3 luglio 2017
Paolo Corsi (12 articles)
Share

Più estetica che passione nel Rigoletto del 95° Opera festival

RECENSIONE – Piace ma non entusiasma il Rigoletto di Ivo Guerra in Arena diretto da Julian Kovatchev, nella riproposizione dell’allestimento del 2003 –

Per il 95° Opera Festival dell’Arena di Verona, il Rigoletto di Verdi è stato riproposto nell’allestimento del 2003, firmato da Ivo Guerra (regia), Raffaele Del Savio (scene) e Carla Galleri (costumi). Da allora questo spettacolo è stato ripreso più volte e messo in cartellone anche quest’anno (OperarenamagazineIl Rigoletto kolossal “lacrime e sangue” di Ivo Guerra).

Dal punto di vista scenico e della lettura registica della storia del gobbo alla corte del Duca di Mantova, Rigoletto edizione 2017 è dunque qualcosa di già visto. Con a disposizione un cast canoro di livello, che ha ben svolto la parte musicale, sotto la direzione chiara e ordinata di Julian Kovatchev, si sarebbe però  potuto tener maggior fede al principio da cui traggono origine le opere di Verdi, e cioè che l’opera non può essere solo estetica, ma deve anche appassionare.  Occorre dire, infatti, che questo Rigoletto areniano, se da una parte era geneticamente impossibilitato a portare delle novità, dall’altra ci ha solo a tratti coinvolti emotivamente.

Con Rigoletto, per molti anni considerato da Verdi il suo capolavoro (è una delle opere di cui non ha mai cambiato una nota), il maestro di Busseto mostra per la prima volta in maniera evidente l’interesse per i caratteri veri e umani. Ma la musica, per quanto geniale, non può farcela da sola. Nell’opera lirica, che è anche spettacolo visivo, anche l’occhio vuole la sua parte. Non tanto per sbalordire davanti all’imponenza delle scene, che si espandono nell’enorme spazio areniano, quanto piuttosto per vedere nelle espressioni, nelle movenze, nei movimenti e nelle interazioni dei personaggi il vortice dei pensieri e degli stati d’animo, che la musica evoca ma non mostra.

Guerra e Del Savio creano uno sfondo fosco alla storia, sopra il quale proiettare tanto il dramma di Rigoletto, quanto l’immoralità del Duca e la sua corte viziosa. La scena ricrea realisticamente l’aspetto rinascimentale della città di Mantova, per una messinscena tradizionale, a cui contribuiscono i ricercati ed eleganti costumi cinquecenteschi di Galleri.

Alcuni espedienti sono talvolta poco chiari: le sirene e i tritoni, personificazione simbolica dei vizi della corte, sono un elemento davvero tanto contrastante con la tradizionalissima scena in corso, dove interagiscono con gli umani, intersecando mondo fantastico e mondo reale, lasciando pertanto il dubbio se siano realtà o rappresentazione allegorica; distinzione che appare più chiara nella scena del rapimento, dove volteggiano e incombono semivelati, frammischiati ai cortigiani, quale emanazione del loro animo corrotto e i loro cattivi pensieri. Altri espedienti sono invece discutibili: le repentine gestualità in unisono comandate ai coristi sono delle trovate più consone all’opera buffa, dove al contrario di qui, non sono richieste né veridicità né continuità di tensione drammatica.

Dei protagonisti si sono apprezzate le voci e la preparazione musicale, ma le loro azioni sceniche sono state limitate al minimo indispensabile. Gianluca Terranova (Duca di Mantova), è stato scenicamente tra i più convincenti, vocalmente interessante, tanto nei centri quanto nella tessitura acuta, benché il diverso colore, scuro in una zona e molto chiaro nell’altra, ne condizioni l’omogeneità. Qualità che non manca ad Amartuvshin Enkhbat (Rigoletto), un vero classico baritono verdiano, per estensione e colore, a cui è però mancato qualcosa dal punto di vista scenico, nascondendoci in parte la natura psicologica del suo personaggio, complice, probabilmente, il dover interpretare alla sua giovane età il ruolo di anziano padre. Elena Mosuc (Gilda) ha dato l’impressione di essere un po’ in difficoltà nella prima parte e su qualche acuto, maneggiato comunque con mestiere. Anche nel suo caso la sua pur buona esibizione non ci ha restituito pienamente la delicatezza e fragilità del personaggio. Ad Andrea Mastroni (Sparafucile) è bastato poco per far capire le sue qualità vocali, un bel timbro rotondo e profondo, ben vestendo anche scenicamente l’inquietante figura del sicario.

Buone le prestazioni dei comprimari e del coro, preparato da Vito Lombardi, vocalmente consistente e, salvo qualche sbavatura, in buon contatto con la buca. Il direttore Kovatchev ha condotto con gesto chiaro orchestra e cantanti, staccando ritmi consoni e portando a termine un compito che in uno spazio come quello dell’Arena di Verona non è affatto semplice.

Paolo Corsi

2017-06-28, Arena, Rigoletto (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

Cartellone
Galleria
Recensione
Video

Prezzi Opera da euro 19 a euro 226
biglietteria@arenadiverona.it
Call center 045.8005151

Paolo Corsi

Paolo Corsi

Paolo corsi vive a Trento ma è Nato a Verona. È un attore, un autore e un critico teatrale. Ha anche studiato canto e si è esibito in diverse opere come parte del coro. Oltre alle sue doti artistiche e alla passione per il teatro e la musica, lavora come professionista in informatica. www.paolocorsi.it - posta@paolocorsi.it