21 Mar 2018
Angela Bosetto (24 articles)
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Dal red carpet dell’Hollywood Boulevard all’Arena di Verona

I Premi Oscar Gabriella Pescucci, Dante Ferretti, Emi Wada e l’illustre schiera di candidati che hanno lavorato agli spettacoli dell’Arena Opera Festival –

Ogni anno il mondo dello spettacolo si ferma in occasione della notte degli Oscar, ma quanti sono passati dal red carpet dell’Hollywood Boulevard al palco dell’Arena e viceversa? Se iniziamo dai vincitori, il nome da cui partire è quello della costumista Gabriella Pescucci, che approda nell’anfiteatro veronese nel 1985 con Il trovatore. Non è un caso se il regista dell’allestimento è Giuseppe Patroni Griffi, lo stesso che le ha offerto la grande occasione per brillare in Addio fratello crudele (1971). Quando arriva nella città scaligera, la Pescucci è reduce dal trionfo di C’era una volta in America (1984) e sta per iniziare le riprese de Il nome della rosa (1986), ma ha anche lavorato a Orfeo (1985, adattamento cinematografico dell’omonima opera di Claudio Monteverdi).

1992, Don Carlo, scene di Dante Ferretti e costumi di Gabriella Pescucci (Photo Fainello, Fondazione Arena)

1992, Don Carlo, scene di Dante Ferretti e costumi di Gabriella Pescucci (Photo Fainello, Fondazione Arena)

Nel periodo successivo la Pescucci veste due prestigiose produzioni liriche: Norma al Teatro Bellini di Catania (1990) e, soprattutto, La traviata alla Scala di Milano (1992), dove lo scenografo è Dante Ferretti (prossimo a divenire uno dei massimi production designer del cinema internazionale), con il quale la costumista toscana fa squadra dal 1978. Insieme hanno ottenuto la loro prima nomination (Le avventure del barone di Münchausen, 1988) e insieme giungono a Verona per l’imponente Don Carlo voluto da Renzo Giacchieri nel 1992. Due anni dopo la Pescucci vince l’Oscar per L’età dell’innocenza (1993), mentre Ferretti (candidato pure lui per lo stesso film) deve pazientare ancora un po’ prima di poter sollevare le sue tre statuette, ottenute (in coppia con la moglie Francesca Lo Schiavo) grazie a The Aviator (2004), Sweeney Todd (2007) e Hugo Cabret (2011).

1992, Don Carlo, figurino di Gabriella Pescucci

1992, Don Carlo, figurino di Gabriella Pescucci

L’avvento del nuovo millennio porta un altro Premio Oscar a impreziosire il festival lirico areniano: si tratta della giapponese Emi Wada, incoronata dall’Academy per i sontuosi costumi di Ran (1985). Franco Zeffirelli le affida prima l’evocativa ricostruzione storico-sartoriale della Nagasaki d’inizio Novecento in Madama Butterfly (2004) e poi i magnifici abiti di Turandot (2010). Dalla loro collaborazione nascono due allestimenti fiabeschi che fanno subito una tale presa sul pubblico da venire riproposti con puntuale regolarità sino a oggi.

A questi tre vincitori ufficiali, ne vanno però aggiunti due “indiretti”, ossia Josef Svoboda, designer dei set operistici in Amadeus (1984, Oscar per la scenografia a Patrizia Von Brandenstein e Karel Cerný) e Raimonda Gaetani, assistente di Danilo Donati ne Il Casanova di Federico Fellini (1976, che vale a Donati un’altra statuetta per i migliori costumi). In Arena, il primo crea le scene per La forza del destino in chiave minimalista concepita da Nikolaus Windisch-Spoerk (2000), mentre la seconda veste con tripudio di colori il maestoso Trovatore zeffirelliano (2001).

1994, Norma, regia di Werner Herzog (Photo Fainello, Fondazione Arena)

1994, Norma, regia di Werner Herzog (Photo Fainello, Fondazione Arena)

Ad aprire la schiere degli illustri nominati, è invece Carlo Lizzani (candidato all’Oscar per il soggetto di Riso amaro, 1949), al quale nel 1981 viene offerto di aprire la stagione con Rigoletto. Il regista, già corteggiato a lungo dalla Scala e dall’Opera di Roma, accetta finalmente di debuttare nella lirica a Verona perché «so di poter contare su uno staff tecnico eccezionale e che il pubblico dell’Arena è esigente, ma anche generoso, per la grande trazione di questo teatro.» Nel 1994 è la volta della rigorosa Norma inaugurale firmata da Werner Herzog, impavido cineasta tedesco che, purtroppo, riceve la sua unica nomination con il documentario Incontri ai confini del mondo (2007). «Sono un outsider» spiega Herzog a chi gli chiede il segreto degli enormi traguardi raggiunti in un genere che non ha mai coltivato da spettatore. «Non mi adeguo ad alcuna moda e mi applico alla teatralità dell’opera con sguardo vergine. Forse per questo i miei lavori lirici ottengono un certo consenso».

2004, La traviata, scene e costumi di Paul Brown (Photo Brenzoni, Fondazione Arena)

2004, La traviata, scene e costumi di Paul Brown (Photo Brenzoni, Fondazione Arena)

Ma è nel 1995 che i giochi cambiano con l’esordio kolossal di Zeffirelli in Carmen, di cui (come farà in tutti i successivi allestimenti) firma regia e scene, fissando così un nuovo standard per gli spettacoli areniani. «L’impatto con l’immenso palcoscenico mi costrinse a ripensare il mio approccio all’opera» ricorderà in seguito il maestro fiorentino. «Una serata a Verona diventa un rito collettivo in cui si celebrano le grandi opere del genio umano, che è stato in grado di spingersi oltre i limiti imposti dalla natura realizzando la bellezza assoluta.» Da allora Zeffirelli (candidato a sua volta per Romeo e Giulietta, 1968 e La traviata, 1982) si circonda solo di costumisti che l’Oscar o l’hanno vinto (vedi la già citata Emi Wada) o l’hanno sfiorato, meglio ancora se tramite un film da lui diretto. Infatti per le ricche vesti di Carmen e Aida (2002) chiama Anna Anni (nominata per Otello, 1986), mentre per quelle, ancora più sfarzose, di Don Giovanni (2012) convoca Maurizio Millenotti (candidato sia per Otello, 1986, sia per Amleto, 1990).

2012, Turandot, costumi di Emi Wada, regia e scene di Franco Zeffirelli (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

2012, Turandot, costumi di Emi Wada, regia e scene di Franco Zeffirelli (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

E al di fuori dell’opulento canone zeffirelliano, omaggiato nel 2010 da un intero festival celebrativo? Curiosamente, bisogna andare dal lato opposto della barricata e rivolgersi al provocatorio Graham Vick, che, nel 2004, commissiona abiti e scenografia della sua Traviata postmoderna a Paul Brown, nominato all’Oscar per i costumi del melodramma vittoriano Angeli e insetti (1995). Il risultato è uno spettacolo dissacrante, esagerato e contestatissimo, ma realizzato comunque con gran dispiego di mezzi perché, citando Vick, «non si viene in Arena per mettere in scena una lampadina, una sedia e un impermeabile».

Angela Bosetto

2017, Madama Butterfly, costumi di Emi Wada, regia e scene di Franco Zeffirelli (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

2017, Madama Butterfly, costumi di Emi Wada, regia e scene di Franco Zeffirelli (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

Video

Emi Wada – Oscar 1986
Gabriella Pescucci – Oscar 1994

Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo
Oscar 2005
Oscar 2008
Oscar 2012

Foto in alto: 2014, Carmen, regia e scene di Franco Zeffirelli, costumi di Anna Anni (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

Angela Bosetto

Angela Bosetto

Angela Bosetto è nata a Verona, si è laureata in lettere a Trento, ha conseguito un master in Scritture per il Cinema a Gorizia e ha pubblicato il saggio “Sette passi nel terrore. Edgar Allan Poe secondo Roger Corman” (Perosini). Giornalista pubblicista, collabora con la Rivista del Cinematografo e il quotidiano L’Arena, occupandosi di letteratura, cinema, storia e opera lirica.