3 aprile 2018
Paolo Corsi (18 articles)
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Festa grande al Filarmonico per Le nozze di Figaro

RECENSIONE – A Verona l’allestimento tradizionale di Martone, con la buona direzione di Quatrini e un cast di livello decretano il successo dell’opera di Mozart-Da Ponte –

Primo frutto della feconda collaborazione tra Wolfgang Amadeus Mozart e l’abate Lorenzo da Ponte, Le nozze di Figaro è il lavoro che segna una svolta nella storia dell’opera buffa. L’idea del musicista di trasformare un semplice gioco d’incastri in una storia che punti sull’umanità dei personaggi, facendone i veri protagonisti, trova nel libretto di Da Ponte la base ideale sulla quale sviluppare il suo genio musicale. Ed è infatti soprattutto la musica a caratterizzare le varie figure, finalmente in carne ed ossa, con cuore e sentimenti, ciascuna con una propria identità musicale. Una rivoluzione, questa, che ricorda quella coeva che portò la Commedia dell’Arte ad evolversi nel teatro di Carlo Goldoni.

2018-03-31, Filarmonico, Le nozze di Figaro (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

2018-03-31, Filarmonico, Le nozze di Figaro (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

Altro punto di forza, che impose l’opera all’attenzione del pubblico, è il tema della contrapposizione tra due mondi: quello aristocratico legato al passato e rappresentato dal Conte, e quello del suo servo Figaro, che con il proprio trionfo finale sancisce l’inizio di una trasformazione sociale che si rivelerà inarrestabile. Il pretesto per parlare di ciò Mozart e Da Ponte lo trovano nella commedia francese di Pierre Caron de Beaumarchais, fonte d’ispirazione anche di altri compositori, tra cui, in tempi successivi, Gioachino Rossini per il suo Barbiere di Siviglia. Da Ponte riesce a verseggiare con grande maestria, in un sorprendente gioco di rime, il racconto di una travolgente giornata di follie e di travestimenti, e su questo ordito di trame strette, la musica di Mozart crea un capolavoro. Una musica sublime, ma anche esigente: dietro un’apparente semplicità si cela un meccanismo intricato e perfetto, dove tutto è essenziale e non c’è nulla di solamente accessorio. In questa musica, se anche una sola nota non è al proprio posto, l’anomalia si amplifica, trasformando un buco in voragine.

2018-03-31, Filarmonico, Le nozze di Figaro (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

2018-03-31, Filarmonico, Le nozze di Figaro (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

Ma la messinscena veronese dell’allestimento del Teatro San Carlo di Napoli supera bene le insidie e fa propri i presupposti affinché il risultato finale sia ottimo. Anzitutto grazie alla regia di Mario Martone, ripresa da Raffaele Di Florio, che si concentra sui personaggi, avvicinandoli fisicamente il più possibile al pubblico. Il palcoscenico è prolungato in modo da abbracciare l’orchestra, e l’azione è spesso trasferita fino in mezzo alla platea. Non si tratta tuttavia di una rottura della “quarta parete”, quanto piuttosto di una sua dilatazione ed estensione, che tiene ancora ben separati gli interpreti dagli spettatori, ai quali però viene offerto un punto d’osservazione e di ascolto privilegiato. Tutto il resto, dalle scene di Sergio Tramonti, ai costumi di Ursula Patzak, rimane nel solco della tradizione, senza la pretesa di voler sorprendere o stupire, rimanendo a servizio della lettura registica e della sua attenzione ai personaggi.

2018-03-31, Filarmonico, Le nozze di Figaro (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

2018-03-31, Filarmonico, Le nozze di Figaro (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

Musicalmente le cose sono andate bene, grazie al giovane direttore Sesto Quatrini, apparso a suo agio, nonostante lo sforzo richiesto dalla partitura per tenere sotto controllo anche i dettagli. Lo si è capito dalle numerose indicazioni alle varie sezioni orchestrali e dalle puntuali imbeccate ai cantanti. La scelta di includere anche le arie di Marcellina (“Il capro e la capretta”) e di Basilio (“In quegli anni in cui val poco”) del quarto atto, lascia intendere il prevalere dell’interesse per la musica e i cantanti sulla drammaturgia, alla quale queste arie, per quanto belle da ascoltare, non danno alcun contributo, rischiando anzi di appesantire una fin qui già lunga esibizione.

2018-03-31, Filarmonico, Le nozze di Figaro (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

2018-03-31, Filarmonico, Le nozze di Figaro (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

Buone notizie anche per quanto riguarda il cast, a cominciare da Christian Senn, che ha reso l’idea della prepotenza del Conte di Almaviva, ma anche del suo essere dubbioso e capriccioso, a volte fino al ridicolo. Dotato di un bel timbro basso-baritonale, Senn ha ben figurato in ogni occasione, ma soprattutto nell’impeccabile esecuzione dell’aria “Hai già vinta la causa …!”. Molto bene anche il basso Gabriele Sagona, corretto e timbricamente incisivo, che ha conferito al suo Figaro anche un insolito garbo. Ekaterina Bakanova ha ben interpretato una Susanna civetta e caparbia, cui è stata funzionale una bella voce di soprano tal timbro fresco. Il colore più brunito di una voce importante come quella di Francesca Sassu ha invece permesso all’interprete di comunicare efficacemente il tratto malinconico della Contessa. Apprezzata anche l’interpretazione, giustamente sbarazzina, del paggio Cherubino, da parte di Aya Wakizono. Nei ruoli minori hanno ben figurato Francesca Paola Geretto (Marcellina), Bruno Praticò (veterano dei bassi buffi, godibile nell’interpretazione scenica di Bartolo), Bruno Lazzaretti (Basilio), Paolo Antonietti (Don Curzio), la giovanissima Lara Lagni (Barbarina) e Dario Giorgelè (Antonio).

Paolo Corsi

Foto in alto: 2018-03-31, Filarmonico, Le nozze di Figaro (Photo Ennevi, Fondazione Arena).

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Paolo Corsi

Paolo Corsi

Paolo Corsi è nato a Verona e vive in provincia di Trento. È attore, autore e critico teatrale. Da sempre appassionato d'opera, ha studiato canto e si è esibito come solista e in varie formazioni corali, partecipando come corista ad alcuni allestimenti di opere di Verdi, Rossini e Mozart. www.paolocorsi.it - posta@paolocorsi.it