31 Luglio 2017
Michele Bongiovanni (7 articles)
Share

Cantanti, musicisti, coro e comparse ma c’è anche il sound designer

en

Dal 2010 l’Arena di Verona è “microfonata” con un impianto invisibile che potenzia il suono senza alterarne le caratteristiche ma tanto è bastato per scatenare le polemiche tra sostenitori della tecnologia e puristi –

Dal 2010 l’Arena di Verona è dotata di un sistema di sound enhancement, di rinforzo del suono, che parrebbe tradursi in una sacrilega amplificazione. Il sound designer Mario Di Cola, assieme all’azienda K-Array e a Musical Box Rent hanno introdotto un sistema di amplificazione neutro che rinforza il suono prodotto in orchestra e sulla scena per farlo raggiungere le parti dell’anfiteatro più critiche per dispersione sonora.

Viene sfruttato il principio di psico-acustica chiamato effetto Haas, secondo il quale l’ascoltatore percepisce come un unico suono due suoni dei quali il secondo ha un ritardo di riflessione sonora inferiore a circa 30 metri al secondo. Tale impianto di amplificazione permette di allungare la gittata del suono prodotto dallo spettacolo senza modificarne le gerarchie volumetriche ed evitando che i ritardi di riflessione siano superiori alla soglia indicata e quindi si avvertano i suoni duplicati dall’amplificazione.

1957, Arena, rifacimento buca dell'orchestra (Photo Bisazza)

1957, Arena, rifacimento buca dell’orchestra con vasi di cotto per migliorare l’acustica (Photo Bisazza)

L’impianto è pressoché invisibile ma i puristi dell’Opera, unitamente ai guardiani dell’integrità del gesto artistico hanno gridato allo scandalo. Sicuramente vi è un intervento tecnologico, ma ci sono due scuole di pensiero: chi ritiene che la tecnologia possa essere di aiuto alla musica (anche gli strumenti odierni sono tecnologicamente più performanti rispetto ai tempi di Verdi o prima) e chi ne vede invece la presenza come soffocante e “liberticida”. Tuttavia l’Arena non è mai stata progettata per il teatro d’Opera, e gli equilibri acustici di un teatro all’aperto sono l’incubo di ogni architetto, musicista (basti ricordare quel che diceva Toscanini, caro ai puristi, in proposito) e appassionato dell’alta fedeltà. Occorre arrivare ad un compromesso.

Questa amplificazione non impedisce di valutare i cantanti, i direttori e l’orchestra: prova ne è che i fischi (senza bisogno di amplificazione) ci sono ugualmente se la voce non si fa onore, e l’orchestra non si fa notare nel modo opportuno. Non c’è pericolo che chiunque “diventi” un Karajan, una Callas o un Bergonzi grazie ai “trucchi del demonio tecnologico”. Quando l’orchestra invece è assai ben presente per sezioni, come ad esempio è successo il 28 luglio in Arena con la prima di Aida diretta da Andrea Battistoni, è evidente che il lavoro di concertazione in prova è stato fatto molto bene. Gli autori dell’impianto assicurano la neutralità del sistema, senza presenza di mixer che alteri i volumi. Credo che gli spettatori possano quindi sperimentare di persona le differenze tra serata e serata e farsi un’idea in proposito.

Più profondamente, semmai, le critiche all’amplificazione, anche neutra, sarebbero da fare per le questioni degli armonici, i quali non sono captabili dai microfoni se non in minima percentuale. E sono proprio gli armonici che donano ai suoni quella sostanza, quel “corpo” che nessuna registrazione e nessuna microfonazione potranno mai riprodurre.

Michele Bongiovanni

Foto in alto: 2017-07-26, Arena, Aida (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

A milestone for open-air opera, as K-array provides transparent sound for the Verona Opera Festival 2010
Un P.A per l’Arena

en

Michele Bongiovanni

Michele Bongiovanni

Michele Bongiovanni (Legnago 1979) è musicologo e docente di ruolo di storia e filosofia. Ha partecipato come relatore a convegni, festival e cicli di lezioni-concerto, collaborando, tra gli altri, con il Trio Malipiero, la Libera Università Popolare della Valpolicella, il Festival Jazz di Cormons. Tra le pubblicazioni: La filosofia del suono orchestrale nella tradizione direttoriale germanica: la linea Furtwängler-Celibidache nell’esecuzione di Bruckner, «Atti dell’Accademia Roveretana degli Agiati» , vol.V, A, n. I,VIII, (2005); Musica mistica: il caso Bruckner, in «Il silenzio degli angeli: il ritrarsi di Dio nella mistica medievale e nelle sue riscritture moderne», Unipress (2008); La concezione biologica dell’acciaccatura: Sergiu Celibidache e la propulsione cardiaca nello stile compositivo di Anton Bruckner, in «Quaderni di musicologia dell’Università degli Studi di Verona» (2006); I cancelli del cielo (1980) di M. Cimino: l’orgia sobria della Storia in «Annuario della filosofia italiana 2010», Edizioni Sapere (2010); Tracce per una nuova storia filosofica della musica in «Annuario della filosofia italiana 2010», Edizioni Sapere (2010). Presso le Edizioni Osiride di Rovereto ha pubblicato l’importante monografia Victor de Sabata: un profilo (2014) sul celeberrimo compositore e direttore d’orchestra italiano. Socio accademico dell’Accademia degli Agiati di Rovereto. michele.bruckner@gmail.com