8 marzo 2018
Angela Bosetto (21 articles)
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Di Stefano, Gencer, Tagliabue e Nilsson hanno illuminato l’Arena di Verona

Opera arenamagazine riporta in superficie le tracce di un passato glorioso. Il 2018 è un anno di importanti anniversari per l’Opera italiana. Alcuni riguardano Verona e sono legati ai nomi di coloro che con il loro talento artistico hanno contribuito a rendere magico, e famoso in tutto il mondo, il Festival areniano –

Per quanto la fama mediatica dell’Arena sia strettamente legata all’ascesa italiana di Maria Callas, il palco dell’anfiteatro veronese ha ospitato la maggior parte delle stelle della lirica mondiale. E i primi mesi del 2018 offrono la possibilità di omaggiare alcune punte di diamante di questa galassia canora, a partire da colui che fu il partner d’elezione della Divina: Giuseppe Di Stefano, il tenore lirico italiano più amato del dopoguerra, scomparso dieci anni fa, il 3 marzo 2008, a Santa Maria Hoè (Lecco). Nato a Motta Sant’Anastasia (Catania) il 24 luglio 1921 e dotato di una dolcezza timbrica tanto espressiva quanto irresistibile, Di Stefano debuttò professionalmente nel 1946 con Manon di Jules Massenet (al Teatro Municipale di Reggio Emilia) e I pescatori di perle di Georges Bizet (alla Fenice di Venezia). Fu quest’ultima opera (insieme alla Bohème di Giacomo Puccini) a segnare il suo trionfale esordio in Arena nel 1950, a cui nel 1951 fece seguito proprio Manon.

1957, Arena, La Bohème, Giorgio Giorgetti, Carlo Maestrini, Giuseppe Di Stefano, Antonietta Stella (Photo Richelli, Fondazione Arena)

1957, Arena, La Bohème, Giorgio Giorgetti, Carlo Maestrini, Giuseppe Di Stefano, Antonietta Stella (Photo Richelli, Fondazione Arena)

Il 20 luglio 1954 la coppia Callas/Di Stefano si riunì sotto il cielo di Verona per un’unica recita del Mefistofele di Arrigo Boito, mentre nelle altre il tenore si esibì con Magda Olivero. Nel 1956 Di Stefano tornò per La Gioconda di Amilcare Ponchielli e Tosca di Giacomo Puccini, della quale però sostenne una sola recita, così come avvenne per La bohème del 1957 e la Tosca del 1962, la cui ultima data venne annullata a causa del famoso incendio che, la domenica del 12 agosto, distrusse in pochi minuti le scenografie di Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi, rendendo il palcoscenico inagibile e decretando così la conclusione della stagione lirica. Anche se non partecipò ad altri allestimenti operistici, Di Stefano diede l’ultimo saluto all’Arena nel 1985, in occasione del Gala Opera for Africa, presentato dal suo erede artistico José Carreras.

1968, Arena, Il trovatore, Leyla Gencer (Photo Fondazione Arena)

1968, Arena, Il trovatore, Leyla Gencer (Photo Fondazione Arena)

Eppure fu proprio col Ballo in maschera del 1962 che giunse in Arena “la Regina” Leyla Gencer, scomparsa dieci anni fa a Milano (il 9 maggio 2008) e insuperabile protagonista della Trilogia Tudor donizettiana, a proposito della quale il critico e musicologo Rodolfo Celletti sentenziò “il trono si addice solo alla Gencer”. Nonostante amasse definirsi “una pastora dell’Anatolia”, Ayşe Leyla Çeyrekgil (questo il vero nome del soprano, nata a Istanbul il 10 ottobre 1928) per i melomani, complici i modi aristocratici e le eleganti doti vocali, fu sempre la “Signora turca della Scala”. A Milano cantò dal 1957 al 1983, ma anche Verona ebbe la fortuna di ascoltarla nel suo periodo d’oro, a fianco di colleghi del calibro di Carlo Bergonzi, Piero Cappuccilli, Fiorenza Cossotto, Ivo Vinco, Bonaldo Giaiotti e Gianfranco Cecchele. Dopo il Ballo, la Gencer ritornò come interprete verdiana di Aida (1963, 1966), Leonora (sia quella de La forza del destino, 1967, sia quella de Il trovatore, 1968) e della Messa da Requiem (1966), senza dimenticare la Norma belliniana (1965). Al termine di ogni recita, i fan aspettavano con fedeltà la loro sovrana per scortarla lungo Piazza Bra, ignorando la faziosità di coloro che pretendevano l’obbligatorio confronto con la Callas.

1939, Arena, Rigoletto, Margherita Carosio, Carlo Tagliabue (Photo Giacomelli, Fondazione Arena)

1939, Arena, Rigoletto, Margherita Carosio, Carlo Tagliabue (Photo Giacomelli, Fondazione Arena)

Testimone diretto dell’esordio della Divina fu invece Carlo Tagliabue (nato a Mariano Comense il 13 gennaio 1898 e morto a Monza 5 aprile 1978), ultimo illustre rappresentante della tradizione ottocentesca dei baritoni grand seigneur sulla linea di Giuseppe De Luca e Carlo Galeffi. Quando Tagliabue interpretò Barnaba nella celebre Gioconda del 1947 che segnò l’avvento della Callas, era già un veterano del palco areniano, calcato per la prima volta nel 1930 grazie a La forza del destino. Esclusi il 1935 (che lo vide impegnato in Loreley di Alfredo Catalani, nella Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni e nell’oratorio di Lorenzo Perosi La Risurrezione di Cristo) e il 1947, Tagliabue ricoprì sempre ruoli verdiani: Nabucco (1938), Rigoletto (1939, 1949), Renato (Un ballo in maschera, 1947) e Jago (Otello, 1948).

1969, Arena, Turandot, Gabriella Tucci, Birgit Nilsson, Plácido Domingo (Photo Bisazza, Fondazione Arena)

1969, Arena, Turandot, Gabriella Tucci, Birgit Nilsson, Plácido Domingo (Photo Bisazza, Fondazione Arena)

Ricordiamo infine il centenario del soprano Birgit Nilsson (nata Birgit Märta Svensson il 17 maggio 1918 in Svezia, dove sarebbe spirata il Natale del 2005, e leggenda già in vita al pari della Callas) magistrale interprete del repertorio straussiano e wagneriano, nonché Turandot pucciniana per antonomasia. E fu appunto nei panni della “principessa di gelo” che, nel 1969, stregò il pubblico dell’Arena per tre serate imperdibili (16, 19 e 24 luglio), dopo le quali lasciò il posto alla collega Hana Janků. In quell’occasione speciale, però, la diva Nilsson non ebbe al proprio fianco l’abituale Calaf Franco Corelli. A vestire i panni del principe ignoto fu un giovane tenore spagnolo al suo esordio italiano, che ad agosto sarebbe stato protagonista di un Don Carlo entrato alla storia areniana e che poi, nel dicembre dello stesso anno, avrebbe inaugurato la nuova stagione del Teatro alla Scala con Ernani. Turandot non sapeva il suo nome, ma noi lo conosciamo bene: Plácido Domingo.

Angela Bosetto

Nella foto in alto: 1954, Arena, Mefistofele, Maria Callas, Giuseppe Di Stefano (Photo Fondazione Arena)

VIDEO

Giuseppe Di Stefano
Cielo e mar (La Gioconda, Arena, 1956)
I’ te vurría vasá (Opera for Africa, Arena, 1985)

Leyla Gencer
Aida (Arena, 1963)
Aida (Arena, 1966)
La forza del destino (Arena, 1967)

Il trovatore
(Arena, 1968)
Che più t’arresti?… Tacea la notte placida… Di tale amor, che dirsi (con Marisa Zotti)
Tace la notte!… Di geloso amor sprezzato (con Piero Cappuccilli e Carlo Bergonzi)
https://www.youtube.com/watch?v=F1MTFbmT8q0
Udiste… Mira d’acerbe lagrime (con Piero Cappuccilli)
Siam giunti… D’amor sull’ali rosee… Miserere (con Gianfranco Bertagna e Carlo Bergonzi)
Ti scosta… Prima che d’altri vivere (con Carlo Bergonzi, Piero Cappuccilli e Adriana Lazzarini)

Birgit Nilsson
Birgit Nilsson e Plácido Domingo ricordano insieme la loro Turandot areniana

Angela Bosetto

Angela Bosetto

Angela Bosetto è nata a Verona, si è laureata in lettere a Trento, ha conseguito un master in Scritture per il Cinema a Gorizia e ha pubblicato il saggio “Sette passi nel terrore. Edgar Allan Poe secondo Roger Corman” (Perosini). Giornalista pubblicista, collabora con la Rivista del Cinematografo e il quotidiano L’Arena, occupandosi di letteratura, cinema, storia e opera lirica.