13 febbraio 2018
Camilla Cortese (9 articles)
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Giacchieri: «Senza prove in Arena si spegne la magia dell’Opera»

INTERVISTA – Verona città della lirica? Se lo chiede l’ex sovrintendente Renzo Giacchieri. Nel 2016 lirica ed extralirica si sono “equamente” divise le serate con 47 eventi a testa. Nel 2017 per Aida Fura dels Baus, Rigoletto e Madama Butterfly non c’è stata la prova generale, mentre Aida 1913 e Tosca non hanno avuto nemmeno l’ante-generale –

Sovrintendente dell’Ente Lirico prima (1982-1986) e della Fondazione Arena poi (1998-2002), Renzo Giacchieri nel 1982 raccolse a Verona il testimone della memorabile sovrintendenza di Carlo Alberto Cappelli dopo essere stato dirigente Rai e aver ricoperto incarichi di vertice in prestigiose istituzioni, come il teatro Carlo Felice di Genova, il Teatro San Carlo di Napoli e la Fondazione Festival Pucciniano di Torre del lago Puccini (LU). Romano di nascita ma veronese d’adozione, laureato in musicologia e con una lunga esperienza di regia, di Giacchieri si ricordano in Arena le grandiose direzioni di Nabucco (1981), Macbeth (1982) e uno straordinario Don Carlo (1992).

– Maestro Giacchieri, nel 2017, tra i concerti di Zucchero, Il Volo, Nek e Wind Music Awards la lirica si è riappropriata degli spazi per le prove solo a ridosso dell’inaugurazione.

«Non so immaginare qualcosa di peggiore per la lirica in Arena: interrompersi durante il montaggio di un’opera per dare spazio a qualcosa di completamente diverso. Sia il regista che il direttore d’orchestra hanno bisogno del teatro. Quando nel 1981 feci la mia prima regia in Arena misi in scena con una prospettiva sbagliata e me ne accorsi salendo sulla cavea: i creativi della produzione devono permettersi il lusso di sbagliare perché non sempre la fortuna aiuta, per questo serve il tempo per provare, verificare ed eventualmente correggere».

Renzo Giacchieri (Photo Damarossa)

– Sempre nel 2017 Aida Fura dels Baus ha avuto 5 prove e l’ante-generale ma, come  per Rigoletto e Madama Butterfly, non c’è stata nessuna prova generale. Aida 1913 e Tosca non hanno avuto nemmeno l’ante-generale.

«In passato lo spazio areniano per attività diverse dall’opera è stato distribuito in maniera scriteriata, ci sono produzioni che sono andate in scena dopo aver provato soltanto nei capannoni della Fiera dove mancano le gradinate, l’acustica è diversa e non c’è il confronto con il palcoscenico areniano. Pensi come sono andate a casaccio le luci! Forse hanno potuto usare le schede dell’anno precedente, ma si sa che la notte non è mai la stessa e le luci vanno provate. Lo spettacolo dal vivo è un’opera d’arte vivente, per questo rende, per questo piace e affascina e per questo tutto va provato con il dovuto tempo, sul posto».

– C’è anche da considerare l’elemento meteorologico: se c’è un’estate piovosa, come quella del 2014, molte prove saltano.

«Non provare è un errore sotto tutti i punti di vista. Infatti, sui giornali ho letto numeri incredibili, soprattutto per Tosca, che è un’opera che fa sempre il tutto esaurito! La scorsa estate l’ho messa in scena a Catania e il teatro era stracolmo, perché in Arena non succede? In passato Tosca e Carmen erano la garanzia di un teatro sempre pieno».

– Nabucco ha avuto 16 prove in Arena (compresa ante-generale e generale) perché era un nuovo allestimento, ma è stata l’unica opera che ha avuto questo privilegio.

«Quando ho visto Nabucco nell’allestimento di Arnaud Bernard ho sospirato di gioia. L’ho trovato bellissimo, pieno di forza e vitalità, una grande produzione piena di azione e dettagli, anche nei costumi. Mi ha ricordato quando l’Arena di Verona era “l’Arena”, c’era il pienone e i melomani accorrevano da tutto il mondo per assistere agli spettacoli».

Renzo Giacchieri, Franco Zeffirelli (Photo Fondazione Arena)

– Durante il festival, tutto il lavoro di messa a misura e vestizione viene fatto nel retropalco dell’Arena, servono grandi spazi dato il volume di costumi e oggetti per le centinaia di comparse, coristi e solisti. Quando gli eventi di extralirica si sovrappongono al festival la sartoria deve sgomberare, chiudere tutto a chiave in un paio di stanze e poi, a evento finito (magari la notte stessa), riallestire in fretta nei cameroni, con un notevole dispendio di tempo e lavoro…

«Negli ultimi anni a Verona si è manifestato poco interesse  per la lirica. Il sindaco Flavio Tosi disse apertamente che avrebbe potuto chiudere Fondazione Arena per fare un festival con personale ingaggiato a stagione (orchestra, coro, balletto, maestranze, ecc.). L’allora Sovrintendente Francesco Girondini non amava la lirica e una volta dichiarò pubblicamente che secondo lui l’opera era finita perché passeggiando in Piazza Bra la gente chiedeva autografi al famoso artista pop che lo accompagnava mentre nessuno aveva riconosciuto il tenore Placido Domingo. Sono dichiarazioni che lasciano allibiti: l’opera lirica è un patrimonio di questa città!».

– L’ex sovrintendete Giuliano Polo ha dichiarato che nel 2017 l’affitto dell’anfiteatro per 40 serate di extralirica aveva portato un incasso di 1.360.000 euro: se li dividiamo per 40, fa 34.000 euro a sera. Considerato il disagio che comportano questi eventi, non si potrebbe almeno chiedere di più?

«Questo aspetto non veniva gestito dalla Fondazione ma dal Comune. È capitato che il sindaco Tosi concedesse l’Arena gratuitamente a chi gli andava a genio. Il caso più eclatante fu quello di Albano, che ebbe il teatro gratis per sei giorni di prove e spettacoli…».

– Nel 2016 lirica ed extralirica si sono “equamente” divise le serate con 47 eventi a testa.

«Questo è grave. Per un appassionato di lirica l’Arena di Verona è come La Mecca per un mussulmano: se a La Mecca iniziassero a tenere anche riti ebraici o cristiani, i mussulmani non vi si recherebbero più in pellegrinaggio perché il luogo perderebbe di valore, non sarebbe più l’esperienza della vita. Se si toglie l’aura dell’Arena, che è rinata e cresciuta in tempi moderni per una proposta artistica di opera lirica italiana e internazionale, ecco che il mito si sgonfia e la necessità di andarci diventa secondaria».

– Se però l’Arena non si riempie non è solo colpa dell’extralirica…

«Un calo delle presenze non deve essere l’occasione per giustificare un minor interesse da parte delle istituzioni. Non tutti possono permettersi di assistere all’opera e ai concerti e allora occorre trovare le formule giuste per incentivare le presenze, magari prendendo esempio da altre esperienze all’estero dove i teatri fanno il tutto esaurito».

Renzo Giacchieri (Photo Damarossa)

– In pratica lei come organizzerebbe il calendario di lirica e extralirica?

«In primavera e in autunno le iniziative extralirica vanno benissimo. Invece, da maggio ad agosto l’Arena dovrebbe poter essere ad uso esclusivo della lirica, con rare e prestigiose eccezioni, come i galà».

– In conclusione, il lavoro della lirica crea un’atmosfera, fra prove e allestimenti nasce piano piano la magia dello spettacolo dal vivo mentre le interferenze turbano la sacralità dell’arte.

«Ricreare ogni volta la tensione positiva che tiene vivo lo spettacolo è una fatica enorme. Può accadere che le cose non girino per il verso giusto proprio perché vengono a mancare quei momenti importanti da cui nasce il feeling che alimenta la forza creativa. E se vengono a mancare quella tensione, quel momento… si spegne tutto».

Camilla Cortese

 Foto in alto: Renzo Giacchieri (Photo Damarossa)

Camilla Cortese

Camilla Cortese

Camilla Cortese nasce nel 1982 a Verona. Odia i numeri, ma parlano più in fretta delle lettere, quindi… quattro lingue, due lauree, di cui una in giornalismo, otto redazioni, sette lavori, un licenziamento. Oggi è consulente di comunicazione e giornalista free lance. E poi una casa, due gatti, trenta piante, milioni di parole in testa e due romanzi (per ora). camilla.cortese@hotmail.it