2 gennaio 2018
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Tutta una vita nel Rigoletto di Nucci al Regio di Parma

L’opera verdiana il 12 gennaio inaugura la stagione lirica nella città emiliana. Leo Nucci: «Rigoletto è un  personaggio  talmente profondo che dà la possibilità ogni volta di rinnovarlo mettendo tutto se stesso senza sovrapporre intellettualismi: a quel punto sì che l’esperienza accumulata viene fuori» –

«Il debutto nel ruolo del buffone verdiano, il 10 maggio 1973 è avvenuto con mia moglie incinta – spiega il baritono Leo Nucci, “il” Rigoletto per eccellenza che per i 50 anni di carriera artistica torna protagonista nel ruolo del buffone verdiano al Regio di Parma, dal 12 al 21 gennaio nell’allestimento di Pier Luigi Samaritani del 1987 –; adesso siamo nonni di due nipoti, la vita cambia e se l’interprete si spoglia di se stesso e cerca il più possibile di vivere il personaggio, quello che si accumula dentro di tutto questo vissuto diventa spontaneamente ciò che cambia un’interpretazione dopo tanti anni».

Sarà Elisabetta Brusa a firmare la regia, ricordando Pier Luigi Samaritani di cui ė stata allieva, con le luci di Andrea Borelli. In scena Stefan Pop (Il Duca), Leo Nucci (Rigoletto), Maria Mudryak (Gilda), Giacomo Prestia (Sparafucile), Rossana Rinaldi (Maddalena), Carlotta Vichi (Giovanna), Carlo Cigni (Conte di Monterone), Marco Nisticò (Marullo), Pietro Picone (Matteo Borsa), Daniele Terenzi (Conte di Ceprano), Lavi Shahar (Contessa di Ceprano, Un paggio). Dirige Francesco Ivan Ciampa, sul podio dell’Orchestra dell’Opera Italiana e del Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani. Nelle recite in programma il 16, 19 e 21 gennaio saranno protagonisti Alessandro Scotto di Luzio (Il Duca), Daniela Cappiello (Gilda), George Andguladze (Sparafucile), Veta Pilipenko (Maddalena). Nelle recite del 19 e 21 gennaio il ruolo di Rigoletto sarà interpretato da Amartuvshin Enkhbat.

Rappresentato per la prima volta al Teatro La Fenice di Venezia l’11 marzo 1851, prima opera della cosiddetta “trilogia popolare”, Rigoletto giunse sulla scena dopo un lungo travaglio, colpito dai divieti della censura, come già il dramma di Hugo Le roi s’amuse a cui s’ispira il libretto di Piave. Verdi vide subito nell’opera di Hugo “il più gran soggetto e forse il più gran dramma de’ tempi moderni” e, al fine di aggirare i divieti della censura, acconsentì a numerosi aggiustamenti, trasponendo l’azione nella cinquecentesca corte di Mantova e facendo divenire il re Francesco I di Francia un più anonimo Duca. Venuta finalmente alla luce, l’opera incontrò subito il favore del pubblico che ancora oggi non può resistere alla forza dirompente che scaturisce dal perfetto connubio di ricchezza melodica e potenza d’azione. Attorno al tema dell’amore paterno e alla figura del gobbo buffone, ma triste e rancoroso, descritto in tutto lo spessore tragico della sua condizione umana, Verdi costruisce un progetto musicale e drammaturgico di inarrivabile potenza che rompe gli schemi delle convenzioni operistiche e pone le premesse per l’evoluzione del melodramma nella seconda metà dell’Ottocento.

«Mettere in scena un’opera lirica – spiega la regista Brusa – vuol dire oggi confrontarsi con tanti interrogativi che incominciano con il chiedersi cosa sia la tradizione e cosa sia la modernità e come oggi, all’interno dei mille cambiamenti in corso, sia meglio procedere per non disperdere quel fuoco che alimenta ogni opera e che, personalmente, identifico con la capacità della lirica di creare continui e profondi affetti tra il palcoscenico e la sala. Al di là della potenza delle partiture e delle sonorità delle orchestre e delle voci, complici di questa antica alchimia sono anche gli allestimenti e il più “moderno” concetto di messa in scena. Ora, credo che il nostro Rigoletto possieda tutti questi elementi. Dentro all’ombra e alla dissoluzione in cui si muove la corte del duca di Mantova – prosegue la regista – affiorerà allora per contrasto una luce: la capacità di amare di Gilda, solida e affascinante figura di fanciulla che, grazie all’amore, si trasforma in donna/persona. Sottile linea di speranza di cui vogliamo nutrirci e che il teatro con la solidità della sua tradizione, capace però sempre di accogliere gli umori della modernità, può contribuire a diffondere, come faro di questo mare/mondo in tempesta».

«A Genova, prima della recita di debutto – spiega Leo Nucci – ho chiesto al regista, il grande Rolando Panerai, 94 anni, di poter avere una certa libertà interpretativa pur mantenendo la linea registica che mi aveva chiesto. Mi ha risposto di fare tranquillamente ciò che sentivo. Ecco, quello che ho avvertito dentro alla prima è diverso da quello che avevo sentito alla generale, e così alla successiva e poi ancora, sarà ogni volta differente. Se all’inizio mettevo solo la voce  ora mi rendo conto che è aver vissuto e assorbito la parola scenica a fare la differenza. È la parola scenica a dare la vita e dà la possibilità di reinventarti sulla base dell’esperienza che ci si è fatta. Tra l’altro Rigoletto è un  personaggio  talmente profondo che dà la possibilità ogni volta di rinnovarlo semplicemente mettendo tutto se stesso senza sovrapporre intellettualismi: a quel punto sì che l’esperienza accumulata viene fuori».

L’opera sarà presentata martedì 9 gennaio 2018 alle ore 17 al Ridotto del Teatro Regio di Parma, con ingresso libero, nell’incontro “Prima che si alzi il sipario”. Lo storico della musica Giuseppe Martini metterà in luce gli aspetti salienti dell’opera con l’esecuzione dal vivo di alcuni brani interpretati dal soprano Baek Hyejong, dal tenore Shin Dong Min, dal contralto Maddalena Erica Cortese, dal baritono Lee Hasuk del Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma, accompagnati al pianoforte da Park Eunhye e coordinati da Donatella Saccardi. (Repliche 14, 16, 19, 20, 21 gennaio 2018).

biglietteria@teatroregioparma.it
Telefono 0521 203999

Foto in alto: 2012, Regio di Parma, Rigoletto (Photo Roberto Ricci)

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