4 marzo 2018
Roberto Tirapelle (24 articles)
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Francesco Ivan Ciampa dirige Manon Lescaut al Filarmonico

INTERVISTA – Il Maestro Ciampa: «Manon ha una freschezza e una genialità uniche. Conoscere i Maestri Pappano e Oren è stata una grande fortuna. Ottimo il rapporto con gli orchestrali veronesi. Beethoven diceva che “una nota sbagliata è insignificante ma una nota suonata senza anima è imperdonabile”. Se non costruiamo oggi insieme ai giovani domani potremmo ritrovarci i teatri vuoti».

La giovane ma già esperta bacchetta di Francesco Ivan Ciampa (Avellino 1982) ritorna sul palcoscenico veronese a dirigere Manon Lescaut di Giacomo Puccini dopo i successi ottenuti nel 2016 con il Concerto di Pasqua e nel 2017 con Norma. Come ha recentemente spiegato la Sovrintendente  Cecilia Gasdia, Ciampa fa parte di quella generazione di giovani Direttori che Fondazione Arena vuole valorizzare inserendoli nei suoi percorsi artistici.

Maestro Ciampa, lei ha già all’attivo due grandi esperienze: quella di Torre del Lago, dove ha diretto Turandot e Madama Butterfly di Giacomo Puccini e quella di Parma, sul podio a dirigere Il Corsaro, I Masnadieri Nabucco di Giuseppe Verdi. Le mancava Manon Lescaut?

«Fare musica nei luoghi dove sono vissuti i due grandi compositori è una situazione davvero stimolante. Manon è un titolo estremamente difficile. È la terza opera di Puccini – Edgar, il suo secondo lavoro, ha un esito assai poco confortante – e mette tutto il suo genio, quasi a voler dimostrare di cosa è capace. Freschezza e genialità nell’orchestrazione sono uniche, una situazione che forse non riuscirà a ripetersi nel percorso del compositore. Nelle opere successive le partiture sono più elaborate ma non trovano questo tipo di genialità. E poi c’è la gestione della struttura. Voglio dire che dall’inizio il colpo di piatti è una esplosione di gioia, di spensieratezza, di giovani, di studenti. La difficoltà è la trasformazione da questa situazione a quando Manon resta sola in un deserto. Due facce assolutamente opposte. Manon è una donna affascinata dal lusso ma sempre coinvolta nel vero amore, che però conosce mille ostacoli. Oogni volta che affronta Des Grieux nei duetti viene sempre interrotta.  Si potrebbe allora parlare dell’opera della separazione, fino alla fine, quando l’ultima barriera è la morte».

Alla luce delle sue dichiarazioni cosa pensa di questo debutto?

«Se hai studiato e diretto solo Butterfly non puoi conoscere il quadro complessivo ma è vero che ogni volta che dirigi un’opera ne scopri un’altra e sei stimolato a proseguire in questo percorso di conoscenza. Con gli orchestrali e il coro dell’Arena mi trovo benissimo perché, oltre alla loro esperienza, hanno anche una desiderio di comunicazione che incoraggia moltissimo. Inoltre, gli orchestrali veronesi hanno alle spalle un percorso  che permette loro di eseguire le parti nel migliore dei modi. Beethoven diceva che “una nota sbagliata è insignificante ma una nota suonata senza anima è imperdonabile”. Quando l’anno scorso ho lavorato a Verona per Norma con la regia di Hugo De Ana – che per me è un genio ed è stato veramente formativo – c’erano due opzioni: o si trovava l’ispirazione per creare l’emozione nel pubblico oppure rassegnarsi alla pesantezza. E in quell’occasione siamo riusciti, credo, a suscitare una buona dose di trepidazione».

Maestro Ciampa, lei è legato a dei famosi direttori d’orchestra, anche perché ne è stato l’assistente, come i Maestri Antonio Pappano e Daniel Oren. Questa vicinanza le è stata d’aiuto?

«Questi rapporti fanno parte delle cose più belle del mio vissuto artistico. Conoscere Pappano e Oren è stata una grande fortuna, per la possibilità di scambiare idee, oltre a essere stato il loro l’assistente. Pur essendo così famosi questi artisti sono sempre in ricerca, non si fermano mai, non ripetono mai la stessa cosa perché studiano. Quando dirigevo Bohème a Firenze e il Maestro Pappano la stessa opera a Londra, ci scambiavamo molti pareri. Dal Maestro Oren ho imparato cosa significa il teatro: basta guardarlo. Lui non dirige solo l’orchestra ma tutto il teatro, gli ingressi, le uscite, gli effetti. Fare l’assistente consente una crescita indescrivibile, diversa dalla fase del conservatorio».

Francesco Ivan Ciampa (Photo OAM)

Lei ha avuto l’occasione di incontrare grandissimi cantanti, tra cui Diana Damrau e Leo Nucci…

«Verissimo, ho lavorato con cantanti internazionali. In particolare con la signora Damrau ho cominciato all’Opéra Bastille di Parigi facendo La Traviata che è diventata per entrambi un caposaldo della nostra carriera. Poi Leo Nucci, è magico. Artisti che non si fermano mai di pensare. Prima di andare in palcoscenico si parla anche dieci minuti su una sola battuta. Vedere un artista così grande che mette in discussione se stesso è per me motivo di gioia. Con la signora Damrau andremo a fare Maria Stuarda a Berlino, una nuova esperienza».

Maestro Ciampa, perché non ci racconta della sua attività a Benevento?

«Un artista se pensa solo alla sua carriera fa il suo lavoro a metà e per questo a Benevento, dove ho fondato una orchestra di giovani di 23-25 anni, porto avanti un’esperienza che è una delle cose più belle della mia vita, personale e musicale. Sono 80 ragazzi e siamo alla quarta stagione di concerti. Ho invitato i Maestri Pappano e Oren a dirigere l’orchestra e ne sono stati entusiasti perché credono in questo progetto da cui è possibile attingere tanta energia. L’istituzione vive con i soldi dei biglietti, iI ragazzi si prendono le sedie, i leggii, lo strumento e suonano. Se non costruiamo oggi insieme ai giovani domani potremmo ritrovarci i teatri vuoti. Dopo Manon Lescaut torno a Benevento dove faremo la Terza di Beethoven e il Concerto per pianoforte di Schumann».

Un’ultima dichiarazione sul Teatro Verdi di Salerno. Ha lasciato la sua impronta?

«Il Verdi è il teatro dove io ho imparato tutto. Infatti, la prima cosa che ho fatto lì è stato spazzare la neve di Bohéme, nel 3° atto. Lo dico con grande orgoglio, è un gesto d’amore. Il palcoscenico è una macchina infernale, bello avere la curiosità di conoscerne la terminologia: la schiacciola, la quinta, il fondale, la cantinella. Se non le vivi…».

Roberto Tirapelle

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Roberto Tirapelle

Roberto Tirapelle

Roberto Tirapelle, nato a Verona e laureato a Bologna, è un giornalista-pubblicista, critico cinematografico internazionale e studioso di musica. Collabora con la testata Mediartenews e svolge attività come addetto stampa presso importanti istituzioni veronesi. Ha scritto alcuni libri di cinema e musica. roberto.tirapelle@libero.it