7 febbraio 2018
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Otello all’Arena di Verona, una storia che inizia nel 1936

Il debutto in riva all’Adige porta la firma di Ettore Fagiuoli, l’ultimo allestimento, curato da Giuliano Montaldo, è del 1994. Con strascichi polemici, come avvenne nel 1955 quando Roberto Rossellini si ritirò a causa di «ridicoli divismi e infantili orgogli». Quell’anno Otello era Mario del Monaco –

Otello debutta in Arena nel 1936 e a Verona è presente altre sette volte, di cui due allestite al Teatro Filarmonico: la prima nel 1990, la seconda – a distanza di quasi trent’anni – nell’anno in corso, come primo titolo nella Stagione Lirica 2018.

L’allestimento del 1936 porta la firma dell’architetto Ettore Fagiuoli, che per la prima stagione a cielo aperto di Otello tradusse la volontà di rinnovamento espressagli dall’allora Ente Lirico, nello sforzo di una totale revisione dell’impianto scenografico, attingendo in parte dalla personale esperienza, in parte “dai contributi che altri operatori erano venuti apportando negli anni”, si legge nel testo Scenografie Areniane, catalogo della mostra dei bozzetti di 60 stagioni liriche, edito dal Comune di Verona.

La scelta si orienta verso costruzioni volumetriche e stilizzate, che sfruttano le gradinate a diversi livelli, utilizzando il “boccascena a cannocchiale” per le tre scene fisse degli interni (così da variarne, all’occorrenza, l’ampiezza) e un telone nero a sfondo della tenebrosa e romantica cena sul porto di Cipro, per simulare al meglio l’oscurità notturna. “L’adesione al dramma è ancora una volta sottolineata da un uso simbolico del colore”, e cioè “il rosso cupo per i primi tre atti, e tonalità azzurre nella tragica scena finale”.

1948, Arena, Otello (Photo Bertolazzi, Fondazione arena)

Tengono a battesimo il primo Otello areniano Francesco Merli (Otello), Mario Basiola (Jago), Pia Tassinari (Desdemona), diretti da Carlo Piccinato. Su L’Arena dell’8 agosto 1936, giorno della prima, si parla del “valoroso baritono cremonese” Basiola, “uno dei migliori interpreti delle grandi parti del suo ruolo, non solo per virtù della sua voce, di ottimo timbro, ampia e squillante, ma anche per la sua intelligenza e cultura”. E per questo, “uno dei più adatti e forti interpreti della complessa figura di Jago”.

Nel 1948 si respira un nuovo cambio di stile. La scenografia a cura di Pino Casarini opta per l’abolizione di ogni prospettiva artificiale a favore di quella naturale, resa attraverso “la reale dislocazione degli elementi plastici e l’appropriazione dello spazio areniano, che – come spiega il testo sopracitato – viene privato dei limiti del boccascena”, in bilico tra architetture classicheggianti ed elementi orientaleggianti. Diretti da Guido Salvini vanno in scena nei principali ruoli, Ramon Vinay (Otello), Carlo Tagliabue (Jago), Renata Tebaldi (Desdemona).

1955, Arena, Otello (Photo Fondazione Arena)

Quella del 1955 è un’edizione che “scotta”. Nonostante il cast di grandi nomi, quali Mario del Monaco (Otello), il veronese Ivo Vinco (Ludovico), Cesy Broggini (Desdemona), il regista Roberto Rossellini solleva un polverone di polemiche  proprio a  pochi giorni dalla prima, e l’Ente si trova costretto a dirottare l’incarico su Carlo Maestrini. «Con sommo rincrescimento ho dovuto declinare l’incarico di dirigere l’Otello», spiegava Rossellini alla stampa locale. «Quando mi fu affidato chiesi infatti una prova con le masse, tre prove con tutta la compagnia, un avanti-prova generale e la prova generale. Senza sfiorare la questione economica. Giunsi a Verona 15 giorni di anticipo sulla data della prima recita, ma, malgrado i miei continui e pressanti solleciti, non mi fu  reso possibile di prestare completamente la mia opera. Indubbiamente molte difficoltà vanno ascritte a ragioni di carattere tecnico proprio di un teatro all’aperto», incalzò il regista, «ma esse impongono anche un assoluto spirito di collaborazione tra tutti i realizzatori dello spettacolo, cosa che è mancata». Nella sua “invettiva”, il maestro fece inoltre riferimento a «ridicoli divismi e infantili orgogli». Il fuoco della querelle fu poi spento dal grande successo dell’allestimento di Maestrini.

Sull’allestimento del 1982, a firma Gianfranco de Bosio, con interpreti maschili Wladimir Atlantov (Otello) e Piero Cappuccilli (Jago), lo scenografo e costumista Vittorio Rossi ebbe a dire: «Otello è il personaggio che ho incontrato più volte durante il mio cammino professionale (la prima nel 1973 al Teatro Romano). Ogni volta il mio scopo è quello di sviluppare una “logica di invenzione teatrale” necessaria a mettere in luce nuovi significati rivelatori».

1994, Arena, Otello (Photo Fainello, Fondaione arena)

Scongiurato il rischio sciopero da parte degli orchestrali, “la nave di Otello è giunta salva in porto” anche nell’allestimento per la regia di Mattia Testi del 1990 al teatro Filarmonico, come riporta L’Arena del 25 gennaio, il giorno dopo il debutto. “Il sipario si è alzato sulla ben nota vela, gonfia di vento minaccioso di tempesta. Alla fine del primo atto la platea ha accolto gli interpreti principali e tutta la compagnia di canto con sentiti applausi, richiamando più volte alla ribalta il tenore Giuseppe Giacomini, il baritono Piero Cappuccilli, il soprano Maria Chiara“. Quell’anno dirigeva l’orchestra Angelo Campori, che in un’intervista rilasciata al critico Claudio Capitini spiegò: «Otello è il capolavoro della maturità verdiana, l’opera in cui il compositore di Busseto trova un modo diverso di esprimere tutta intera la sua musicalità, composta da un verde settantaquattrenne che ha voluto forzare i luoghi comuni del suo stesso melodramma, per sublimarli in una costruzione drammaturgica retta dalla penetrazione delle parole e da una scrittura strumentale non più schiava dalle formule».

L’ultimo allestimento areniano, datato 1994, si fregia, per alcune repliche, delle interpretazioni di Placido Domingo (Otello), Giorgio Zancanaro (Jago), Daniela Dessì (Desdemona), quest’ultima in alternanza con Katia Ricciarelli (intervista OAM) e Olga Romanko. E delle scene e costumi di Luciano Riccieri. La sera della prima è “a un soffio dell’esaurito”. Gli esiti festosi della partita Italia-Spagna “lo avevano messo in crisi a poche battute dall’inizio. (…). La calma è stata però ripristinata dalle forze dell’ordine – riporta sull’Arena il critico Gianni Villani – e così Otello ha potuto cantare tranquillamente il suo ‘Esultate’. Il protagonista Atlantov,  nella bianchissima veste del vincitore ci sorrideva, lisciandosi la nera barba e lasciando intendere che si sentiva in posizione di partenza ideale. Imperturbabile il baritono Zancanaro, nel debutto di Jago. Sorridente la Dessì che per la prima volta si presentava per un’opera all’arena. Ma soprattutto sorridente il maestro Daniel Oren (intervista OAM) persino in vena di qualche battuta di spirito”. Tra gli spettatori faceva capolino un ospite d’eccezione: il celebre regista Ettore Scola, collega di Giuliano Montaldo, firma dell’allestimento verdiano.

Francesca Saglimbeni

Foto in alto: 1955, Arena, Otello, Ingrid Bergman, Roberto Rossellini (Photo Bisazza, Fondazione Arena)

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