29 maggio 2017
Silvia Allegri (6 articles)
Share

Animali da palcoscenico all’Arena di Verona

Dall’Aida del 1913 nell’anfiteatro non si sono visti solo asini e cavalli, ma anche elefanti, colombe, oche al guinzaglio e qualche gatto clandestino. La disperata ricerca di due avvoltoi per la Tosca del 1984 –

Romantici, possenti, delicati, misteriosi. Gli animali popolano il mondo dell’opera con la loro presenza capace di affascinare il pubblico, e in certi momenti sono addirittura essenziali: si potrebbe creare un vero e proprio bestiario passando in rassegna bipedi, quadrupedi e volatili che hanno partecipato come comparse alle opere in Arena. «L’animale rende reale il contesto narrativo ed è una presenza indispensabile, soprattutto nelle scenografie tradizionali», racconta Elisabetta Fava, che insieme a Vito Salvia, titolare di un centro ippico a Quinzano, alle porte di Verona, dal 1989 porta gli animali nell’anfiteatro. «In alcune opere, come Cavalleria rusticana e Nabucco, è proprio il libretto che prevede delle scene a cavallo, e ci sono parti musicali pensate ad hoc per i cavalli».

2002, Arena, Carmen (Photo Fainello)

Era il 10 agosto 1913 quando iniziò il Festival lirico in Arena e in occasione della prima Aida sul palcoscenico arrivarono gli elefanti, in carne e ossa. La grandiosità dello spettacolo e la presenza di animali esotici era un evidente richiamo a quella che fu in passato la vera destinazione dell’Arena, luogo di lotte ad armi impari tra bestie selvatiche e uomini. Dopo quel primo esordio gli animali continuarono a calcare la scena, anche se a intermittenza, e furono soprattutto i cavalli a essere costantemente presenti in svariate edizioni di diverse opere.

La presenza sistematica di animali-comparse si ha a partire dagli anni ’90, soprattutto con la Carmen del 1995 del regista Franco Zeffirelli che sancisce l’ingresso trionfale di molti attori non umani in Arena. Il maestro, noto per la creazione di scene degne di un kolossal cinematografico, ha voluto raffigurare a 360° la vita popolare della piazza di Siviglia, mettendo in scena non solo cavalli, ma anche asini, oche addestrate – che per motivi di sicurezza e prudenza erano accompagnate al guinzaglio – e perfino un caprone.

1999, Arena, Carmen (Photo Striuli ArVr, Fondazione Arena)

Da questo momento in poi sono state molte le regie che hanno scelto di arricchire la scena con la presenza di animali, sfruttando la larghezza degli spazi, la scena a cielo aperto e la conformazione stessa dell’Arena, con il suo retropalco che, con rapido passaggio, permette l’entrata e l’uscita di animali che altri teatri al chiuso non consente.

In Turandot, quando Calaf deve svelare gli enigmi che gli vengono posti dalla principessa, al momento della risoluzione del primo indovinello si alza in volo una colomba. E nel recente Roméo et Juliette di Charles Gounod si vedono in scena due colombe in una gabbia, che Giulietta apre dando loro la libertà, a simboleggiare l’amore libero che lei non potrà mai avere.

Ma la scena più nota e fotografata al mondo è senza dubbio il trionfo in Aida: si presume che Radames, di ritorno dalla battaglia, fosse in sella a un cavallo, e la grandiosa sfilata vede ormai da decenni la presenza di cavalli che restano poi per lunghissimo tempo sulla scena. In occasione del centenario dell’opera in Arena, nel 2013, l’allestimento si ispirò a quella prima edizione, con elefanti e cammelli meccanici, anche per la nuova legislazione che vieta di utilizzare animali esotici durante gli spettacoli.

2013-06-11, Arena, Aida (Photo Ennevi)

È noto come certi animali traggano un importante beneficio dall’attività fisica, ottima medicina contro la pigrizia mentale e muscolare. Ma in Arena, su un palcoscenico, come si trovano? «Durante la giornata in cui si va in scena, il figurante incaricato di condurre l’animale viene a prendere contatto con lui, nel suo recinto. Lo pulisce, lo fa muovere, trascorre del tempo insieme a lui. Su questo siamo intransigenti: gli animali sono abitudinari e cercano il loro riferimento, e abbiamo detto chiaramente che c’è questa esigenza quando ci è stato proposto per la prima volta di partecipare agi spettacoli».

Poi, quando sono sul palco e i riflettori sono accesi, cavalli e asini stanno vicino alla loro figura di riferimento, mangiano qualche pezzetto di cibo e si rilassano, pur trovandosi tra migliaia di persone. A infastidirli sono, semmai, i rumori che provengono da lontano. La musica invece, assicurano Fava e Salvia, ha su di loro un potere rilassante.

Fondamentali sono le prove: «È la stessa regia a chiederci se un determinato passaggio sia fattibile o meno», continua Fava. «Ricordo un Macbeth in cui dovevamo passare tra palco e scalinate, nel punto in cui veniva soffiata la nebbia. Notando che gli animali si spaventavano si è fatto in modo che durante il passaggio l’emissione venisse sospesa». Durante le prove, si valuta a tavolino ogni movimento degli animali e si cerca di trovare il soggetto adatto per ogni situazione. E se c’è una situazione particolarmente difficile, questa viene semplicemente eliminata.

1954, Arena, Aida (Photo Richelli, Fondazione Arena)5jpg

A volte, invece, i problemi derivano dal cavaliere. Perché non è affatto scontato che un cantante, di grande esperienza, e magari anche di una certa stazza, riesca a montare e a cantare dall’alto di una sella. Eppure quasi tutti hanno superato la paura, magari dopo una visita al centro ippico prima dello spettacolo.

Chi lavora in Arena da diversi decenni ricorda ancora i gatti areniani. Sono quelli che vivevano nascosti tra le calde pietre dell’anfiteatro ricche di anfratti e che entravano in scena all’improvviso, incuranti della trama e dell’eventuale momento di pathos. Una piccola colonia di gatti c’è ancora, e regala spesso intermezzi inattesi, sul palco e dietro le quinte.

1954, Arena, Aida (Photo Richelli, Fondazione Arena)2

Infine un aneddoto. Nel 1984 il direttore di produzione decise di fare uno scherzo a Antimo Todeschini, che per tutti era Nino, il capo degli attrezzisti, chiedendogli di reperire due avvoltoi, un maschio e una femmina, da collocare in apposite gabbie ai lati della scrivania di Scarpia, nel Secondo atto della Tosca di Sylvano Bussotti. Resta un ricordo indimenticabile, anche perché lo scherzo durò alcuni giorni facendo crescere la tensione di questo scrupolosissimo professionista, forse per la prima volta in difficoltà nel reperire due animali davvero introvabili.

Silvia Allegri

Foto in alto: 2012-06-30, Arena, Carmen (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

Galleria

Silvia Allegri

Silvia Allegri

Silvia Allegri, laureata in lettere con una tesi su una cantante del ‘600, ha sempre adorato la musica di tutti i generi, dalla lirica al rock, e fin da giovanissima ha studiato violino e pianoforte. Ha vissuto a Vienna, per studio e lavoro: lì ha potuto approfondire le sue conoscenze musicali frequentando il vivace ambiente artistico della città ed entrando in contatto con musicisti di tutto il mondo. Giornalista pubblicista, collabora con diverse testate scrivendo di cultura, ambiente, animali, cronaca. silvia@silviaallegri.it