Manon Lescaut nella provocatoria versione di Graham Vick
3 Mar 2018
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Manon Lescaut nella provocatoria versione di Graham Vick

Quattro gli spettacoli al Filarmonico di Verona, una coproduzione di fondazione Arena e Teatro La Fenice di Venezia ripresa da Marina Bianchi. Protagoniste in scena, per il ruolo del titolo, Amarilli Nizza  e Francesca Tiburzi –

Domenica 4 marzo 2018 torna al Teatro Filarmonico di Verona Manon Lescaut, uno dei capolavori di Giacomo Puccini. L’opera è proposta per quattro rappresentazioni (martedì 6 marzo, ore 19; giovedì 8 marzo, ore 20; domenica 11 marzo, ore 15.30) nella coproduzione di Fondazione Arena e Teatro La Fenice di Venezia, ideata nel 2010 dal regista Graham Vick e ripresa da Marina Bianchi. Le scene sono di Andrew Hays, i costumi di Kimm Kovac, il lighting design di Giuseppe Di Iorio,  i movimenti mimici di Ron Howell, ripresi da Danilo Rubeca. La direzione di orchestra, coro e interpreti è affidata al Maestro Francesco Ivan Ciampa che torna sul palcoscenico veronese dove affronta per la prima volta questo titolo pucciniano.

Rappresentata per la prima volta al Teatro Regio di Torino il 1° febbraio 1893, Manon Lescaut decreta fin da subito il grande successo del compositore di Lucca, allora poco più che trentenne, sulla scena internazionale. Sempre nel 1893 il titolo approda al Teatro Filarmonico di Verona, come seconda opera pucciniana ad esservi rappresentata dopo Le Villi. Tornerà poi al Filarmonico in tempi più recenti, nel 1984 e, quindi, nel 2011 con la regia di Vick ripresa dalla Bianchi. All’Arena di Verona Manon viene rappresentata solamente nel 1970, ma l’occasione è memorabile per il debutto sul palcoscenico scaligero della grande Raina Kabaivanska.

2018-02-27, CS Manon Lescaut, Marina Bianchi, Cecilia Gasdia, Ivan Ciampa (Photo OAM)

2018-02-27, CS Manon Lescaut, Marina Bianchi, Cecilia Gasdia, Ivan Ciampa (Photo OAM)

Manon trova nella messa in scena di Vick una lettura che porta in evidenza in maniera cruda, tagliente e quasi espressionista quanto l’eroina pucciniana sia profondamente e tragicamente attuale. L’allestimento, come afferma lo stesso Vick nelle sue note di regia, intende discostarsi da una rappresentazione tradizionale dell’opera, rivisitandola e inquadrandola invece in una sorta di “lezione di morale” per «ricreare l’impatto giovane e fresco della prima Manon; una freschezza che emerge anche dalla ricchezza e dall’abbondanza delle invenzioni musicali di Puccini, un Puccini che “sogna” un amore romantico, ideale, poetico».

A Manon Lescaut Ciampa arriva con un percorso quasi “al contrario” rispetto alle composizioni pucciniane: «Sono partito da Turandot e poi le ho affrontate quasi tutte; Manon Lescaut è la penultima, mi manca solo La fanciulla del West». In Manon Ciampa trova nella partitura «un’esplosione, un torrente di idee». Inoltre il direttore d’orchestra dichiara di avere una predilezione particolare per questo titolo anche per un altro motivo: «Manon è l’unica eroina non solo pucciniana, ma nella storia del melodramma, che muore a tempo di minuetto. E questo è geniale». Infatti, per tutta l’opera vediamo una donna costretta a scappare o interrompere il suo rapporto d’amore a causa delle frivolezze e delle vanità dalle quali dipende completamente. Tuttavia alla fine sembra accorgersi in cosa consista l’amore vero e più puro e, come in una slow motion, ripercorre la sua vita accompagnata fino all’ultimo respiro da questo minuetto via via sempre più lento: «È meraviglioso pensare che non esista tempo musicale più giusto. Il minuetto era un danza d’élite e così Puccini, rallentandolo fino all’estremo, in 4 o 5 battute condensa tutto il concetto dell’esistenza di Manon».

2018-02-27, Manon Lescaut, Amarilli Nizza, Marina Bianchi, Cecilia Gasdia, Ivan Ciampa (Photo OAM)

2018-02-27, Manon Lescaut, Amarilli Nizza, Marina Bianchi, Cecilia Gasdia, Ivan Ciampa (Photo OAM)

Protagoniste in scena per il ruolo del titolo le voci sopranili di Amarilli Nizza (4, 8, 11/03), apprezzata interprete di numerose produzioni areniane dal 2003, e Francesca Tiburzi (6/03) al suo debutto con Fondazione Arena. Debutta con i complessi artistici areniani nei panni di Lescaut anche Giorgio Caoduro (4, 8/03), baritono che ha sostenuto i principali ruoli del repertorio lirico e brillante nei più prestigiosi teatri del mondo, al quale si alterna Elia Fabbian (6, 11/03). Dopo il successo come Radamès durante lo scorso Festival areniano, affronta ora per la prima volta il palcoscenico del Filarmonico con il personaggio di Renato Des Grieux il tenore uruguaiano Gaston Rivero (4, 8/03), in alternanza al coreano Sung Kyu Park (6, 11/03), che torna a Verona dopo la performance del 2012 in Iris di Mascagni. Il giovane basso veronese Romano Dal Zovo debutta il ruolo di Geronte de Ravoir, dopo la brillante performance come Lodovico nell’Otello che ha inaugurato la Stagione. Dopo aver preso parte ad Otello tornano anche Giovanni Bellavia nel duplice ruolo dell’Oste e del Sergente degli arcieri e Alessia Nadin nei panni di Un musico, mentre nuove voci completano il cast di questa produzione: Andrea Giovannini come Edmondo, Bruno Lazzaretti sia per Un lampionaio che per Il maestro di ballo, infine Alessandro Busi in Un Comandante di Marina.La produzione vede impegnati l’Orchestra, il Coro preparato da Vito Lombardi e i Tecnici dell’Arena di Verona.

Per informazioni e prenotazioni:
biglietteria@arenadiverona.it
Call center 045.8005151

Nella foto in alto: 2018-02-27, Manon Lescaut. Marina Bianchi, Cecilia Gasdia, Ivan Ciampa, Romano dal Zovo (Photo OAM)

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