9 Giugno 2017
Angela Bosetto (25 articles)
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Nabucco in Arena, dieci allestimenti tra creatività e tradizione

L’Opera di Giuseppe Verdi è stata rappresentata la prima volta in Arena nel 1938. La produzione più longeva e canonica è quella di Gianfranco De Bosio, inaugurata nel 1991 e riproposta per otto stagioni sino al 2015. I primi allestimenti di rottura sono quelli di Hugo de Ana (2000, 2001) e di Denis Krief (2007, 2008) –

Il nuovo Nabucco in chiave cinematografico-risorgimentale, firmato da Arnaud Bernard e atteso in Arena a partire dal 23 giugno 2017 in qualità di titolo inaugurale del 95° Festival lirico, offre l’occasione perfetta per fare il punto sulla storia dell’opera verdiana all’interno dell’anfiteatro veronese. «Il pubblico ha già visto fin troppi spettacoli biblici» ha dichiarato il regista francese durante la conferenza stampa. «Il teatro necessita di creatività, fedele alla tradizione e non gratuita, ma comunque di creatività».

1998, Nabucco, Arena (Photo Fainello, Fondazione Arena)

1998, Nabucco, Arena (Photo Fainello, Fondazione Arena)

Ma è proprio vero che il compito di rappresentare Nabucco (il terzo titolo più gettonato in Arena dopo Aida e Carmen) sinora è sempre stato affidato ad allestimenti canonici? Dei dieci che si sono succeduti dal 1938 in poi, va riconosciuto che il più longevo è sicuramente assai conservatore. Lo inaugura Gianfranco De Bosio nel 1991 e viene riproposto sino al 2015, per un totale di otto stagioni non consecutive. Articolato sulla Torre di Babele (così come la immagina l’architetto e scenografo Rinaldo Olivieri), il Nabucco di De Bosio annovera fra i suoi illustri re Silvano Carroli, Renato Bruson, Juan Pons, Leo Nucci, Plácido Domingo, Ambrogio Maestri e Luca Salsi, però sancisce anche l’improvviso addio alle scene di Piero Cappuccilli. Infatti, quando nel 1992 viene coinvolto in un terribile incidente automobilistico, il celebre baritono triestino sta tornando a casa dopo la recita areniana del 27 agosto, dove ha vestito per l’ennesima volta i panni del sovrano babilonese. Cappuccilli (presenza regolare in Arena dal 1966) sopravvive al coma, ma la sua lunga carriera termina lì.

2000, Arena, Nabucco (Photo Fainello, Fondazione Arena)

2000, Arena, Nabucco (Photo Fainello, Fondazione Arena)

Escludendo le regie di De Bosio e di Graziano Gregori (vista nel 2002, nel 2003 e nel 2005, la cui unica sfida alla tradizione sta nell’essenzialità), negli anni Duemila Nabucco offre per contro ben due allestimenti di rottura: quello fantascientifico di Hugo de Ana (2000, 2001) e quello concettuale di Denis Krief (2007, 2008). Il primo colpisce grazie alla modernità dell’impianto visivo (costumi fantasiosi e un enorme piano inclinato percorso da circuiti elettrici), tuttavia ha un costo materiale (l’enorme pannello si rivela così difficile da gestire che si è obbligati a tagliarlo di quasi cinquecento metri) e umano (solo nel 2000 si infortunano più di trenta tra tecnici e coristi) che ne decreta il provvisorio pensionamento. Il secondo, invece, lascia alquanto perplessi a causa del look moderno dei personaggi e della scenografia minimalista ispirata alle strutture metalliche del Bauhaus di Ludwig Mies Van der Rohe. Nonostante Krief affermi che “è necessario capire l’equivalenza fra teatro e architettura perché la regia va rianimata col pensiero” gli spettatori comuni passano più tempo a domandarsi il senso dell’operazione che a decodificarne i sottotesti.

2007, Arena, Nabucco (Photo Tabocchini, Gironella, Fondazione Arena)

2007, Arena, Nabucco (Photo Tabocchini, Gironella, Fondazione Arena)

Tornando al secolo scorso, nel 1981 il futuro sovrintendente Renzo Giacchieri propone un Nabucco simbolico (nel senso di stilizzato, non di incomprensibile), mentre la solennità è la cifra dello spettacolo datato 1989, anno in cui lo dirige per la prima volta Daniel Oren, destinato a divenire uno degli accompagnatori ufficiali di quest’opera in Arena. Regia, scene e costumi sono di Vittorio Rossi, ma Giove pluvio si rivela tutt’altro che benevolo e quattro recite vengono sospese per maltempo. Non si salva nemmeno la prima, interrotta da un violento acquazzone proprio durante il “Va, pensiero” con somma delusione del pubblico e della platea vip (di cui fanno parte anche l’attrice Anna Maria Guarnieri, l’ex calciatore Giacinto Facchetti e i politici Giovanni Goria e Jacques Chirac).

1981, Arena, Nabucco (Photo Fondazione Arena)

1981, Arena, Nabucco (Photo Fondazione Arena)

Gli allestimenti precedenti si collocano nel solco della più aurea tradizione areniana (maestose scenografie, grandi movimenti di masse, cast d’alto livello) grazie alle storiche accoppiate fra regista e direttore: Sandro Bolchi, il padre dello sceneggiato italiano, e Oliviero De Fabritiis (1971), Carlo Maestrini, detto “il Cecil B. DeMille della lirica” (in omaggio al patron del peplum hollywoodiano), e Gianandrea Gavazzeni (1962), Herbert Graf, il visionario austriaco, e Francesco Molinari Pradelli (1956). Lo spettacolo del 1971 segna l’esordio veronese del baritono Cornell MacNeil (stella del Metropolitan), mentre gli altri vedono entrambi protagonista Giangiacomo Guelfi, allievo del primo Nabucco areniano Carlo Tagliabue. È infatti quest’ultimo a inaugurare vocalmente il cammino dell’opera, iniziato nel 1938 con la bacchetta di Franco Capuana e la regia di Mario Frigerio (pupillo della Scala di Milano e del Teatro Donizetti di Bergamo), il quale, per ricostruire al meglio Gerusalemme e Babilonia, vuole accanto a sé non uno, ma ben due scenografi: l’architetto romano Pietro Aschieri e l’artista varesino Alfredo Furiga.

1938, Arena, Nabucco (Fondazione Arena)

1938, Arena, Nabucco (Fondazione Arena)

Si tratta di appena quattro date, che passano pure in secondo piano davanti alla spietata concorrenza stagionale della Bohème, interpretata dalla coppia Giuseppe LugoMafalda Favero. I dirigenti areniani non possono prevedere che, nel giro di ottant’anni, Nabucco toccherà le duecento recite.

Angela Bosetto

Foto in alto: 2013, Arena, Nabucco (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

Angela Bosetto

Angela Bosetto

Angela Bosetto è nata a Verona, si è laureata in lettere a Trento, ha conseguito un master in Scritture per il Cinema a Gorizia e ha pubblicato il saggio “Sette passi nel terrore. Edgar Allan Poe secondo Roger Corman” (Perosini). Giornalista pubblicista, collabora con la Rivista del Cinematografo e il quotidiano L’Arena, occupandosi di letteratura, cinema, storia e opera lirica.