23 Giugno 2017
Roberto Tirapelle (39 articles)
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Il grande baritono George Gagnidze è Nabucco a Verona

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INTERVISTA – L’artista georgiano, in Arena il 23, 29 giugno e il 7 luglio, vanta 90 recite al Metropolitan. «Nabucco è un’opera che sento molto – spiega Gagnidze – perché “Oh mia patria” (dal coro di “Va, pensiero”) mi ricorda il desiderio di indipendenza del mio Paese» –

– Maestro Gagnidze, prima di affrontare l’allestimento di Nabucco a Verona, parliamo dei personaggi chiave che hanno caratterizzato la sua carriera. Iniziamo da Scarpia (Tosca). La critica americana ha parlato di “carisma in palcoscenico”. Che personaggio è Scarpia e che rapporto ha con la sua vocalità?

«Scarpia è un personaggio importantissimo per la mia vocalità. E’ un ruolo vocalmente difficile ma senza Scarpia non ci sarebbe storia in Tosca. Entra in scena subito e già nella scena fondamentale del “Te Deum” esprime tutta la sua potenza. Sappiamo che il tempo in cui è ambientata Tosca è un periodo storico difficile, soprattutto per Roma. La Regina di Napoli, Maria Carolina, nomina il Barone Scarpia, uomo forte, come Capo della polizia. E’ un personaggio interessante ma certamente non bello per la gente comune. Scarpia è un dittatore. E’ un uomo cattivo, freddo. Gli hanno conferito il potere e il potere comanda. Il ruolo mi ha aperto una notevole carriera, a cominciare da New York dove la critica ha dichiarato che la mia interpretazione di Scarpia fa veramente paura»*.

– Dopo Scarpia lei ha avuto un altro ruolo importante come Rigoletto.

«Ho cominciato a cantare l’aria di Rigoletto a Parma nel 2005, al “Concorso Voci Verdiane” dove José Carreras e la signora Katia Ricciarelli mi assegnarono il primo premio. Dopo mi hanno subito chiamato a New York dove ho fatto per cinque volte consecutive l’opera nel bellissimo allestimento di Otto Schenk (nda, oggi 87 anni) al Met. Rigoletto, come personaggio, è significativo perché è un padre come me. È il mio ruolo più importante, quello che mi ha aperto le porte di tanti teatri e che ho cantato in tutto il mondo: dal Metropolitan alla Scala, Pechino, Seoul, Tokyo, Berlino…».

– Un terzo ruolo a cui George Gagnidze è molto legato è Amonasro, in Aida.

«E’ vero, mi piace molto. Amonasro è un personaggio diverso dagli altri. Appena entra in scena dichiara di essere un soldato del Re e non un Re, perché cerca di guadagnare tempo. E’ consuetudine del pubblico che segue l’opera dire che Amonasro canti poco. Invece la sua figura comprende due caratterizzazioni: una politica e l’altra paterna. Nel suo caso sceglie la politica».

– Maestro Gagnidze, lei ama molto anche un altro personaggio, Tonio dei Pagliacci.

«Sì, moltissimo. Ma anche Alfio di Cavalleria Rusticana. Tonio l’ho cantato al Met la prima volta nel 2015. E’ un ruolo di cattivo, pieno di gelosia passionale».

– Allora le piace anche il “Verismo”?

«Mi piace il verismo ma voglio sempre tornare a Verdi, perché ha una vocalità bellissima. Ricordo sempre il mio debutto alla Scala nel 2007 con Traviata dove interpretavo Giorgio Germont, anche lui padre, direzione Lorin Maazel con Elena Mosuc».

George Gagnidze

George Gagnidze

– Maestro Gagnidze, perché la definiscono un baritono eroico-drammatico? Mi piace eroico.

«Per eroico, nel mio caso, intendono che riesco ad entrare nel ruolo in modo completo. Infatti, voglio conoscere tutto del personaggio, perché solo così posso dare il meglio, sia per interpretazione che per vocalità. Ogni personaggio che interpreto lo studio con il mio vocal coach livornese Alessandro Amoretti che conobbi nel 2007 in Germania e con il quale ho instaurato una grande amicizia, tanto che da dieci anni controlla tutti i miei ruoli».

– Veniamo al Nabucco di Verona, che il 23 giugno apre il 95° Festival lirico. Era già stato invitato in Arena? Ha interpretato ancora Nabucco?

«Sono stato a Verona una volta nel 2011 per La traviata nel bellissimo allestimento di Hugo de Ana, con la direzione di Carlo Rizzi. Ho cantato in Nabucco numerose volte, dal Teatro Nazionale di Weimar, alla Staatsoper di Vienna, ad Orange. Questo di Verona è un allestimento interessante, il regista Arnaud Bernard lo ha seguito con molta attenzione. Inoltre sarà diretto dal Maestro Daniel Oren di cui ho una grande stima per aver lavorato con lui in molte produzioni: una indimenticabile Francesca da Rimini di Zandonai alla Bastille di Parigi, Tosca a Madrid, Aida a Tbilisi, altre Aida a Parigi e Madrid. Nabucco è un’opera che sento molto perché mi ricorda il desiderio di indipendenza del mio Paese, la Georgia, dopo 70 anni… la mia Patria».

– Lei ha avuto grandi riconoscimenti a New York e prima di andare al Met ha debuttato alla Avery Fisher Hall, al Lincoln Center.

«Esatto, con Tosca, direzione Maazel. A questa Tosca era presente la direzione artistica del Metropolitan. Quindi fui invitato da Peter Gelb (nda, il leggendario General Manager del Metropolitan) per una nuova produzione di Tosca al Met, che fu anche trasmessa nei cinema di tutto il mondo. A Verona quest’anno incontro un amico, Walter Fraccaro, che interpeta Ismaele in Nabucco, con il quale facemmo insieme Tosca alla Avery Fisher Hall; io Scarpia e lui Cavaradossi. Sono proprio contento. A Verona ho un bel soggiorno sull’Adige, mi sento rilassato per la bella attesa di questa nuova produzione».

George Gagnidze

George Gagnidze

– Cosa ne pensa George Gagnidze di un gemellaggio Italia-Georgia, non tanto per l’opera quanto per le voci che sono emerse da questo Paese caucasico. E’ un grande bacino.

«La storia operistica italiana non ha confronti, però la Georgia ha una tradizione della musica folcloristica antichissima (nda, Si tratta probabilmente di una tra le più antiche forme di polifonia del mondo. La prima testimonianza dell’uso di canti di lavoro, di guerra e di danza presso i georgiani è attestata da una fonte assira dell’VIII secolo a.C.). Io cantavo da bambino nel coro nazionale. Ci sono anche altri miei connazionali che cantano quest’anno a Verona».

– Ho letto che ha in preparazione alcuni ruoli pucciniani, e soprattutto Jack Rance della Fanciulla del West.

«Sto preparando Gianni Schicchi e Il tabarro. La fanciulla del West me l’avevano già richiesta ma ero impegnato e dovevo studiarla».

– Cerchi di suggerire al suo agente di proporla a New York. Sono pazzi di Puccini in America e in particolare della Fanciulla. Portereste a casa un successo trionfale.

«La mia preparazione continua, grazie».

Roberto Tirapelle
Si ringrazia O-PR Communications , Tim Weiler, Berlino

Foto in alto: 2017, Arena, Nabucco, George Gagnidzee (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

* In realtà ecco cosa si evince dalle fonti del dramma di Victorien Sardou. Scarpia viene descritto così nel resoconto di Cavaradossi delle sue malvagità: “Bigotto satiro che affina / colle devote pratiche la foia / libertina e strumento / al lascivo talento / fa il confessore e il boia”.  Angelotti riferendosi a lui lo chiama “scellerato”. La denuncia di Cavaradossi di Scarpia nella tragedia è ancora più vivida di quella dell’opera. “Ah che miserabile! Sotto un apparenza di perfetta cortesia e fervente devozione, con i suoi sorrisi e i suoi segni della croce, che vile malfattore, ipocrita e marcio, artista di scelleratezze, raffinato nelle sue malvagità, crudele per diletto, sanguinario persino nelle sue orgie!. Quale donna, figlia o sorella, non ha pagato con l’umiliazione le richieste fatte a quel satiro immondo?”.

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Roberto Tirapelle

Roberto Tirapelle

Roberto Tirapelle, nato a Verona e laureato a Bologna, è un giornalista-pubblicista, critico cinematografico internazionale e studioso di musica. Collabora con la testata Mediartenews e svolge attività come addetto stampa presso importanti istituzioni veronesi. Ha scritto alcuni libri di cinema e musica. roberto.tirapelle@libero.it