Tosca, Giacomo Puccini (sinopsi)
13 Agosto 2017
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Tosca, Giacomo Puccini (sinopsi)

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Tosca è un’opera lirica in tre atti di Giacomo Puccini, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica. La prima rappresentazione si tenne a Roma, al Teatro Costanzi, il 14 gennaio 1900.

Personaggi
Floria Tosca, celebre cantante (soprano)
Barone Scarpia, capo della Polizia (baritono)
Mario Cavaradossi, pittore (tenore)
Cesare Angelotti, ex console della Repubblica romana (basso)
Il sagrestano (basso)
Spoletta, agente di polizia (tenore)
Sciarrone, gendarme (basso)
Un carceriere (basso)
Un pastorello (voce bianca)
Sergente dei doganieri (basso)
Coro

ATTO I
Roma, giugno 1800. Cesare Angelotti, un prigioniero politico e membro del decaduto partito bonapartista, evade dalla prigione e prende rifugio nella chiesa di Sant’Andrea della Valle, nascondendosi in una delle sue cappelle. Nello stesso luogo, entra un sagrestano accompagnato dal pittore Mario Cavaradossi. Quest’ultimo riprende il suo lavoro su un ritratto di Maria Maddalena, ispiratogli dalla Marchesa Attavanti, che il pittore ha avvistato in chiesa ma che non ha mai conosciuto. Cavaradossi dipinge e si meraviglia della somiglianza impressionante tra la bellezza bruna di Floria Tosca, famosa cantante d’opera e sua amante, e quella della bionda ed eterea Marchesa Attavanti. (“Recondita armonia”). Angelotti esce dal suo nascondiglio e vi scopre Cavaradossi, che lo riconosce immediatamente. Questo gli propone del cibo e quando sente che Tosca lo sta chiamando da fuori, lo nasconde nella cappella. Tosca, che ha sentito delle voci, lo sospetta di tradimento e lo bombarda di domande, per poi ricordargli del loro appuntamento quella stessa sera nella villa del pittore. Quando scorge il ritratto della Marchesa, Tosca accusa il suo amante di tradimento, ma Cavaradossi la assicura del suo amore per lei e le promette di ritrovarla la sera stessa. Un colpo di cannone annuncia la scoperta dell’evasione di Angelotti e Cavaradossi gli propone di nasconderlo nella sua villa. Torna il sagrestano, accompagnato dai ragazzi coristi che si preparano a cantare un Te Deum per celebrare la sconfitta di Napoleone. Il Barone Scarpia, capo della polizia segreta e alla ricerca di Angelotti, fa irruzione e interrompe le prove del coro. Quando Tosca torna a cercare Cavaradossi, Scarpia le mostra un ventaglio con lo stemma della Marchesa Attavanti che dice aver trovato nella cappella. Tosca vede i suoi timori confermati e scoppia in lacrime per poi giurare vendetta contro il suo amante traditore. Sciarpa aspetta che Tosca si allontani, poi ordina ai suoi uomini di seguirla fino alla villa del pittore, dove il poliziotto è sicuro vi si nasconda Angelotti (“Tre sbirri… Una carrozza…”). Poi, durante il Te Deum dei coristi, Scarpia annuncia i suoi progetti di possedere la bella Tosca.

ATTO II
Nel suo studio a Palazzo Farnese, Scarpia anticipa con sadismo il piacere che proverà a possedere Tosca (“Ha più forte sapore”). Spoletta, una spia di Scarpia, entra nel suo studio e lo informa di non aver trovato traccia di Angelotti, ma in compenso di aver con sé il pittore Cavaradossi. Approfittando della presenza di Tosca che quella sera interpreta una canzone per il gala reale nello stesso palazzo, Scarpia ordina a Spoletta di convocarla e poi comincia a interrogare Cavaradossi. Tosca arriva mentre il pittore è trascinato verso la stanza di tortura. Terrorizzata dalle domande di Scarpia e dalle urla di Cavaradossi, Tosca rivela il luogo del nascondiglio di Angelotti. Le guardie trascinano un Cavaradossi esausto e ferito davanti a Tosca e quando in uno sguardo il pittore capisce cosa sia accaduto, questo l’accusa di tradimento. All’improvviso l’ufficiale Sciarrone irrompe per annunciare che Napoleone ha sorprendentemente vinto la battaglia di Marengo, trattandosi di una sconfitta per il partito di Scarpia. Cavaradossi strilla il suo disprezzo per la tirannia. Le guardie lo trascinano via, in attesa della sua esecuzione. Scarpia riprende tranquillamente la sua cena e propone un patto a Tosca: se lei si lasciasse possedere, in cambio lui prometterebbe di liberare Cavaradossi. Tosca lo rifiuta, dichiarando in nome di Dio di aver dedicato la sua vita all’arte e all’amore (“Vissi d’arte”). Scarpia continua a insistere, interrotto da Spoletta che gli racconta come Angelotti, anticipando la sua cattura, abbia preferito uccidersi. Tosca, costretta a scegliere tra il sacrificio di sé e la vita del suo amante, accetta la proposta di Scarpia. Il Barone ordina presumibilmente una finta esecuzione per Cavaradossi dopo la quale il pittore sarà liberato. Spoletta se ne va, e dopo essersi assicurata che Scarpia abbia ben firmato la lettera di salvacondotto, Tosca uccide il Barone con una lama trovata sul tavolo. Dopo avergli sfilato il documento di mano, Tosca abbandona i luoghi silenziosamente.

ATTO III
All’alba, mentre Cavaradossi aspetta l’ora della sua esecuzione a Castel Sant’Angelo, questo paga una guardia per consegnare la sua lettera d’addio a Tosca. Sommerso dai ricordi del suo amore per Tosca, il pittore si lascia andare alla disperazione (“E lucevan le stelle”). Entra Tosca che gli racconta l’accaduto e i due possono nuovamente immaginare un futuro felice insieme. Quando appare lo squadrone di esecuzione, Tosca raccomanda a Cavaradossi di fingere bene la sua morte, poi si nasconde. I soldati sparano e se ne vanno. Tosca corre verso Cavaradossi per spronarlo a muoversi rapidamente, ma quando Cavaradossi non dà segno di vita, Tosca si rende conto di essere stata tradita da Scarpia: le pallottole erano vere. Spoletta irrompe per arrestare Tosca, accusata di omicidio, ma questa lancia una maledizione a Scarpia per poi gettarsi dal parapetto del castello.

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