31 August 2017
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L’Opera in Arena torna a splendere, lo dicono i numeri

Bilancio positivo per la stagione 2017, con 22.630.135 euro di incasso, + 3,05% rispetto al 2016. Il Sovrintendente di Fondazione Arena Giuliano Polo: «Con la legge Bray appianeremo il debito e la straordinaria capacità dell’Arena di autofinanziarsi farà il resto. Il mio sogno? Un vero Festival che coinvolga tutta Verona». Appello alle categorie economiche –

Le 48 serate del 95° Opera Festival di Verona hanno portato nelle casse di Fondazione Arena 22.630.135 euro, + 3,05% rispetto al 2016, quando le entrate furono di 21.960.243 euro, per 47 serate. L’incasso medio del 2017 è di 471.461 euro a spettacolo, contro i 467.239 del 2016. La media del pubblico è stata di 7.934 spettatori a evento, per un totale di 380.823 presenze, pari a un incremento del 2,79% rispetto al 2016, quando la media è stata di 7.883 spettatori, per un pubblico totale di 370.501.

«Numeri molto buoni» dichiara soddisfatto il Sovrintendente Giuliano Polo, come molti in attesa che dopo il ministro Dario Franceschini (MIbact) anche il collega all’Economia Pier Carlo Padoan firmi il decreto per applicare la Legge Bray al contesto veronese. Nelle casse di Fondazione Arena arriveranno così 10 milioni di euro. E per Polo c’è anche un  risvolto personale perché il suo mandato, agli sgoccioli, dipende da queste scadenze.

2017, conclusione 95 Arena Opera Festival (Photo Oam)

A seguito della crisi di Fondazione Arena, nell’aprile 2016, quando Sindaco di Verona era Flavio Tosi, il ministro Franceschini nominò Commissario Carlo Fuortes, che a sua volta a novembre incaricò come Sovrintendente il professor Polo. Ora, con la firma del decreto, tutto tornerà nelle mani del neosindaco Federico Sboarina che verosimilmente entro il mese di ottobre convocherà il Consiglio di indirizzo dell’ex Ente lirico e darà le indicazioni per la nomina del nuovo dirigente.

Buoni risultati che arrivano dopo aver razionalizzato le spese e fatto qualche investimento: nella nuova produzione di Nabucco, nel talento di qualche artista, in comunicazione e pubblicità. Complice il bel tempo ha funzionato. Del debito della Fondazione, circa 26 milioni di euro, Polo non sembra eccessivamente preoccupato «perché è un problema di liquidità che risolveremo con la Legge Bray». Secondo il professore, Fondazione Arena ha infatti una notevole capacità di autofinanziarsi: «Con un incasso medio di 471 mila euro a serata e costi variabili che non arrivano a 150 mila euro c’è un incredibile margine di oltre 300 mila euro per coprire i costi fissi, con una capacità economica molto rara per il settore».

Un potenziale altissimo, secondo il Sovrintendente, perché «la vendita di biglietti, le sponsorizzazioni, le partecipazioni e le liberalità valgono insieme i 2/3 del bilancio. Quindi la contribuzione pubblica incide solo per il rimanente 1/3». Pochi i soldi che arrivano dal Comune di Verona (300 mila euro) e dalla Regione Veneto (600 mila euro) ma preoccupa di più «la mancanza di contributi ordinari e stabili, necessari per una programmazione efficace».

2017, conclusione 95 Arena Opera Festival (Photo Oam)

«Sostenere Fondazione Arena non è una forma di benevolenza ma un investimento» dichiara Polo rivolgendosi alle categorie economiche e al territorio, ricordando che l’Opera a Verona garantisce un indotto cospicuo, certificato da numerose analisi del Dipartimento di Economia dell’Università di Verona. «Un indotto maggiore di quello generato da qualsiasi altra istituzione musicale, se escludiamo La Scala in Italia e il Festival di Salisburgo in Europa».

Durante il 95° Opera Arena Festival ha sorpreso la notevole affluenza per Rigoletto (una media di 7.959 persone per 5 serate), Madama Butterfly (8.282 per 6 serate) e Tosca (7.234 per 5 serate), spettacoli che nelle annate precedenti non sempre sono stati premiati negli incassi perché il pubblico areniano preferisce Aida, Carmen e Traviata. Un po’ di delusione per l’Aida futuristica de La Fura dels Baus, che non ha fatto registrare grandi numeri (6.960 per 8 serate), diversamente dall’edizione storica del regista Gianfranco De Bosio (8.052 per 9 serate).

2017, Arena (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

Alcune date hanno registrato tra i 12 mila e i 13 mila spettatori: la serata inaugurale con Nabucco del 23 giugno; la prima rappresentazione di Aida per la regia della Fura dels Baus del 24 giugno; l’appuntamento con la danza Roberto Bolle and Friends del 17 luglio e il gala Plácido Domingo – Antología de la Zarzuela del 21 luglio. Inoltre, si è registrata un’affluenza considerevole di pubblico, con circa 11 mila presenze, alla prima rappresentazione di Rigoletto del 1° luglio; alla recita di Nabucco del 15 luglio; all’ultima recita di Rigoletto del 27 luglio con protagonista Leo Nucci; alla prima rappresentazione di Aida nell’edizione storica 1913 del 28 luglio e alle recite conclusive di Nabucco e Aida del 26 e 27 agosto. Hanno sorpreso anche i 7 mila spettatori per la IX Sinfonia di Beethoven, quando ne erano attesi meno di 5 mila.

«Tutti numeri» secondo il Sovrintendente Polo «che spingono verso una revisione del calendario operistico, troppo compresso per consentire una valorizzazione adeguata dell’opera in Arena e delle sue capacità attrattive nei confronti del pubblico internazionale. Il mio sogno? Un vero Festival che coinvolga tutta la città».

g.m.

Foto in alto: 2017, conclusione 95° Arena Opera Festival (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

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