Nabucco, Giuseppe Verdi (sinopsi)
13 Agosto 2017
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Nabucco, Giuseppe Verdi (sinopsi)

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Nabucco (il titolo originale è Nabucodonosor) è un’Opera in quattro atti composta nel 1841 da Giuseppe Verdi su libretto di Temistocle SoleraNabucco fece il suo debutto il 9 marzo 1842 al Teatro alla Scala di Milano.

Personaggi
Nabucco
 (Baritono), re dei Babilonesi
Ismaele (Tenore), nipote di Sedecia re di Gerusalemme
Zaccaria (Basso), gran pontefice degli Ebrei
Abigaille (Soprano), schiava, figlia adottiva di Nabucco
Fenena (Soprano), figlia di Nabucco innamorata di Ismaele
Abdallo (Tenore), soldato babilonese
Anna (Soprano), sorella di Zaccaria
Popolo, soldati (coro)

ATTO I
Nel Tempio di Salomone, a Gerusalemme, gli israeliti si dolgono per il loro destino: Nabucco (Nabucodonosor), Re assiro, li ha assaliti e sta profanando la città con le sue orde. Mentre recitano le loro preghiere, entra Zaccaria, Gran sacerdote, accompagnato da sua sorella Anna e da Fenena, la figlia di Nabucco tenuta in ostaggio dagli ebrei. Egli raccomanda agli israeliti di non arrendersi, poiché la pace è a portata di mano, e poi li rassicura, perché Dio non potrà dimenticarsi di loro. Ismaele, nipote del re di Gerusalemme e comandante militare, arriva e riferisce di come Nabucco stia distruggendo tutto ciò che incontra. Zaccaria spera in un miracolo e consegna Fenena in custodia a Ismaele.

Dopo l’uscita degli israeliti dal Tempio al termine di un inno religioso, scopriamo che Ismaele e Fenena si amano, dai tempi in cui Ismaele era ambasciatore nella città di Babilonia. Anche allora il loro amore era contrastato, poiché Abigaille, la gelosa sorella di Fenena, era innamorata di Ismaele. Ed è proprio Abigaille a irrompere all’improvviso, in tenuta militare e a capo di una banda di assiri (travestiti da soldati ebrei), per occupare il tempio. Ella si rivolge a Ismaele con toni di disprezzo, ma poi, in privato, gli dice che egli può ancora salvare il suo popolo e diventare re, se solo acconsente a ricambiare il suo amore. Ismaele non accetta e offre la sua vita in cambio della salvezza del suo popolo, mentre Fenena prega il Dio di Israele di salvare il suo amato. Riappare la folla di israeliti, terrorizzati dal sopraggiungere di Nabucco. Al suo arrivo nel tempio, Zaccaria lo affronta, condannando la sua blasfema arroganza e minacciando di pugnalare Fenena. Ma Ismaele trattiene il colpo di Zaccaria e consegna la fanciulla a suo padre. Mentre Zaccaria e gli altri israeliti ingiuriano Ismaele, Nabucco ordina alle sue truppe di saccheggiare e incendiare il tempio.

ATTO II
Nel palazzo di Nabucco a Babilonia, Abigaille trova una pergamena che potrebbe causare la sua rovina poiché certifica che lei non è figlia di Nabucco, ma di schiavi. Giura di vendicarsi contro Nabucco e contro Fenena, sua erede designata, ma non riesce a non pensare malinconicamente a come l’amore che prova per Ismaele l’abbia cambiata. Giunge il Gran Sacerdote di Baal e la informa che Fenena ha liberato i prigionieri ebrei. In ragione del suo tradimento, le autorità religiose hanno deciso di affidare il trono proprio ad Abigaille, dicendo al popolo che il loro re è caduto in battaglia. Abigaille è sopraffatta dalla gioia al pensiero che tutti si inginocchieranno davanti a lei, la figlia di schiavi.

Zaccaria, in un’altra sala del palazzo, chiede al suo Dio di aiutarlo a persuadere gli assiri ad abbandonare i loro falsi idoli. Cerca innanzitutto di convertire Fenena ed entra nei suoi alloggiamenti. Due leviti invitati da Zaccaria si imbattono nel reietto Ismaele ed iniziano a rimproverarlo, ma Zaccaria, accompagnato da Fenena e Anna, gli concede il suo perdono per aver salvato Fenena, da poco convertita all’ebraismo. Accorre il consigliere di corte, l’anziano Abdallo, per riferire a Fenena della morte del re suo padre e per avvertirla che la sua vita è in pericolo. Prima che lei possa fuggire, il Gran Sacerdote di Baal, con al seguito Abigaille e il popolo assiro, proclama Abigaille regina e pronuncia la condanna a morte per gli ebrei. Abigaille chiede alla sorella la consegna dello scettro reale, ma Fenena oppone un rifiuto. Improvvisamente, fra lo stupore generale, ricompare Nabucco che, dopo aver ripreso la corona, se la pone sul capo. Il re è in collera e annuncia agli astanti terrorizzati di non essere più solo un monarca, ma anche un Dio, avendo spodestato sia Baal sia Geova. Mentre cerca di far prostrare di fronte a sé Zaccaria e Fenena, alcuni lampi lo colpiscono e fanno cadere la corona dal suo capo, causandogli anche la pazzia. Abigaille raccoglie la corona.

ATTO III
Nei Giardini pensili di Babilonia, Abigaille viene acclamata regina dal popolo assiro,  incitato dal Gran Sacerdote di Baal. Abigaille viene spronata dallo stesso Gran Sacerdote a  mettere a morte gli israeliti, ma poco prima che la sentenza sia emanata, uno sconvolto e trasandato Nabucco entra come errando, cercando il trono su cui sedere. Abigaille congeda i presenti e, rimasta sola con Nabucco, lo rassicura che lei vuole solo essere reggente, fintantoché lui, il re, non sia di nuovo in grado di regnare. Abigaille passa quindi al re il decreto di morte degli ebrei, sperando che sia lui stesso ad ordinare la morte della figlia convertita. Dopo che la figlia lo rimprovera per pavidità, il re finalmente firma il decreto. Solo allora Nabucco rammenta: cosa sarà di Fenena? Anch’ella morirà, ribatte Abigaille. Nabucco cerca su di sé la pergamena che prova la natura illegittima di Abigaille, ma la figliastra mostra di avere la situazione in pugno e strappa la pergamena in mille pezzi. Nabucco chiama in aiuto le guardie, ma invece di essere soccorso, viene da loro imprigionato. Le sue preghiere per la salvezza di Fenena trovano in Abigaille solo un irremovibile rifiuto.

Sulle rive dell’Eufrate, gli Ebrei stanno riposando dalle fatiche del lavoro forzato. Il loro pensiero, come su “ali dorate”, va alla loro madrepatria lontana. Zaccaria profetizza la fine della loro schiavitù e la rovina di Babilonia per mano di Dio.

ATTO IV
Nel suo appartamento reale, Nabucco si sveglia da un sonno tormentato e ode all’esterno voci che urlano il nome di Fenena. Si affaccia alla finestra e vede sua figlia trascinata verso il patibolo. La porta di uscita sbarrata gli ricorda la sua condizione di prigioniero. In preda alla disperazione, s’inginocchia per chiedere perdono al Dio degli Ebrei, promettendo la conversione sua e dei suoi sudditi. Nabucco ritorna in sé e quando Abdallo e i soldati vengono a chiedere perché sta cercando di forzare la porta, li convince di essere tornato il vecchio re di una volta. Reclamando una spada, esce per riconquistare il suo regno, accompagnato dai suoi seguaci.

Nei Giardini pensili, i boia sono pronti per l’esecuzione di Zaccaria e del suo gregge di fedeli. Il vecchio sacerdote acclama Fenena come una martire; lei già invoca il Signore per essere ricevuta nel suo paradiso quando arriva Nabucco e ordina di distruggere la statua di Baal. La statua, come colpita da intervento divino, crolla da sola. Abigaille prende un veleno e confessa i suoi misfatti, pregando di lasciare che Fenena e Ismaele siano riuniti. Le rimane solo il tempo di pregare il Dio di Israele di perdonarla. Nabucco invita gli israeliti a tornare nella loro terra natia e ricostruire il tempio, dichiarando di essere egli stesso un seguace di Geova. La folla inneggia al miracolo e rende lode a Dio.

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