26 Giugno 2017
Dino POLI (1 article)
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Il generale Radetzky in Arena, ma a Verona c’era già stato

RECENSIONE – In questa versione risorgimentale dell’Opera di Verdi il personaggio che rappresenta Nabucodonosor ha la dignità di un reale, e quindi il riferimento è all’imperatore Francesco Giuseppe, ma storicamente ad occuparsi delle vicende rivoluzionarie narrate fu il generale austriaco Josef Radetzky, che allora abitava a Verona –

Nella nuova rappresentazione di Nabucco, che il 23 giugno ha aperto il Festival della lirica all’Arena di Verona,  Arnaud Bernard propone una interpretazione particolare dell’Opera di Verdi, in cui il Re assiro Nabucodonosor conquista la Giudea dell’antichità, distrugge il tempio e deporta a Babilonia gli ebrei.

Spostando tutti i riferimenti e cambiando costumi e scene, il regista francese ambienta l’assedio di Gerusalemme nel 1849, durante “le Cinque Giornate” di Milano”, quando l’esercito imperiale austriaco torna ad impossessarsi della città lombarda dopo l’insurrezione del 1848 che voleva scrollarsi il giogo imperiale per tornare alle libertà godute, con alti e bassi, durante la Rivoluzione francese e il periodo napoleonico.

E in questa trasposizione ai tempi risorgimentali, con coccarde tricolori e un capo dell’insurrezione invece del sommo sacerdote levita Zaccaria, ecco fare la sua comparsa il nuovo Nabucco. Accanto alle bandiere italiane (mancava invero sul Tricolore lo stemma sabaudo, perché non fu l’Italia, ma il Piemonte a sostenere l’insurrezione) e ai vessilli imperiali con l’aquila bicipite, accanto ai cavalli scalpitanti davanti alla facciata del Teatro alla Scala ricostruito sul palcoscenico dell’Arena, ecco arrivare una veloce carrozza tirata da due focosi destrieri, e nella veste di comandante dell’esercito imperiale, ben riconoscibile, il generale Josef Radetzky, interpretato dal baritono georgiano George Gagnidze (nostra intervista: Il grande baritono George Gagnidze è Nabucco a Verona)

2017, Arena, Nabucco, George Gagnidze (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

2017, Arena, Nabucco, George Gagnidze (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

In realtà in questa versione risorgimentale dell’Opera di Verdi il personaggio che rappresenta Nabucodonosor ha la dignità di un reale, e quindi il riferimento è all’imperatore Francesco Giuseppe, ma storicamente ad occuparsi di queste vicende rivoluzionarie, che poi sfociarono nella prima guerra di Indipendenza, fu Radetzky che allora abitava proprio a Verona, dove aveva sopportato l’assalto degli eserciti piemontesi, a Pastrengo e a Santa Lucia (chiamata appunto Santa Lucia della Battaglia e c’è ancora l’obelisco a memoria) ed aveva poi organizzato la controffensiva, fino a vincere la battaglia di Custoza nel 1849, cacciando i piemontesi da Verona e tornando a Milano da vincitore.

Nabucco, guerriero più che Re, con tanto di baffi e basette (la barba sul mento era vietata, era solo degli irredentisti, dei patrioti, dei milanesi), fra spari di cannone scende dalla carrozza e dal Teatro alla Scala dichiara la rappresaglia che ha in mente: distruggere il tempio di Gerusalemme, ammazzare gli ebrei, deportare quelli rimasti cambiando la storia, “in un mar di sangue”. E brucia le bandiere tricolori dei milanesi.

Una bella rappresentazione questa di Arnaud, che piace al pubblico. Il regista francese è certamente riuscito a riproporre in immagini nuove la vicenda dell’Opera di Verdi, che divenne il simbolo della nuova Italia. Ricordiamo infatti la scritta W V.E.R.D.I sui muri delle città durante il Risorgimento, a significare “Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia”.

2017, Arena, Nabucco (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

2017, Arena, Nabucco (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

E anche il teatro alla Scala  – il cui nome si deve a Beatrice Regina della Scala, discendente degli Scaligeri, Signori di Verona, che nella piazza dove oggi si trova il teatro nel 1381 fece costruire la Chiesa di Santa Maria alla Scala – è sfruttato in scena dal regista Arnaud, con platea e palchi pieni di milanesi e austriaci, che si uniscono ai coristi cantando con essi il “Va’ pensiero”, pieno di nuovi significati e riferimenti.

Un bell’inizio di stagione, di festival areniano, un grande piacere per i numerosi spettatori, di cui molti stranieri. Un’Opera classica, Nabucco, rappresentata in modo nuovo e provocatorio, con un cast di ottimo livello per coro e orchestra, un po’ meno per i cantanti, e con un direttore che si ostina a saltare rumorosamente sulla pedana di direzione.

Una splendida occasione per ripercorrere il grande melodramma verdiano, gustando meravigliose emozioni, con storia e cultura che permettono di rivivere una particolare esperienza artistica che ancora una volta colloca l’Arena di Verona fra i più grandi teatri d’opera del mondo.

Dino Poli

Foto in alto: 2017, Arena, Nabucco (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

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Dino POLI

Dino POLI

Dino Poli si è diplomato al Liceo Maffei di Verona e si è laureato in Ingegneria elettronica a Padova. Ha insegnato elettronica e informatica industriale nelle scuole superiori di secondo grado. E' stato dirigente scolastico e membro di Commissioni ministeriali, regionali, per MIUR e Confindustria, partecipando a vari Progetti europei. Fa parte del Coro dei Musici Santa Cecilia. dino.poli@fastwebnet.it