5 febbraio 2018
Paolo Corsi (17 articles)
Share

Un cast all’altezza interpreta tutta la potenza di Otello

RECENSIONE – Un allestimento snello e moderno per il ritorno della penultima opera di Verdi al Filarmonico di Verona. Ottime la direzione di Antonino Fogliani, così come le performances del soprano Monica Zanettin (Desdemona), del baritono Vladimir Stoyanov (Jago) e del tenore Mert Süngü (Cassio). Grande prestazione di cori e orchestra –

Non si smette mai d’imparare e quindi di avere qualcosa di nuovo da esprimere. Potrebbe essere questa la lezione di un anziano signore, quel Giuseppe Verdi che a 74 anni è capace di trovare nuovi stimoli ed energie per stupire ancora una volta il pubblico dell’opera. E tutto ciò nonostante i gusti stiano cambiando, sotto l’incalzare di nuovi compositori e nuovi stili e le significative novità portate da Wagner. Il rischio di un clamoroso flop è molto alto e Verdi lo sa, ma sa anche quanto sia irrefrenabile quel desiderio di esprimere ciò che sente di non aver ancora espresso.

La composizione di Otello dura anni, con frequenti soste e ripensamenti. Ma alla fine, a dispetto della conflittualità tra compositore e librettista, il lavoro di Arrigo Boito su Shakespeare produce esattamente quanto la musica di Verdi esige. Sul suo libretto “a struttura continua” Verdi scrive una musica che rompe gli schemi e si sviluppa in un compiuto discorso unitario, dove suono musicale e suono della parola si identificano in maniera assoluta. Lo stile compositivo si evolve, conservando però il segno distintivo della personalità del compositore. L’indagine introspettiva dei personaggi è ancora un punto fermo, che qui si attua per tramite di melodie brevi, dolci, disperate e un’orchestrazione che combina ardite sonorità e straordinari giochi armonici e cromatici, senza tuttavia mai prevaricare sul canto.

2017-02-04, Filarmonico, Otello (Photo Ennevi, Fondazione Arena).jpg

2017-02-04, Filarmonico, Otello (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

L’allestimento di Otello al Teatro Filarmonico è un bell’esempio di come tutto questo possa essere messo in pratica. La concertazione e direzione del maestro Antonino Fogliani (intervista) fa tesoro delle indicazioni del compositore, regalando una prestazione impeccabile. C’è un ottimo bilanciamento dei volumi e un perfetto sincrono tra strumenti e voci. Ne è un esempio eloquente la conduzione del grande concertato del terzo atto.

Il tutto facilitato da un impianto scenico funzionale, opera di Edoardo Sanchi, e dalla regia di Francesco Micheli, ripresa da Giorgia Guerra, che ha nella capacità di organizzare i movimenti, in particolar modo quelli di massa, un suo punto di forza. Gli sfondi maestosi e il toulle che spesso scende a chiudere il proscenio, riproducono attraverso mappe celesti e le loro immagini simboliche, il mondo che avviluppa le vite dei protagonisti. Un enorme cubo appare, si ritrae e ruota su se stesso per mostrare l’alcova dove nasce e muore l’amore di Otello e Desdemona. Bastano poi pochi elementi agevolmente piazzati e tolti dalla scena, come i modellini dei velieri o i letti di una caserma militare, per suggerire il luogo che al momento è cornice dell’azione.

Quanto ai cantanti, va detto che l’intera compagine, protagonisti, Coro dell’Arena di Verona diretto da Vito Lombardi e Coro di Voci bianche diretto da Paolo Facincani, rappresentano un cast di alto livello.

Nel dettaglio non si può fare a meno di sottolineare l’eccellente prova del baritono Vladimir Stoyanov, di notevole presenza vocale in tutta la gamma, dotato di un timbro omogeneo e incisivo. Scenicamente ha reso in maniera totale la perfidia di Jago, pur non possedendo una fisicità imponente, solitamente associata al maligno, o forse proprio grazie a questo contrasto. Il soprano Monica Zanettin (intervista) ha voce solida e ben controllata, ma per gran parte dell’opera ha mostrato una Desdemona non propriamente fragile. Caratteristica emersa però molto bene nel finale, nell’interpretazione della “Canzone del Salice” e nell’invocazione alla Vergine. Molto bene anche il Cassio di Mert Süngü e in generale tutti i comprimari. Al di sotto delle aspettative, invece, il protagonista, il tenore Kristian Benedikt, nei panni di Otello. Il personaggio fremente, impulsivo ed eroico, cui ben si adattano le caratteristiche del tenore drammatico, si è visto poco. Scenicamente molto più statico dei suoi colleghi è parso muoversi su un piano diverso, non ben integrato nel racconto collettivo.

Nel complesso si è comunque trattato di un ottimo allestimento, con il quale festeggiare il ritorno di Otello nel teatro veronese. Repliche: martedì 6 febbraio, ore 19.00 – giovedì 8 febbraio, ore 20.00 – domenica 11 febbraio, ore 15.30.

Paolo Corsi

Foto in alto: 2017-02-04, Filarmonico, Otello (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

Prezzi Opera da euro 11 a euro 60
biglietteria@arenadiverona.it
Call center 045.8005151

Cartellone
Foto
Video
Recensione

Paolo Corsi

Paolo Corsi

Paolo Corsi è nato a Verona e vive in provincia di Trento. È attore, autore e critico teatrale. Da sempre appassionato d'opera, ha studiato canto e si è esibito come solista e in varie formazioni corali, partecipando come corista ad alcuni allestimenti di opere di Verdi, Rossini e Mozart. www.paolocorsi.it - posta@paolocorsi.it