4 August 2017
Angela Bosetto (13 articles)
Share

Nel 1937 Tosca in Arena consacra il tenore veronese Giuseppe Lugo

en

Nato a San Giorgio in Salici  il 18 giugno 1899, Lugo si trasferì a Milano e poi in Belgio, dove lavorò come minatore a Charleroi. Il debutto ufficiale fu con Tosca il 6 ottobre 1931 all’Opéra-Comique di Parigi. 25 mila persone entrarono in Arena per ascoltarlo, in un teatro che ne può contenere 15 mila –

Per celebrare gli ottant’anni di Tosca in Arena, l’anfiteatro veronese ripropone il capolavoro di Giacomo Puccini dal 5 al 25 agosto, nel monumentale allestimento di Hugo de Ana. In quasi un secolo di recite, l’opera ha visto alternarsi una schiera di interpreti prestigiosi, ma a segnare la prima Tosca areniana (rappresentata nell’agosto 1937 con la direzione di Vittorio Gui, la regia di Oscar Saxida e le scene di Ettore Fagiuoli) fu il trionfo del tenore Giuseppe Lugo, che conquistò il pubblico e impresse il proprio marchio vocale sul ruolo di Mario Cavaradossi.

Nato a Rosolotti di San Giorgio in Salici (frazione di Sona, Verona) il 18 giugno 1899, Lugo si trasferì a Milano e poi in Belgio, dove trovò lavoro come minatore a Charleroi. Nel fine settimana si esibiva nei caffè insieme ad amici e fu proprio durante una di quelle sere che attirò l’attenzione del maestro Léon Gaudier, direttore del coro locale e suo futuro suocero.

Il debutto ufficiale avvenne, non a caso, in Tosca il 6 ottobre 1931 all’Opéra-Comique di Parigi e, sempre nella parte del pittore Cavaradossi, la celebre Gina Cigna (all’epoca soprano drammatico di riferimento) lo volle accanto a sé al Covent Garden di Londra nel giugno 1936, quale sostituto di Giacomo Lauri Volpi.

1937, Arena, Tosca (Photo Bertolazzi)

Al sovrintendente Pino Donati non sembrò vero di poter organizzare la sua prima Tosca con la coppia Gina CignaGiuseppe Lugo: lei (scritturata anche per Turandot) aveva già ammaliato il popolo areniano nel 1929 (Faust) e nel 1935 (Norma e Loreley), invece lui veniva indicato come rivale diretto di Beniamino Gigli, senza contare che era fresco reduce di un’applauditissima Bohème alla Scala di Milano. La parte di Scarpia venne affidata a Mario Basiola (che aveva esordito l’anno precedente in Arena nei panni di Iago), mentre gli altri ruoli andarono a Romeo Morisani (Angelotti), Carlo Scattola (il sagrestano), Luigi Nardi (Spoletta), Camillo Nannini (Sciarrone), Silvio Zambelli (il carceriere) e Severino Perone (il pastorello).

Nonostante il cielo fosse gonfio di nubi temporalesche, la sera del 1° agosto 1937 il pubblico accorse “con religioso fervore” e reagì agli sporadici scrosci di pioggia aprendo con pazienza gli ombrelli e trasformando gradinate e platea “in una colossale fungaia nera”. La Cigna e Basiola ricevettero calorose ovazioni, così come il resto del cast, ma per Lugo gli spettatori persero letteralmente la testa. “La sua voce possiede uno dei migliori timbri tenorili del mondo e inoltre è perfettamente omogenea” scrisse il critico Gino Bertolaso sul quotidiano L’Arena. “Gli acuti, sempre facili e persuasivi, escono di una limpidezza impressionante […] La parte di Cavaradossi sembra pensata per la sua ugola e per il suo senso di esprimere: nessuno potrà superarlo, pochi potranno eguagliarlo in questa interpretazione”.

1939, Giuseppe Lugo, Maria Caniglia, Arena, Tosca (Photo Giacomelli)

Il pubblico si emozionò con “Recondita armonia” e applaudì a scena aperta il “Vittoria!” (il cui acuto si sentì bene in Piazza Bra), ma dopo “E lucevan le stelle” iniziò a battere freneticamente le mani e non smise finché Lugo non eseguì il tanto sospirato bis (negato nel primo atto). Nelle tre recite successive (5, 11 e 14 agosto, tutte esaurite) il tenore non si fece più pregare e concesse immediatamente i bis ogni volta che gli vennero richiesti. D’altra parte, sarebbe stato controproducente scontentare tutti coloro che per ammirare “il nuovo astro dell’olimpo lirico italiano” si erano stipati nell’anfiteatro a livelli tali che “se il proverbiale spillo fosse caduto dal cielo non avrebbe certo raggiunto terra”. “Il tenore concittadino Giuseppe Lugo non poteva accomiatarsi in modo migliore” riporta L’Arena del 15 agosto 1937. “Egli ha lasciato un biglietto da visita canoro difficilmente dimenticabile e con la sua voce potente, facile, gradevole, equilibrata in tutti i registri ha entusiasmato il pubblico, che trattandolo familiarmente, gli esprimeva la sua ammirazione con tonanti, corali: bravo, Bepi!”.

Il culmine, però, si ebbe la sera del 5 agosto: venticinquemila persone (la capienza massima standard è di quindicimila), di cui migliaia pigiate sulle gradinate, nelle gallerie, ai lati del palco e dietro la scenografia, in posti senza alcuna visibilità e che manderebbero in crisi gli attuali parametri di sicurezza. Il rischio di incidenti era enorme, ma pur di ascoltare il trio LugoCignaBasiola questo e altro!

A grande richiesta Lugo tornò in Arena nel 1938 con La Bohème e nel 1939 in Rigoletto e, naturalmente, in Tosca, opere (richieste espressamente dal Duce) nelle quali ebbe come partner Margherita Carosio (Gilda) e Maria Caniglia (Floria). Nel dopoguerra il tenore disse addio alle scene e si ritirò a Custoza, dove divenne il gestore del ristorante Villa Vento, così ribattezzato in omaggio alla sua hit La mia canzone al vento (contenuta nell’omonimo film diretto da Guido Brignone 1939 e interpretato dallo stesso Lugo). In breve il locale si guadagnò una fama positiva sia per la qualità della cucina, sia per la possibilità di discutere di lirica con altri appassionati, incluso il proprietario.

1972, Franco Corelli, Giuseppe Lugo (Photo Renzo Allegri)

Nell’estate del 1972 il ristorante ebbe come ospite a sorpresa Franco Corelli (impegnato nelle recite veronesi di Ernani e Aida), il quale, dopo aver saputo di Villa Vento dal giornalista Renzo Allegri, non si lasciò sfuggire l’occasione di conoscere l’anziano collega, per cui nutriva un’enorme stima. Così il Principe dei Tenori (che era stato “il bel Mario” nella stagione lirica 1956) e il primo Cavaradossi areniano trascorsero un intero pomeriggio a chiacchierare, immortalati dalla macchina fotografica di Allegri. Lugo si sarebbe poi spento a Milano il 18 settembre 1980.

Oggi il compito di tramandarne la memoria spetta al premio a lui intitolato e riservato ai migliori tenori del panorama internazionale. Dal 1994, anno in cui è stato istituito da Giuseppe Pezzini (attuale proprietario di Villa Vento), il riconoscimento è stato assegnato, fra gli altri, a Plácido Domingo, José Carreras, Giuseppe Di Stefano, Carlo Bergonzi e, ovviamente, a Franco Corelli, mentre fra i vincitori più recenti figurano Fabio Armiliato, Celso Albelo, Francesco Meli, Ramón Vargas, Mario Malagnini e Francesco Demuro (Premio Lugo 2017).

Angela Bosetto

Foto in alto:1939, Giuseppe Lugo, Arena, Tosca (Photo Giacomelli, Fondazione Arena)

en

Angela Bosetto

Angela Bosetto

Angela Bosetto è nata a Verona, si è laureata in lettere a Trento, ha conseguito un master in Scritture per il Cinema a Gorizia e ha pubblicato il saggio “Sette passi nel terrore. Edgar Allan Poe secondo Roger Corman” (Perosini). Giornalista pubblicista, collabora con la Rivista del Cinematografo e il quotidiano L’Arena, occupandosi di letteratura, cinema, storia e opera lirica.