27 Novembre 2017
Roberto Tirapelle (37 articles)
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Monica Zanettin, una veneta alla corte dei faraoni

INTERVISTA – «Verona, un palcoscenico che ha creduto in me. Aida icona del sacrificio. Interpretare Desdemona è il sogno della mia vita artistica» –

L’Aida avveniristica di Francesco Micheli tornata dal 12 al 22 novembre, dopo 16 anni, al Comunale di Bologna è un’Aida – come spiega il regista – «esteriormente contemporanea ma negli intenti soprattutto narrativa, simbolica, metaforica e fiduciosa nel potere del mezzo tecnologico che s’intreccia con rinnovata fedeltà all’invenzione verdiana il cui orientalismo ebbe come cornice alcuni eventi del secondo Ottocento rivoluzionari, modernissimi e iper-tecnologici a loro volta, come l’apertura del Canale di Suez». Nel cast Monica Zanettin ha espresso con sicura vocalità tutte le sfumature del ruolo, dolcezze, slanci, coraggio, solitudine, dignità, sacrificio.

– Signora Zanettin lei è ormai di casa con il personaggio di Aida, soprattutto a Verona. Anzi, sta sfiorando con le edizioni a cui ha partecipato, il record di cantanti illustri dell’epoca d’oro.

«É vero, ho avuto la fortuna di cantare più volte in Arena, ma ancora sono lontana dal raggiungere tali record e livelli. Verona è un palcoscenico di memorie che ha creduto in me quando ero una sconosciuta. A Verona ritorno portando come di consueto il meglio di cui sono capace e lo faccio anche per riconoscenza. E’ un luogo simbolico e di grande forza per tutta la mia arte. A questo aggiungo che la trasformazione della mia vocalità ha fatto in modo che io potessi aderire con maggior consapevolezza alle richieste che mi sono arrivate».

Monica Zanettin

Monica Zanettin

– Ha dovuto trovare un modo diverso di canto tra l’Aida di Verona e questa di Bologna, in considerazione anche degli spazi aperti o chiusi?

«Non uso una diversa vocalità tra spazi aperti o chiusi, perché in Arena c’è un acustica ottima, con ritorni bellissimi, quanto in un teatro come Bologna. La lettura del personaggio invece si modifica in base all’impostazione registica o alle richieste del direttore d’orchestra. Di volta in volta si accentuano le sfumature, i colori possono essere diversi, le mezze voci corrono di più. Come è noto poi non si canta sempre in maniera uguale ad ogni recita».

– Signora Zanettin, nel personaggio di Aida, che ormai conosce benissimo, quali aspetti trova particolarmente interessanti?

«La conoscenza e familiarità con un personaggio sono un percorso senza fine e mai si può dire di essere arrivati. Il personaggio di Aida contiene degli aspetti modernissimi che si trovano adattabili al nostro Novecento. Il suo conflitto tra l’amore verso Radames e quello verso la patria, quest’ultimo pur con altre sfaccettature, è una incarnazione del tempo presente.
Aida, pur essendo alla Corte dei Faraoni e quindi in un contesto protetto, soffre nella solitudine il disagio dell’amicizia con Amneris. E’ in preda ad una scissione dei sentimenti. Su questo piano ci sono altre peculiarità nell’evoluzione dei due personaggi: il contegno di Amneris è solo apparente, si avrà solo alla fine la sua trasformazione, Aida è dall’inizio in avanzato stato di trasformazione.
Quando Aida canta nel I Atto, nel primo incontro con Amneris, : “Ohimè! Di guerra fremere l’atroce grido io sento, per la infelice patria, per me… per voi pavento.” Cè un intervallo della frase, c’è una frammentazione, finzione, imbarazzo, freme per Radames».

– E’ d’accordo con la mia opinione su un altro aspetto della personalità di Aida, il sacrificio?
«Assolutamente sì, Aida è una icona del sacrificio. Fa un atto di rinuncia, l’amore per la patria».

– Dovremo sempre tenere presente che Aida e Amneris sono due regine, come insegna la storia?
«Esatto, sono alla pari».

– Si può ancora morire oggi per amore? Anzi le pongo una domanda un po’ forte: lei morirebbe per amore?
«E’ una domanda difficile. Dipende dalle priorità che può avere una donna!».

– Signora Zanettin, studiando il suo repertorio a me sembra che lei ami anche Puccini. Quante “Tosche” nel suo passato, presente e futuro.

«Le eroine pucciniane sono i ruoli più belli da cantare perché sono favoriti da un grande studio del compositore sul profilo teatrale. Puccini è stato un uomo di teatro per eccellenza. Ho in programma alcune “Tosche” e saranno interessanti perché proposte con allestimenti diversi e questo mi darà la possibilità di interpretarle da più prospettive».

– In programma anche un Otello, a febbraio 2018. Ci può parlare della Desdemona che segnerà il suo ritorno a Verona?

«Grazie per questa domanda, è sempre stato il sogno della mia vita artistica. Desdemona è una donna molto forte perché al centro di pressioni sociali. Desdemona è più forte di Otello, lo affronta a viso aperto. E’ l’ultimo Verdi con tutte le legature, le dinamiche, la bellezza della partitura a cui partecipi. L’hanno interpretato i più grandi soprano del passato. Boito e Shakespeare sono una combinazione tra le più alte del teatro verdiano».

Roberto Tirapelle

Foto in alto: 2017, Monica Zanettin, Aida, Comunale di Bologna (Photo Rocco Casaluci)

Roberto Tirapelle

Roberto Tirapelle

Roberto Tirapelle, nato a Verona e laureato a Bologna, è un giornalista-pubblicista, critico cinematografico internazionale e studioso di musica. Collabora con la testata Mediartenews e svolge attività come addetto stampa presso importanti istituzioni veronesi. Ha scritto alcuni libri di cinema e musica. roberto.tirapelle@libero.it