2 Luglio 2017
Roberto Tirapelle (39 articles)
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Aida da fantascienza, dove la patria è un mondo tra le stelle

RECENSIONE – Consacrata al Futuro grazie alla creatività di Carlus Padrissa e Alex Ollé, l’Aida prodotta da La Fura dels Baus cerca un senso nella sintesi tra religione, scienza e progresso e stupisce per come questo processo si sviluppa in modo spettacolare. Tra i cantanti si distingue Amarilli Nizza –

L’Aida bellissima di La Fura dels Baus, dominata dal bianco e dal nero, ormai è consacrata al Futuro. Piace anche per l’incrocio riuscito tra la saga di Mad Max e la letteratura galattica di Dune. Cast non emozionante, brava Amarilli Nizza.

Avevano visto subito bene i due registi Carlus Padrissa e Alex Ollé: mettere in scena una Aida “avveniristica” perché era già nella mente di Verdi di fare un’opera all’avanguardia e un autentico capolavoro dell’ingegneria. Del resto il cast tecnico de La Fura dels Baus, compagnia catalana ormai propagatasi con le sue realizzazioni in tutto il mondo, ha al suo interno un team di collaboratori eccezionali: Roland Olbeter è uno straordinario scenografo e artista robotico, inventa suoni e movimenti, gioca con l’arte visiva; Chu Uroz è un costumista specializzato nel disegno industriale e va al meglio nel disegnare la moda nell’opera, anzi ha acquisito premi nei disegni di motociclette, quale veicolo migliore per un trionfo; Valentina Carrasco, coreografa argentina di grande esperienza nel trasferire cinema e video nelle opere più diverse, da Ligeti a Wagner.

2017-06-24, Arena, Aida (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

2017-06-24, Arena, Aida (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

Certamente ci vogliono delle persone preparate a interpretare la concezione di Padrissa e Ollé e cioè rappresentare “una concezione megalomane del progresso” e la “trascendenza”, visibile nella scena del Tempio, sintesi di religione e scienza.

Si parte subito con un prologo silenzioso prima dello spettacolo: una spedizione archeologica ritrova una enorme scultura raffigurante due amanti abbracciati. Soffia il vento del deserto, abiti bianchi, funi e carrucole, ritrovata “l’arca perduta”, parte la vicenda. Dopo il preludio cominciano ad avanzare i primi sacerdoti in bianco. Ramfis indossa un abito bellissimo in lamé grigio. Radames ha una specie di preziosa tuta da metalmeccanico e canta “Tornar di lauri cinto” senza convinzione. Quindi entrano prima Amneris e poi Aida, preziosamente vestite e anche in modo tradizionale tra il beige e il bianco.

La scena del Tempio di Vulcano è bellissima. Sullo sfondo una enorme palla bianca che si moltiplica di moltissime sfere portate sul palcoscenico dai ballerini e successivamente da una moltitudine di comparse per tutta l’Arena. La coreografia lavora su quattro piani: divino, corpo, luce, movimento. Si arriva al trionfo. Il movimento si svolge tutto sul palcoscenico in senso orrizzontale, scorrono uomini e macchine (“Gloria all’Egitto e ad Iside”), ma il fattore vincente è la costruzione di un alta piramide fatta con l’incastro di 20 cubi neri. Una idea geniale che racchiude presagi futuri: da “Salvator della patria” a “Traditor”. E’ forse una piramide tombale o una centrale di energia solare che riflette i raggi, le luci, le ombre? E’ una costruzione per il futuro che racchiude energia, memoria, il sogno di “una novella patria al nostro amor si schiude”.

2017-06-24, Arena, Aida (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

2017-06-24, Arena, Aida (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

Il Tempio di Iside del terzo atto è pieno di nuovi segnali d’opera. I palmizi si muovono attraverso il tempo di persone che li agitano, corpo e paesaggio; i coccodrilli del Nilo sono anch’essi animati da persone, pelle, corpo, acqua; naviga una barca con Ramfis e Amneris ma questa de La Fura dels Baus è più un vascello wagneriano, diffonde una cultura e una luce molto legati alle produzioni del gruppo catalano.

Alla direzione d’orchestra Julian Kovatchev, allievo di von Karajan, ormai di casa a Verona, dal 2002 al Filarmonico, dal 2006 in Arena, sempre con successo, persona squisita, valente direttore. Non ci è sembrato incisivo né sull’orchestra né sui cantanti. E’ vero che Aida potrebbe viaggiare da sola in Arena ma non è una soluzione sufficiente, anzi proprio in Aida bisogna controllare la musica nello spazio. Ciò ha sfiorato anche un po’ il coro.

Il cast artistico non si è espresso a livelli entusiasmanti. Violetta Urmana (Amneris), lituana, artista molto richiesta, si è trattenuta troppo sia vocalmente che scenicamente; Carlo Ventre (Radames), uruguajano, è stato corretto ma il cuore non ha mai palpitato; Boris Statsenko, al debutto in Arena, è stato un Amonastro di un certo impeto; Amarilli Nizza (Aida), già in Arena dal 2005, conosce bene il repertorio, è stata la migliore, con una bella continuità espressiva che si avvicenda ad una voce squillante e piange “O terra, addio”.

Pubblico non preparato, applausi fuori tempo. Ugualmente i cieli erano azzurri, la fresca valle, le foreste non erano imbalsamate perché c’erano le dune, “s’intrecci il loto al lauro sul crin dei vincitori”: Carlus Padrissa e Alex Ollé.

Roberto Tirapelle

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Prezzi Opera da euro 19 a euro 226
biglietteria@arenadiverona.it
Call center 045.8005151

Roberto Tirapelle

Roberto Tirapelle

Roberto Tirapelle, nato a Verona e laureato a Bologna, è un giornalista-pubblicista, critico cinematografico internazionale e studioso di musica. Collabora con la testata Mediartenews e svolge attività come addetto stampa presso importanti istituzioni veronesi. Ha scritto alcuni libri di cinema e musica. roberto.tirapelle@libero.it