30 marzo 2018
Roberto Tirapelle (24 articles)
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Sesto Quatrini, c’è voluta New York per apprezzarne il talento

INTERVISTA – Alla guida degli organici artistici di Fondazione Arena, prima per un concerto sinfonico, ora per Le nozze di Figaro. Gli studi in Italia, l’esperienza newyorkese e parigina. Il Metropolitan e Fabio Luisi, le basi di una carriera. L’incontro con il soprano lettone Kristine Opolais, la drammaturga veronese Cecilia Ligorio e la musicista francese Manon Bautian –

Maestro Sesto Quatrini, al Filarmonico di Verona per la stagione sinfonica lei ha appena diretto Copland, Shaw e Rachmaninov. Adesso tocca a Le nozze di Figaro. Dalla musica americana a Mozart: un’alternanza interessante…

«Mi sono diplomato prima come trombettista poi ho studiato 10 anni di composizione. Quindi trombettista e compositore. Un direttore d’orchestra può decidere di specializzarsi in un repertorio o in uno stile particolare. Pensiamo ai direttori di musica barocca che sono degli specialisti. Io non ho deciso in favore di specifici generi musicali ma ritengo di poter fronteggiare sia il sinfonico che il lirico. Ho fatto recentemente al Regio di Torino Bernstein e Gershwin; andrò in maggio a Saint Etienne (con l’Orchestre Symphonique Saint-Étienne Loire) per dirigere Mahler e Dutilleux (nda, forse il più grande compositore francese del XX secolo). Lo studio della composizione mi ha dischiuso gli orizzonti della musica contemporanea e del ‘900 storico. È vero che come studi mi sono formato in Italia – Milano e L’Aquila – ma l’esperienza americana mi ha dato la possibilità di respirare la contaminazione tra musica afro, jazz, colta e non colta. Amo, ad esempio, tantissimo Monteverdi ma non mi sento di affrontarlo perché non potrei esprimermi al meglio. Ringrazio pertanto Fondazione Arena per avermi chiesto di dirigere due repertori diversi e di mettermi in luce con queste prove».

Sesto Quatrini

Sesto Quatrini

È un debutto per lei Le nozze di Figaro? Ci può dare qualche impressione su questo allestimento di Mario Martone, che proviene dal San Carlo di Napoli?

«Come opera completa per me è un debutto. È un allestimento interessante perché si riconduce alle tradizioni della commedia dell’arte. C’è una scenotecnica importante, imponente e c’è l’abbattimento della quarta parete. Viene creata una passerella dietro al direttore d’orchestra e in tal modo la spazialità direttoriale è più complessa. L’abbattimento della quarta parete consente al pubblico di vivere la storia con maggiore pathos. Si verificheranno anche delle gags in platea. Ciò crea il vero senso del teatro, della comunione tra il palcoscenico e il pubblico, che è il primo fruitore, il primo protagonista, si emoziona e paga. I costumi sono bellissimi. Un’opera meno cameristica ma più a fior di pelle».

Maestro Quatrini, lei ha studiato soprattutto a L’Aquila, una scelta singolare. Poi si trasferisce a a New York, frequenta il Met e comincia la sua carriera.

«Ho studiato all’Aquila perché, anche se un piccolo centro, era la città della musica. La chiamavano la Salisburgo d’Italia. Poi mi sono trasferito perché l’Italia non mi dava spazio. L’Italia mi ignorava. In America, in Georgia, ho vinto un concorso e ho cominciato a frequentare il Met. Lì ho conosciuto il Maestro Fabio Luisi che mi ha aperto la carriera».

Cosa ha imparato da Fabio Luisi?

«A Luisi devo quasi tutto. Ho imparato ciò che in Conservatorio non si apprende. La direzione d’orchestra è una scienza, un’arte, una forma di artigianato che si impara facendola. Dal Maestro Luisi ho appreso il savoir-faire, l’educazione, tutte le modalità galanti che si possono acquisire con la direzione, il rispetto per il lavoro, per la partitura, la cosiddetta “filologia italica”, cioè l’amore per la parola. E con galanteria e determinazione devi convincere le persone a seguirti».

Sesto Quatrini

Sesto Quatrini

Ho letto che lei deve qualcosa anche ad una artista di fama mondiale, la signora Kristine Opolais

«È esatto. La signora Kristine mi ha scoperto a New York. Ho dovuto sostituire in una prova il Maestro Luisi e lei successivamente mi fece la proposta di seguirla nei suoi galà. E’ una collaborazione che continua. Non è solo una grandissima cantante, è una delle più brave attrici che abbia conosciuto. Solo per fare un esempio ha eseguito una Rusalka a Monaco rimanendo sempre nell’acqua. Ha gettato il cuore oltre l’ostacolo».

Maestro Quatrini, lei è direttore artistico di due compagnie liriche, una a New York e una a Parigi. Infatti, dopo New York si trasferisce a Parigi. È una sorta di avventura borderline?

«A New York la compagnia si chiama “Bare Opera” e fa spettacoli in spazi anticonvenzionali, come gallerie, magazzini, loft. È un modo alternativo che reinventa l’esperienza lirica. Il pubblico è coinvolto direttamente anche nella regia, funge da coro greco. Il pubblico non è più una entità da toccare con le pinze, che si teme, non è più immobile. Tutto diventa metateatro. L’artista offre il minimo indispensabile dell’opera e questa diventa viscerale. Mi preme aggiungere che con “Bare Opera” ho creato, insieme a Cecilia Ligorio, regista e drammaturga veronese, uno spettacolo dal titolo Figaro&Figaro, la fusione delle due opere di Beaumarchais (Barbiere e Nozze)».

2018-03-30, Le nozze di Figaro, Conferenza stampa (Photo OAM)

2018-03-30, Le nozze di Figaro, Conferenza stampa (Photo OAM)

Come vi siete ispirati per creare il titolo “Bare Opera”?

«Bare può avere significati diversi: nudo, pruriginoso, essenziale».

A Parigi invece cosa è successo?

«Conosco Manon Bautian (nda, cantante e musicista francese che ha studiato anche in Italia) e insieme pensiamo che a Parigi gli spettacoli per vedere l’Opera costano molto. Per dei ragazzi giovani, spesso provenienti, per studio o altro, fuori dalla regione parigina, è difficile frequentare l’opera. Dobbiamo ricordarci di questo tipo di pubblico e così abbiamo creato “Les Voix Concertantes”, una compagnia che fa opere complete di tradizione, con regie semplicissime, artisti giovani per i giovani, a prezzi modici. Lo scopo è “la démocratisation de l’opéra”. Siamo stati aiutati da una cordata di imprenditori. Provvisoriamente facciamo spettacoli al Théatre des Variétés, il teatro di Offenbach».

È contento di essere tornato in Italia?

«Felice! È una punta di orgoglio perché l’Italia si é accorta di me. Grazie a Verona, poi andrò a Venezia per L’elisir d’amor, a Piacenza per Tosca, ecc.».

Maestro Quatrini, qual è la città dove meglio ha vissuto?

«Al primo posto metterei New York, hai tutto, sempre, anche se costa. Roma è la mia città, è straordinaria anche se sa rendersi odiosa a chi l’ama. Ti regala il sole nove mesi l’anno. E poi Parigi, perché ti sorprende continuamente».

Roberto Tirapelle

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Roberto Tirapelle

Roberto Tirapelle

Roberto Tirapelle, nato a Verona e laureato a Bologna, è un giornalista-pubblicista, critico cinematografico internazionale e studioso di musica. Collabora con la testata Mediartenews e svolge attività come addetto stampa presso importanti istituzioni veronesi. Ha scritto alcuni libri di cinema e musica. roberto.tirapelle@libero.it