20 gennaio 2018
Angela Bosetto (20 articles)
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Rigoletto illumina il tempio verdiano del Regio di Parma

RECENSIONE – Mattatore indiscusso dello spettacolo è Leo Nucci, che trova nella Gilda di Jessica Nuccio una figlia ideale. Uno spettacolo colmo di riferimenti all’arte cinquecentesca e giocato sul tema del contrasto. Encomiabile la prova del Coro preparato da Martino Faggiani –

Grande festa alla corte del Teatro Regio di Parma per l’apertura ufficiale della stagione lirica 2018 e i 50 anni di carriera di Leo Nucci (intervista: Leo Nucci, il Rigoletto più applaudito del mondo) Nel tempio verdiano per eccellenza, quale altro titolo avrebbe potuto celebrare il duplice evento se non Rigoletto, primo capitolo della Trilogia Popolare (gli altri due sono Il trovatore e La traviata), nonché l’opera che il baritono di Castiglione dei Pepoli ha interpretato oltre 500 volte? E, sotto l’energica e incalzante direzione di Francesco Ivan Ciampa, Rigoletto fu, sia alla faccia dei soliti incontentabili che accusano Nucci di aver trasformato il personaggio nel Rigo-Leo, sia per la gioia di coloro che, quando si parla del buffone gobbo, sentenziano semplicemente: “Come Leo nessuno mai.” In fondo, se (citando l’omonimo dramma di Victor Hugo a cui si ispira il capolavoro di Giuseppe Verdi) il re si diverte, anche Parma lo fa.

2018, Regio Parma, Rigoletto (Foto Roberto Ricci)

L’allestimento scelto per l’occasione è quello, classicissimo, ideato nel 1987 dal compianto regista, scenografo e costumista Pier Luigi Samaritani, oggi ripreso dalla sua assistente ed erede Elisabetta Brusa (con luci di Andrea Borelli). Uno spettacolo colmo di riferimenti all’arte cinquecentesca e giocato sul tema del contrasto. Il primo atto verte sul conflitto fra le due vite di Rigoletto. Da un lato il maligno giullare che sollazza con le sue salaci beffe la dissoluta corte mantovana (persa in un opulento banchetto, che ammicca ai cromatismi di Paolo Veronese e agli ambienti di Giulio Romano), dall’altro il premuroso padre di Gilda (fanciulla dal look tizianesco), l’amata figlia custodita nella piccola dimora “in un remoto calle”. Nel mezzo, l’oscura caligine (fisica e metafisica) nella quale Rigoletto, angosciato dalla maledizione di Monterone, viene avvicinato dal sicario Sparafucile, proprio mentre sta rincasando con il sacco in cui ha riposto il suo variopinto copricapo. E il pensiero corre subito a un altro sacco dal contenuto ben più terribile, frutto di questo cruciale incontro.

2018, Regio Parma, Rigoletto (Foto Roberto Ricci)

Se però si parla di istanti fatali, non si può non lodare l’escamotage che sancisce il passaggio dall’interno all’esterno dell’abitazione di Rigoletto (dove si celano i cortigiani in attesa), ottenuto tramite una tecnica tipica sì del linguaggio cinematografico (la dissolvenza incrociata), ma realizzata mediante gli strumenti (spaziali e luministici) del palcoscenico. Il secondo atto, collocato in un teatro che richiama l’Olimpico di Sabbioneta (progettato da Vincenzo Scamozzi), si concentra sul dualismo fra l’uomo e la maschera (o meglio, “la larva del buffon”), che Rigoletto è costretto a indossare sino a quando furia e dolore non esplodono nella straziante invettiva «Cortigiani, vil razza dannata». L’ultimo atto gioca sulla specularità fra ciò che avviene nella casa di Sparafucile (situata in un’antica torre in rovina al limitare di un canneto, segno che il Mincio è accanto) e quanto si svolge nella strada sottostante. Una contrapposizione che raggiunge l’apice durante il quartetto «Bella figlia dell’amore», per poi cancellare il resto del mondo nel tragico finale.

2018, Regio Parma, Rigoletto (Foto Roberto Ricci)

Mattatore indiscusso dello spettacolo il “vecchio leone” Nucci, che trova nella Gilda di Jessica Nuccio una figlia ideale. Verona li ha visti trionfare insieme la scorsa estate nella loro unica data areniana di Rigoletto e Parma li riunisce in forma smagliante. Ogni recita di Nucci (che tenne a battesimo l’allestimento di Samaritani nel 1987 e la cui longevità artistica ha del prodigioso, considerando i quasi 76 anni) è una master class sull’uso della parola scenica verdiana e su come si costruisce un personaggio attraverso gli accenti, l’espressività, l’interpretazione e la mimica. Di Jessica Nuccio colpiscono il timbro vellutato, la padronanza degli acuti, la morbidezza dei filati e delle mezze voci, ma è soprattutto l’accurata adesione drammaturgica a far sì che la sua Gilda provochi autentica commozione.

2018, Regio Parma, Rigoletto (Foto Roberto Ricci)

Le faville della coppia Nucci-Nuccio (incluso l’inevitabile il bis della cabaletta «Sì, vendetta, tremenda vendetta») mettono purtroppo un po’ in ombra il Duca di Mantova di Stefan Pop, il quale, pur sostanzialmente corretto, dotato di una valida dizione e avvantaggiato sul piano dell’estensione, spesso finisce per risultare più stentoreo che ricco di sfumature. Sparafucile e Maddalena (che Samaritani solleva dallo status di fratelli diabolici, ritraendoli piuttosto come onesti professionisti del crimine) si avvalgono della solida autorevolezza di Giacomo Prestia e della calorosa partecipazione di Rossana Rinaldi. Funzionale anche se alquanto enfatico il Monterone di Carlo Cigni, mentre una menzione speciale va a Enrico Marabelli (che ha sostituito all’ultimo momento e con grande professionalità l’indisposto Marco Nisticò come Marullo) e alla brava Arianna Manganello (nella duplice parte della Contessa di Ceprano e del paggio). Efficaci Carlotta Vichi (Giovanna), Giovanni Palmia (Matteo Borsa), Daniele Terenzi (Conte di Ceprano) e Tae Jeong Hwang (Usciere). Encomiabile la prova del Coro del Regio, preparato da Martino Faggiani. Applausi finali per tutti, ovazione per la Nuccio e pubblico in piedi per Nucci. Forse, davvero, come Leo nessuno ancora.

Angela Bosetto

Foto in alto: 2018, Regio Parma, Rigoletto (Foto Roberto Ricci)

Angela Bosetto

Angela Bosetto

Angela Bosetto è nata a Verona, si è laureata in lettere a Trento, ha conseguito un master in Scritture per il Cinema a Gorizia e ha pubblicato il saggio “Sette passi nel terrore. Edgar Allan Poe secondo Roger Corman” (Perosini). Giornalista pubblicista, collabora con la Rivista del Cinematografo e il quotidiano L’Arena, occupandosi di letteratura, cinema, storia e opera lirica.