9 ottobre 2017
Angela Bosetto (14 articles)
Share

Da Eleonora Duse a Maria Callas, il teatro in Arena

Il primo teatrino in legno all’interno dell’anfiteatro di Verona fu costruito nel 1713 per rappresentare Merope, una tragedia di Scipione Maffei –

Uno dei punti d’interesse della mostra Maria Callas in scena – Gli anni alla Scala (allestita presso il Museo Teatrale alla Scala sino al 31 gennaio 2018 – video) risiede nel collegamento artistico fra Maria Callas e l’attrice Eleonora Duse. Infatti, sotto la guida del regista Luchino Visconti, il soprano assunse la diva (insieme alla rivale francese Sarah Bernhardt) quale modello di portamento, gestualità e recitazione, guadagnandosi così l’appellativo di “Duse della lirica”. Eppure forse oggi non avremmo alcuna mostra se, oltre trecento anni fa, non fosse giunto in Arena il teatro.

Maria Callas, Eleonora Duse

Marco Marcola, Commedia dell’arte in Arena – 1772 (Photo The Art Institute of Chicago)

Per capire da dove nasca questo intreccio fra lirica e prosa bisogna partire dalla figura dello scrittore e studioso Scipione Maffei, il quale, oltre a promuovere la costruzione del Teatro Filarmonico (inaugurato il 6 gennaio 1732), nel luglio del 1713 acconsente affinché venga rappresentata in Arena la sua tragedia Merope. Ciò comporta due novità: la costruzione di un teatrino di legno al centro dell’arena e la disposizione del pubblico in un’area ben definita. L’iniziativa ha un successo destinato a durare per un paio di secoli. Fra le tante testimonianze del vivace periodo settecentesco, ne spiccano due in particolare. La prima è il quadro del pittore Marco Marcola, Commedia dell’arte in Arena (1772, conservato presso l’Art Institute of Chicago), mentre la seconda porta la firma di Carlo Goldoni, che nel trentaquattresimo capitolo delle Memorie (dedicato al soggiorno veronese del luglio 1734, durante il quale conosce il capocomico Giuseppe Imer) scrive:

«Evvi a Verona un anfiteatro fatto dagli antichi Romani. Se lo facessero sotto Trajano o Domiziano non può sapersi; ma è così ben conservato che oggi posson servirsene come nel tempo in cui fu costruito. Questo vasto edificio, chiamato in Italia l’Arena di Verona, è di forma ovale. […] In quello spazio che ne fa il centro si danno spettacoli d’ogni sorte, cioè corse, giostre, caccie di tori e nell’estate vi rappresentano ancor la Commedia, senza altra luce che la naturale del giorno. Costruiscono a tal effetto in mezzo a quella piazza sovra cavalletti fortissimi un Teatro di tavole, che si scompone e si mette in salvo d’inverno e si torna ad ergere nella nuova stagione, e le migliori compagnie d’Italia vanno alternativamente a esercitarvi i loro talenti. Non vi son palchi per gli spettatori, ed un ricinto di tavole con sedie ne forma l’ampia platea. Il basso popolo si siede sopra i gradini che sono in faccia del teatro con poca spesa, e malgrado la piccolezza del prezzo non v’è teatro in Italia che frutti quanto l’Arena».

Frontespizio del tomo XII delle opere di Carlo Goldoni (incisione di Pietro Antonio Novelli)

L’epifania areniana giocherà un ruolo chiave nel futuro professionale di Goldoni e non è un caso se, sul frontespizio del dodicesimo tomo delle sue opere campeggia un’incisione raffigurante uno spettacolo sul famoso teatrino ligneo.

La Campagna d’Italia di Napoleone Bonaparte cambia le priorità e l’Arena viene convertita in campo di prigionia per francesi. Tuttavia, quando le forze napoleoniche giungono a Verona, non si lasciano sfuggire la possibilità di sfruttare l’anfiteatro per ingraziarsi il popolo. Nel 1803 la commedia propagandistica Bonaparte in Egitto contro li Mammalucchi attira una folla paragonabile a quella di una stagione lirica di metà Novecento, ma la quiete dura poco: il 31 marzo 1805 Verona entra a far parte del Regno Italico e, dopo una caccia dei tori in occasione della visita di Napoleone (15 giugno), l’Arena ridiventa un carcere militare a cielo aperto. Nell’autunno 1805 i prigionieri austriaci fanno a pezzi il teatrino e lo bruciano per difendersi dal freddo.

Dopo il 1822, anno del Congresso di Verona e de La Santa Alleanza di Gioachino Rossini, il teatrino viene ricostruito e l’Arena torna cornice della prosa. Nella scelta dei testi da rappresentare trovano spazio autori veronesi come Filippo Huberti (Romeo e Giulietta, 1827), Giuseppe Daldò (I Monticoli e li Sambonifaci ovvero il solitario di Soave, allestito nell’agosto 1847, undici anni prima della pubblicazione) e Giulio Pullè (alias Riccardo di Castelvecchio), la cui commedia La donna bigotta viene portata in Arena nel giugno 1859 dalla compagnia Sterni, anche se il generale Karl von Urban non gradisce e obbliga gli attori ad abbandonare la città entro 24 ore, pena la morte. A tramandare quest’ultimo aneddoto sarà Renato Simoni, scrittore, giornalista e, insieme al concittadino Giuseppe Adami, librettista della Turandot di Giacomo Puccini. Nel 1855 un incendio distrugge il teatrino, che però viene subito riedificato.

Spettacolo notturno nel teatrino dell’Arena (illustrazione ottocentesca)

È in questo clima che, nell’agosto del 1873, la quattordicenne Eleonora Duse esordisce a Verona in Romeo e Giulietta di Daldò. Essendo figlia di attori girovaghi, Eleonora si esibisce sin da piccolissima, ma è mentre recita il ruolo di Giulietta in Arena che, come racconterà lei stessa, sente per la prima volta “l’onda d’urto arrivare dal pubblico” e s’innamora perdutamente del teatro, capendo che per lei non si tratta di un semplice mestiere di famiglia, bensì di una vocazione assoluta. Quell’estate la critica scopre un astro nascente, proprio come, settantaquattro anni dopo, saluterà il debutto areniano di Maria Callas ne La Gioconda di Amilcare Ponchielli (il cui librettista, Arrigo Boito, era stato sia l’amante della Duse, sia il suo adattatore shakespeariano di fiducia).

Nel 1955 il cerchio fra le due Divine si chiude alla Scala di Milano. Durante le prove della leggendaria Traviata che consacrerà il mito della Callas, Visconti suggerisce a Maria di emulare in scena il celebre ritratto che immortala la Duse mentre si sfiora le labbra con gli indici delle mani giunte. Ma è sul palco dell’Arena che la storia di entrambe è iniziata davvero.

Angela Bosetto

Foto in alto: Eleonora Duse

Angela Bosetto

Angela Bosetto

<p>Angela Bosetto è nata a Verona, si è laureata in lettere a Trento, ha conseguito un master in Scritture per il Cinema a Gorizia e ha pubblicato il saggio “Sette passi nel terrore. Edgar Allan Poe secondo Roger Corman” (Perosini). Giornalista pubblicista, collabora con la Rivista del Cinematografo e il quotidiano L’Arena, occupandosi di letteratura, cinema, storia e opera lirica.</p>