29 giugno 2017
Roberto Tirapelle (30 articles)
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Nel Nabucco di Bernard è il Coro a dominare la scena

RECENSIONE – Con Nabucco del regista Arnaud Bernard l’Arena torna ai fasti spettacolari della migliore tradizione operistica di Verona. Un plauso ai laboratori scenografici –

L’allestimento. 12 cavalli in scena che si prodigano in cariche di cavalleria, spari, cannonate, barricate, soldati di diversi eserciti, il popolo, il Teatro alla Scala, fuori e dentro dove si canta “Va, pensiero”. Chiariamo subito che ci troviamo a parlare proprio di Nabucco ma trasposto negli anni turbolenti del Risorgimento. L’azione si svolge tra il 1848 e il 1860 ed è focalizzata a Milano, durante le Cinque Giornate.

Se è vero, come dice Bernard, che «il Risorgimento è stato uno dei momenti storici, intellettuali, popolari più importanti della storia d’Italia, dove si sono incrociati l’eroismo, l’abnegazione e il fermento popolare, tutti per la libertà della propria patria» è anche vero che non sempre è facile immaginare una ambientazione diversa da quella tradizionale del conflitto tra Babilonia e Gerusalemme. Si può attualizzare ma con spostamenti congruenti, mentre nel corso di un allestimento operistico le situazioni rischiano di diventare confuse.

Come si diceva all’inizio invece lo spettacolo è stato vincente, a cominciare dai bellissimi bozzetti portati sul palcoscenico da Alessandro Camera, e quindi un plauso ai laboratori dell’Arena. Le masse si sono spostate con disinvoltura e il regista è stato bravo a utilizzare il palcoscenico a tutto campo.

Concertazione e orchestra. L’opera era diretta dal maestro Daniel Oren, ormai molto amato a Verona, che si è avvalso di un complesso orchestrale molto ampio. Oren riesce a dominare gli spazi areniani e quindi sa come fermarsi, attendere i movimenti della massa, entrate e uscite, gruppi orchestrali dietro le quinte, sa accelerare e rallentare. La partitura può risentirne ma in Arena lo spettacolo è da vedere e il Nabucco di quest’anno si fa ben ammirare. E’ per questo motivo che in Arena è importante un Direttore “concertatore”, come si chiamava una volta, perché coordina i tempi e le voci in un grandissimo spazio.

Il cast vocale. E’ sempre l’aspetto più delicato di un allestimento e non solo in Arena. Il fattore termico della serata inaugurale, al top di una calura che si è propagata in tutto il periodo pre Arena, ha condizionato non poco le singole voci. Stanislav Trofimov (Zaccaria), al suo debutto in Arena, ha bisogno di perfezionarsi nelle recite successive per proiettare la voce nello spazio. Anche Tatiana Melnychenko nel ruolo difficile di Abigaille, pur dotata di un bagaglio vocale apprezzabilissimo, si è dimostrata non omogenea nei registri. Nabucco era George Gagnidze, famoso baritono, con una grande carriera alle spalle, ha cominciato bene e poi ha cantato correttamente per il resto dell’opera ma non ha creato particolari emozioni. Carmen Topciu (Fenena) è stata l’artista più continuativa e solida, brava anche nel fraseggio.

2017-06-23, Arena, Nabucco (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

2017-06-23, Arena, Nabucco (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

Protagonista assoluto dell’opera è stato il Coro, attualmente diretto da Vito Lombardi, sempre un fiore all’occhiello della tradizione lirica di Verona. Riesce a sostenere tutti nelle situazioni più imprevedibili, è un colpo di cannone, è un dolce Eufrate, è il Patrio suol.

Arena esaurita, pubblico complessivamente non vivace ma attento, più eleganti i signori delle signore, parterre di Sovrintendenti.

Roberto Tirapelle

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Prezzi Opera da euro 19 a euro 226
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Roberto Tirapelle

Roberto Tirapelle

Roberto Tirapelle, nato a Verona e laureato a Bologna, è un giornalista-pubblicista, critico cinematografico internazionale e studioso di musica. Collabora con la testata Mediartenews e svolge attività come addetto stampa presso importanti istituzioni veronesi. Ha scritto alcuni libri di cinema e musica. roberto.tirapelle@libero.it