18 agosto 2017
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Maria José Siri porta Aida nei più grandi teatri del mondo

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INTERVISTA – Il famoso soprano uruguayano, veronese di adozione, torna in Arena per il 95° Opera Festival con due recite di Aida: «Ho cantato Aida per la prima volta in Argentina nel 2004. Il mio sogno si è avverato nel 2013 quando ho interpretato il ruolo in Arena nella produzione de La fura dels Baus, e poi con Zeffirelli per la centesima recita nel 2015» –

Maria José Siri, il famoso soprano uruguayano, veronese di adozione, ritorna a Verona per il 95° Arena Opera Festival per due recite di Aida (16 e 20 agosto). Il nostro magazine l’ha intervistata.

– Signora Siri, questo è il quinto anno consecutivo che lei ritorna all’Arena di Verona come Aida. Che importanza ha questo ruolo nella sua carriera?

«Dopo 13 anni e 21 allestimenti la mia visione di questa nobile principessa continua a cambiare da una produzione all’altra, con diversi registi e direttori d’orchestra, tanto che la posso interpretare sia come una schiava docile e sottomessa oppure come una principessa guerriera, con mille possibili sfumature tra i due estremi. Ciò che rimane costante è che musicalmente Aida è un sogno».

– Quando è stata la prima volta che ha interpretato il ruolo?

«Il personaggio di Aida mi accompagna sin dagli inizi della mia carriera in Sud America. Ho cantato Aida per la prima volta in Argentina nel 2004. Rimasi immediatamente affascinata dalle frasi che Giuseppe Verdi scrisse per questo personaggio. Da allora ho un rapporto molto personale e molto profondo con la musica di Verdi. Dopo quella prima Aida ho aggiunto tanti altri ruoli verdiani, ma decisi di aspettare fino al 2008 prima di riprendere questa parte meravigliosa. Quando mi arrivò la proposta per un nuovo allestimento all’Opera di Stoccarda, l’istinto mi disse che era il momento giusto per riprendere il ruolo, perché nel frattempo la mia voce aveva guadagnato in sostanza e corposità. Da allora Aida mi accompagna in tutto il mondo, da Milano a Tokyo, da Montevideo a Cairo, da Tel Aviv a São Paolo e Bregenz. E fu proprio con Aida che feci uno dei debutti più emozionanti della mia carriera, al Teatro alla Scala di Milano con Daniel Barenboim nella messinscena di Franco Zeffirelli.

Maria José Siri (Photo Victor Santiago)

Maria José Siri (Photo Victor Santiago)


Mi sento molto fortunata di aver avuto l’occasione di cantare la parte di Aida sotto la direzione musicale di grandi direttori d’orchestra come Barenboim e Zubin Mehta, con il quale ho interpretato il ruolo al Maggio Musicale Fiorentino, al Teatro alla Scala e a Mosca, e di aver potuto approfondire la mia interpretazione con registi come Graham Vick e Ferzan Ozpetek. Ma il mio sogno si è avverato nel 2013, quando per il centenario dell’Arena di Verona, e per l’anno verdiano, sono stata invitata ad interpretare Aida nella nuova produzione de La fura dels Baus. A parte il mio debutto in Arena, un altro evento importante è stata la mia centesima recita in questo ruolo che ho potuto festeggiare il 19 luglio 2015 in Arena nella produzione di Zeffirelli».

– Sigora Siri, in cinque anni ha avuto modo di apparire in ben tre allestimenti diversi di Aida a Verona: quello della Fura dels Baus in cui ha debuttato nel 2013, quello di Zeffirelli e quest’anno, come già nel 2016, quello di Gianfranco De Bosio. Quali sono le caratteristiche principali di ciascuno?

«Gli allestimenti de La fura dels Baus, Zeffirelli e la storica edizione di De Bosio sono molto diversi. La produzione della Fura dels Baus è moderna, innovativa ma rispetta sempre il libretto. Zeffirelli ha creato una vera magia con il suo ricco allestimento, una scenografia mozzafiato e i bellissimi costumi firmati da Anna Anni. La lista dei grandi soprani che hanno interpretato il ruolo in questo allestimento è lungo, compresa la mia amata Maria Chiara, un role model per me».

2015, Arena, Aida (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

2015, Arena, Aida (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

– Cosa significa per lei come artista e per la sua carriera esibirsi in Arena?

«Quando nel 2013 sono stata chiamata per debuttare in Arena mi sembrava che le stelle si fossero allineate per permettermi di interpretare il ruolo che più amo nella città in cui abito e dove mi sento a casa. Per me significa moltissimo poter cantare all’Arena di Verona, un luogo magico della mia città adottiva».

– Lo scorso dicembre ha inaugurato la stagione 2016/17 del Teatro alla Scala debuttando nel ruolo di Madama Butterfly, nella versione originale dell’opera. Ci può descrivere le emozioni di questa serata?

«È stata un’emozione indescrivibile ed è sicuramente stata la recita più importante nella mia vita artistica. Avevamo provato molto con Riccardo Chailly e Alvis Hermanis e grazie alla minuziosa preparazione mi sono sentito molto sicura e a mio agio. Sono molto contenta del successo di questa produzione che porterò sempre nel cuore».

– Signora Siri, ha appena debuttato nella versione standard del capolavoro pucciniano allo Sferisterio di Macerata, un altro spazio all’aperto. Come ha vissuto il passaggio da una versione all’altra?

«Non posso dire di preferire una versione all’altra. La versione “standard” è sicuramente meno esigente della versione originale, che è più lunga: soprattutto nel secondo atto c’è più musica da cantare. Ho avuto la necessità di provare molto per la prima a Macerata, perché avevo ancora nella mente la versione originale e sono contenta di aver potuto debuttare nella versione del 1906 sotto la direzione musicale di un direttore come Massimo Zanetti e con un regista come Nicola Berloffa. Ora mi sento pronta per la Staatsoper di Vienna, la Bayerische Staatsoper di Monaco e la Deutsche Oper Berlin, dove interpreterò il ruolo nella stagione 2017/18».

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Foto in alto: 2017-08-16, Arena, Aida (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

Si ringrazia O-PR Communications, Berlin

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