14 settembre 2017
redazione (199 articles)
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Gli ingegneri di Verona portano ad esempio il genio di Zenatello

Dall’idea del tenore Giovanni Zenatello che portò alla prima Aida del 1913, al mito di Maria Callas, passando da produzioni, artisti e sovrintendenti che hanno fatto grande la storia dell’Opera a Verona. A raccontare questa favola tutta veronese Giovanni Zenatello (nipote del celebre tenore), Silvano Zavetti, Gianni Villani, Cecilia Gasdia, Renzo Giacchieri e Mario Cognini –

Mercoledì 13 settembre la Commissione acustica dell’Ordine degli Ingegneri di Verona, in collaborazione con il Conservatorio Statale di Musica Evaristo Felice Dall’Abaco, ha proposto un convegno su “Giovanni Zenatello e la nascita dell’Opera lirica in Arena”. L’appuntamento, nell’aula Montemezzi del Conservatorio, era inserito nella rassegna culturale OPEN promossa dagli Ingegneri sul tema “Innovisioni”, un percorso che guarda all’innovazione senza dimenticare l’insegnamento dei maestri del passato che hanno cambiato il destino del nostro territorio e a cui la rassegna vuole rendere omaggio.

«Il concetto di “pensare il nuovo” – sottolinea Mario Cognini, ingegnere specializzato in acustica e architettura teatrale, coordinatore dell’evento – ben si addice al tenore veronese Zenatello, il quale ha saputo caratterizzare con saggezza l’identità di Verona e dell’Arena, valorizzandola con il mito dell’Opera».

Renzo Giacchieri, Cecilia Gasdia, Mario Cognini, Silvano Zavetti, Gianni Villani

Silvano Zavetti, presidente dell’Associazione dei Consiglieri comunali emeriti del Comune di Verona e coautore con Gianni Amaini del volume Il Consiglio Comunale di Verona – 100 anni di spettacoli lirici in Arena (1913 -2013), traccia i rapporti tra il Comune scaligero e l’Arena durante i cento anni di lirica, tra guerre, scandali, complicazioni e grandi successi, ricordando che quello di Verona è stato il primo Ente lirico della storia d’Italia.

Il pronipote del famoso tenore, l’omonimo Giovanni Zenatello, interviene accennando a come l’antenato, scegliendo un grande anfiteatro romano come contenitore per gli spettacoli, avesse contribuito in modo determinante a rendere popolare l’Opera, rendendola accessibile a tutti e non più appannaggio di una élite. «La sua brillante e ambiziosa idea portò in piazza Bra fiumane di persone, molti provenivano dall’estero ma c’erano soprattutto tanti veronesi, contribuendo enormemente alla valorizzazione e alla diffusione della cultura e tradizione musicale».

Gianni Villani, giornalista e critico musicale, autore del testo Il Potere dell’Opera – 1913-2013. Cent’anni di Lirica all’Arena di Verona interviene narrando la singolarità e il coraggio delle scelte artistiche di Zenatello, le sue doti di talent scout. Villani racconta del suo primo ingresso in Arena quando era  bambino, la sera del 2 agosto 1947, durante il debutto di Maria Callas con la Gioconda di Amilcare Ponchielli, data importantissima per la storia dell’Opera e del festival areniano.

Villani riferisce che la brillante e ambiziosa visione di un festival lirico nell’Arena di Verona sbocciò dalla mente del celebre tenore insieme a un gruppo di amici in un caldo pomeriggio del 1913, al tavolo di un caffè in piazza Bra. «Ognuno ci mise qualcosa, sia di personale che di fisico affinché si arrivasse al compimento del progetto. E una volta scelta Aida come Opera per il debutto, Zenatello finanziò l’impresa, mentre i maestri Tullio Serafin e Ferrucio Cusinati si occuparono dell’organizzazione dell’orchestra, delle masse e del coro. Ottone Rovato divenne l’impresario della stagione, l’architetto Ettore Fagiuoli si occupò della grandiosa scenografia. Quello spettacolo fu il primo di una lunga serie e diede il via alla tradizione che ancora caratterizza la città di Verona».

Giovanni Zenatello

La parola passa a Cecilia Gasdia, soprano di fama internazionale e direttrice di Verona Accademia per l’Opera Italiana la quale racconta “L’Arena vissuta dal palcoscenico”. Anche lei ricorda la prima volta in Arena. Torna con il pensiero alla Carmen vista all’età di 5 anni. La memoria è ricca di emozioni legate a quel momento. Intorno ai 14 – 15 anni dopo aver assistito a numerosi spettacoli, ancora studentessa di pianoforte, le esplose la passione per l’Opera. Durante gli anni ’76 -’77, non ancora maggiorenne, lavorò come comparsa in Arena cercando di soddisfare il suo profondo desiderio di salire sul palcoscenico.

Dopo gli studi in Canto al conservatorio, nel 1978 riuscì a entrare nel Coro dell’Arena superando un ulteriore scoglio che l’avvicinò sempre più ai grandi della musica. Nel 1983 venne finalmente scritturata per Turandot di Puccini, salendo finalmente sul palcoscenico con un ruolo importante realizzando un sogno che coltivava fin bambina. «Al tempo si cantava senza microfono e l’acustica in Arena era fantastica, soprattutto se in presenza di pubblico. Stupisce come in un ambiente talmente grande, capace di intimidire, non ci fosse bisogno di una voce molto forte, ma solo nitida e precisa, tanto che questa migliorava verso la fine dello spettacolo, quando oramai ci si era scaldati».

Anche Renzo Giacchieri, dal 1982 al 1986 e dal 1998 al 2002 Sovrintendente dell’Ente Lirico Arena di Verona, ripercorre gli anni d’oro ricordando le grandi produzioni e gli artisti che a Verona hanno lasciato un’impronta indelebile. Giacchieri, a conclusione del suo intervento, auspica che l’Arena sia più disponibile per le prove degli spettacoli: «Attualmente gli artisti provano in Fiera perché l’anfiteatro è occupato da altre manifestazioni ma non è la stessa cosa e il risultato finale ne risente». Cognini, intervenendo sul tema “Trasformazioni dello spazio areniano per gli spettacoli operistici”, conclude il Convegno proponendo di introdurre nell’anfiteatro alcune innovazioni tecnologiche che potrebbero contribuire ad alzare la qualità degli spettacoli e a renderli più attraenti per i giovani.

Zeno Massignan

Foto in alto: Gianni Villani, Silvano Zavetti, Mario Cognini, Cecilia Gasdia, Renzo Giacchieri (Photo Oam)

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