31 dicembre 2017
Roberto Tirapelle (22 articles)
Share

Die Lustige Witwe, un mix di allegria (lustig) e piacere (lust)

RECENSIONE – La vedova allegra apre in positivo la stagione 2017-2018 al Filarmonico di Verona mentre c’è attesa per Otello a febbraio con un cast verdiano super –

L’apertura di Stagione 2017/2018 di Fondazione Arena a dicembre al Teatro Filarmonico è stata l’occasione per rivedere La vedova allegra di Franz Lehár. Due gli obiettivi raggiunti: quello di un pieno successo conquistato attraverso il celebre allestimento di Gino Landi (regista teatrale e televisivo, oggi 84enne e presente a Verona per la prima) ripreso nella regia da Federico Bertolani e nella coreografia da Cristina Arrò, scene di Ivan Stefanutti, costumi di William Orlandi; e quello di rallegrare il periodo natalizio e di capodanno con quel brio, leggerezza e commedia che caratterizzò l’operetta fin dal suo nascere nel 1905 e diventata successivamente leggendaria (400 rappresentazioni solo nel primo periodo nel Theater an der Wien di Vienna con Louis Treumann (Danilo) e la boema Mizzi Gunter (Hanna), diretti dallo stesso compositore.

Louis Treumann, Mizzi Gunter

Tanto per fare un minimo di storia in Italia La vedova esordisce nel 1907 a Milano al Teatro Dal Verme per l’interpretazione di Emma Vecla, cantante lirica francese, pseudonimo di Adrienne Telmat, figura molto seguita e amata che influenzò la moda e il costume dell’epoca. Vennero replicate centinaia di recite. Anche l’Inghilterra ebbe la sua prima star e interprete della versione di Die lustige Witwe, cioè Lily Elsie, famosa attrice teatrale e cantante in epoca edoardiana. Ci piace anche ricordare che l’operetta ha avuto numerose riduzioni cinematografiche, tra le più significative citiamo quella muta di Erich von Stroheim del 1925 con Mae Murray e John Gilbert, la versione di Ernst Lubitsch (1934) con Jeanette MacDonald e Maurice Chevalier, che ha saputo dare al bianco e nero una eccitante intensità cromatica così da valorizzare i décor di Cedric Gibbons (stupefacente scenografo), e anche la controversa versione di Curtis Bernhardt (1952) con Lana Turner e Fernando Lamas.

Oggi La vedova allegra (The merry widow in inglese e La veuve joyeuse in francese), senza esagerare, crediamo stia raggiungendo il milione di rappresentazioni.

L’allestimento del Filarmonico si avvale di un doppio cast e si snoda su un fronte recitativo piuttosto accentuato, com’è tradizione mescolato ad un po’ di cabaret teatrale interpretato dalla figura di Marisa Laurito (la signorina Njegus, personaggio all’origine maschile ma trasformato nella segretaria dell’ambasciatore pontevedrino), nota attrice, cantante e showgirl di grande comicità. La sue presenza è stata salutata da un completo apprezzamento del pubblico.

2017-12-17, La vedova allegra, Filarmonico (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

Ad accompagnare la storia uno scrigno di canzoni e musiche dirette dal giovane maestro Sergio Alapont, al suo esordio a Verona. Con una carriera già notevole alle spalle ha diretto con correttezza, offrendo, ci sembra, più emozioni orchestrali sul fronte melodico che su quello brillante. I cantanti che hanno partecipato a tutte le recite sono stati Giovanni Romeo nel ruolo del Barone Mirko Zeta. Già per la terza volta a Verona dopo La cenerentola e Il Viaggio a Reims, Romeo ha dimostrato una buona recitazione e presenza. Anche Enrico Maria Marabelli nel personaggio del Conte Danilo Danilowitsch, figura centrale dell’operetta, che aveva già debuttato a Verona proprio con La vedova (ma nel ruolo del Barone) si presenta assai disinvolto e con una voce ben calibrata come nell’ultima canzone “Tace il labbro”.

Per gli altri ruoli da protagonisti invece c’è stato il doppio interprete. Per Valencienne si sono alternate Desirée Rancatore (Intervista: Desirée Rancatore è Valencienne al Filarmonico di Verona) e Lucrezia Drei. La palermitana Rancatore, dalla carriera già affermatissima, debutta nel ruolo ma a Verona era già stata con Gilda in Rigoletto in Arena e in un Gala e ancora al Teatro Ristori. Ha impresso molta forza in Valencienne sia come cantante che brillante soubrette. La Drei, giovane promettente soprano, già a Verona nel 2017 con Il viaggio a Reims, si conferma voce fresca e piena di luce che ha dato a Valencienne il ritmo giusto della Belle époque e le sue meraviglie.

Per Hanna Glawari (l’affascinante vedova del ricco banchiere pontevedrino), il personaggio da cui prende vita l’operetta, si sono avvicendate Mihaela Marcu e Elisa Balbo. La Marcu, già a Verona ne I Capuleti e i Montecchi, nella Vedova allegra e in Rigoletto, nella sua carriera oltre all’opera, diventa una specialista dell’operetta, tanto che viene riconosciuta in questo genere “Miglior voce e artista” della Romania. In questa occasione si presenta quindi con tutte le carte in regola e il risultato è affascinante: totale presenza scenica, voce avvenente, ma quello che incanta di più è la zona sentimentale e lo si vede nel duetto con Danilo e nella romanza “Vilja”. Per la Balbo, che ha una bella attività d’opera, era stata già a Verona per il Concorso di canto dell’Istituto Internazionale d’Opera e, vincitrice, le permette di interpretare Mimì e a seguire anche Lucia di Lammermoor, la prova di Hanna è più difficile, ma la supera con sicurezza.

Anche il personaggio di Camille de Rossillon ha un duplice interprete: Giorgio Misseri e Francesco Marsiglia. Il palermitano Misseri, a Verona nel 2012 con Macbeth, si destreggia abilmente; il napoletano Marsiglia, al Filarmonico nel 2014 con lo Stabat Mater, musicalmente interessante ma forse meno aderente alla sensualità del personaggio. Tutti gli altri sono nel giusto equilibrio: Francesco Paolo Vultaggio, Stefano Consolini, Daniele Piscopo, Serena Muscariello, Andrea Cortese, Lara Rotili, Nicola Ebau, Francesca Paola Geretto.

Efficace l’idea di inserire per ben due volte sul palco il violino di spalla dell’orchestra veronese Peter Szanto, nonché la prova del balletto preparato da Gaetano Petrosino. Il Coro dell’Arena di Verona, diretto dal Maestro Vito Lombardi, è sempre all’altezza in ogni situazione.

Una stagione 2017 che si chiude con i valzer lehariani e il brindisi di Capodanno in attesa di affrontare a febbraio 2018 un Otello con grandi interpreti, con un allestimento coprodotto con La Fenice di Venezia e il ritorno a Verona del noto regista Francesco Micheli.

Roberto Tirapelle

Cartellone
Galleria
Recensione
Video

Roberto Tirapelle

Roberto Tirapelle

Roberto Tirapelle, nato a Verona e laureato a Bologna, è un giornalista-pubblicista, critico cinematografico internazionale e studioso di musica. Collabora con la testata Mediartenews e svolge attività come addetto stampa presso importanti istituzioni veronesi. Ha scritto alcuni libri di cinema e musica. roberto.tirapelle@libero.it