno eseguite, come Pia de Tolomei e L’assedio di Calais».

Quali sono le sue artiste di riferimento per Giovanna Seymour?

Annalisa Stroppa. «Sin dalla memorabilissima ripresa del Teatro alla Scala di Anna Bolena del 1957 con Giulietta Simionato, il ruolo di Seymour negli ultimi 60 anni è stato affrontato dai più grandi mezzosoprani: Marilyn Horne, Fiorenza Cossotto, Elena Obraztsova, Shirley Verrett. Venendo a tempi più recenti ricordo Jennifer Larmour, Sonia Ganassi e Elīna Garanča.

Ha avuto modo di ascoltare alcune di queste interpretazioni e di trovare qualcosa che l’ha colpita in modo particolare o che si avvicina al suo modo di interpretare il personaggio?

Annalisa Stroppa. «Quando preparo un ruolo nuovo mi piace confrontarmi con  le varie letture di coloro che l’hanno interpretato prima di me. Trovo sia molto utile  poter coglierle le peculiarità di ogni artista, senza diventarne però la copia. È una fonte di stimoli, idee. Poi abbandono gli ascolti e mi calo nello studio approfondito del libretto, della partitura, trovando una mia personale lettura ed interpretazione. Penso che questo sia l’aspetto meraviglioso del nostro lavoro: dare impronte diverse e personali facendo nostro ogni ruolo che affrontiamo».

Roberto Tirapelle

Si ringrazia O-PR Communications, Berlino.

Foto in alto: 2018-04-29, Filarmonico, Anna Bolena (Photo Ennevi, Fondazione Arena).

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Roberto Tirapelle

Roberto Tirapelle

Roberto Tirapelle, nato a Verona e laureato a Bologna, è un giornalista-pubblicista, critico cinematografico internazionale e studioso di musica. Collabora con la testata Mediartenews e svolge attività come addetto stampa presso importanti istituzioni veronesi. Ha scritto alcuni libri di cinema e musica. roberto.tirapelle@libero.it