8 agosto 2017
Paolo Corsi (18 articles)
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Una Tosca autentica e solenne incanta ancora l’Arena

RECENSIONE – Non nuovo ma ancora innovativo l’allestimento di Hugo de Ana per la Tosca areniana, con un cast vocale all’altezza, ben diretto da Antonino Fogliani –

A più di dieci anni dalla prima volta nel 2006 e dopo altre quattro riprese areniane, Tosca del regista argentino Hugo de Ana, che firma anche scene, costumi e luci, conserva la sua grande forza espressiva. Ancora innovativo come concezione, questo allestimento punta sul simbolismo per creare effetti scenici di forte impatto, esaltando gli aspetti crudeli e morbosi contenuti nel libretto di Illica e Giacosa e mirabilmente sottolineati dalla musica di Puccini.

Nella visione di de Ana incombe costante la maestosa figura della statua di Castel Sant’Angelo, che abbraccia ogni scena: dalla Basilica di Sant’Andrea della Valle, a Palazzo Farnese, dallo scuro e terribile carcere di Castel Sant’Angelo, alla placida campagna romana. Un angelo della morte ingombrante e minaccioso, con l’enorme spada impugnata, oscuro monito della precarietà della vita. E infatti tutti i protagonisti della vicenda finiscono inghiottiti in questo abbraccio mortale senza via di scampo, prima ancora del fatale appuntamento con il destino.

2017-08-01, Arena, Tosca (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

2017-08-01, Arena, Tosca (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

Quella di far apparire piccole le persone al cospetto del mondo è una modalità evidentemente cara al regista argentino, già espressa proprio in Arena, nel gigantesco giardino di rose nel quale brulicavano i personaggi del suo Barbiere di Siviglia. In Tosca le diverse ambientazioni vengono ricreate con pochi altri accorgimenti di facile e immediato allestimento, affidati in buona parte ai movimenti e alle azioni delle comparse, dai soldati alle guardie, fino al popolo e alle figure clericali (inquietanti gli spettrali alti prelati, avvolti come mummie nei loro paramenti sacri, che introducono la cerimonia del “Te Deum”).

Da qui il numero limitato e la breve durata degli intervalli, ridotti davvero all’essenziale, più pause tra gli atti che vere necessità di cambio scena. Il genio registico si riconosce anche da questo. Le vicende storiche sullo sfondo, gli avvenimenti, gli ideali politici, il fervore religioso, i drammi personali, passione, conflitto e morte, tutto quanto è condensato sulla scena, dove si inserisce e amalgama al momento giusto: così l’incenso diffuso nella basilica si mischia al fumo dei cannoni delle battaglie contro il nemico Napoleone Bonaparte, mentre le cannonate deflagrano a tempo con il maestoso coro del “Te Deum”.

2017-08-01, Arena, Tosca (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

2017-08-01, Arena, Tosca (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

Ma nella visione di de Ana c’è spazio anche per i particolari e i piccoli gesti, che rendono i personaggi veri e convincenti, lontani da letture didascaliche e stucchevoli stereotipi. Insomma una regia totale, attenta tanto al maestoso quanto al piccolo dettaglio e soprattutto rispettosa della musica, alla quale non toglie mai la scena e della quale anzi si mette al servizio. Impresa non facile in un’opera la cui musica non si ferma mai, incalzando con temi ricorrenti (sono una sessantina i leitmotiv che continuamente si insinuano e si intrecciano, secondo un procedimento wagneriano), mantenendo tesa la narrazione e costante l’impatto emotivo.

Oltre l’occhio, anche l’orecchio ha avuto la sua parte nella serata della prima di Tosca. L’orchestra si è contraddistinta soprattutto per la pulizia del suono e per le capacità dinamiche, anche se in alcuni momenti i forti degli ottoni tendevano a coprire i cantanti. Molto precise le esecuzioni degli interni, sia strumentali che del coro, cosa particolarmente difficile in Arena, dove le grandi distanze non favoriscono certo la compattezza. Gran parte del merito va indubbiamente al direttore Antonino Fogliani, molto preciso nel gesto e trascinante nella sua conduzione immedesimata, che evidentemente ha condizionato positivamente l’intera compagine.

2017-08-01, Arena, Tosca (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

2017-08-01, Arena, Tosca (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

Decisamente all’altezza il cast dei cantanti, a cominciare da Ambrogio Maestri, che ha caratterizzato uno Scarpia che mette in soggezione, tanto è possente la sua presenza scenica e vocale, più sadico uomo di potere che personaggio lascivo. Susanna Branchini ha delineato molto bene il carattere di Tosca, mettendoci il fuoco della donna gelosa, ma anche il timore e la fragilità, così come la disperazione e la forza che ne deriva. Vocalmente corretta per tutta l’esecuzione, ha dato il meglio nel “Vissi d’arte …”, l’aria intima e disperata con cui il soprano in quest’opera può mostrare il meglio delle sue qualità. Lo stesso vale per Carlo Ventre e il suo Cavaradossi, nella prima parte attento a non strafare, ma pronto a dare il meglio nel famoso “E lucean le stelle …”. Quella di Ventre è stata un’interpretazione accorata e generosa, che ha dato modo al tenore di far apprezzare il suo bel timbro e anche la sua capacità di “sporcarlo” rompendo la voce per enfatizzare l’emozione.

Buona anche la prova dei comprimari, a cominciare da Nicolò Ceriani, un sagrestano insolitamente atletico, più burlone consapevole che macchietta involontaria, molto bravo anche come attore. Pubblico corretto e partecipe, seppur impegnato in un incessante sventolio di ventagli nella rovente serata veronese.

Paolo Corsi

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Paolo Corsi

Paolo Corsi

Paolo Corsi è nato a Verona e vive in provincia di Trento. È attore, autore e critico teatrale. Da sempre appassionato d'opera, ha studiato canto e si è esibito come solista e in varie formazioni corali, partecipando come corista ad alcuni allestimenti di opere di Verdi, Rossini e Mozart. www.paolocorsi.it - posta@paolocorsi.it