25 Maggio 2017
Angela Bosetto (25 articles)
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Il Rigoletto kolossal “lacrime e sangue” di Ivo Guerra

L’allestimento verdiano del 2003 torna per la quinta volta in Arena a Verona con tre degli interpreti principali che lo tennero a battesimo: Leo Nucci (Rigoletto), Elena Mosuc (Gilda) e Carlos Álvarez (Rigoletto) –

Il colossale allestimento di Rigoletto firmato da Ivo Guerra compie quattordici anni e torna per la quinta volta in Arena. Ma le sorprese non sono finite, perché chi non ha avuto modo di assistere alle recite del 2003, quest’estate potrà ascoltare tre degli interpreti principali che lo tennero a battesimo: Leo Nucci (27 luglio), Elena Mosuc (1° luglio) e Carlos Álvarez (14 e 19 luglio).

Quando si vuole ricostruire la genesi di uno spettacolo, bisogna partire dallo spirito alla base della sua creazione. In questo caso, lo stesso che nel 1982 aveva portato alla nascita dell’Aida “storica” di Gianfranco De Bosio, ossia recuperare un progetto del pioniere Ettore Fagiuoli al quale donare nuova vita. Nel dettaglio, si trattava del primo Rigoletto areniano (datato 1928, anno del debutto veronese del divo Giacomo Lauri Volpi), del quale erano rimasti solo un documento fotografico e alcuni schizzi.

1928, Arena, Rigoletto (Photo Fondazione Arena)

1928, Arena, Rigoletto (Photo Fondazione Arena)

“Da anni non si vedeva un Rigoletto così gigantesco, ma il nostro intento non è la ricostruzione filologica in quanto tale” aveva spiegato al giornale l’Adige Raffaele Del Savio (scenografo e pittore dell’allestimento, affiancato dalla costumista Carla Galleri). “È più giusto dire che con la nostra operazione abbiamo inteso recuperare la magia e la spettacolarità dei fasti scenografici anni Sessanta. Inoltre, io sono un convinto sostenitore della formula all’italiana, cioè dei cambi di scena veloci, piuttosto che mantenere sempre lo stesso impianto, come amano fare i colleghi tedeschi e anglosassoni”.

Dal canto suo, Guerra (approdato a Verona nel 1988 in qualità di aiuto regista dell’intera stagione lirica), aveva promesso “un Rigoletto di lacrime e sangue”, dichiarando al quotidiano L’Arena: “Con Del Savio abbiamo inteso una Mantova acquitrinosa di fogna e fango, dove Rigoletto si specchia nell’acqua come un Narciso morente. Il terzo atto si svolge in una landa desolata e stagnante, mentre nel primo abbondano sirene e tritoni in una sorte di ideale festa barocca. Sono gli animali da macello e le prostitute mantovane alla mercé dei vizi della corte”. Nessuna comprensione per il duca, definito “un vitellone da Bar Sport di provincia alla ricerca solo di sesso spiccio. Gilda verrà prima catturata da una rete come un sirena e poi Sparafucile la trafiggerà usando proprio la spada del duca, che non la uccide direttamente, ma è come se lo facesse”.

2013, Arena, Rigoletto (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

2013, Arena, Rigoletto (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

A guidare il cast (composto da Elena Mosuc / Gilda, Marcelo Álvarez / Duca di Mantova, Mario Luperi / Sparafucile, Sarah M’Punga / Maddalena, Riccardo Ferrari / Monterone, Paola Fornasari Patti / Giovanna, Graziano Polidori / Marullo, Luca Casalin / Matteo Borsa, Angelo Nardinocchi / Conte di Ceprano e Alessandra Canettieri / Contessa di Ceprano) c’erano il veterano Leo Nucci, forte di quattrocento recite nel ruolo del buffone gobbo (di cui ventisette in Arena dal 1991 al 2001, che con le annate successive sarebbero arrivate a quarantacinque) e il baritono spagnolo Carlos Álvarez (la cui omonimia col tenore argentino Marcelo favorì titoli a effetto su una metaforica sfida fra Álvarez), al suo esordio nell’anfiteatro veronese.

Rigoletto

Rigoletto

“Col tempo sento il bisogno di sottolineare sempre di più la parola, gli accenti e i lati interiori del personaggio” affermò Nucci. “La mia longevità artistica? Ho la fortuna di avere un fisico forte, ma soprattutto sono uno che in scena si diverte.” “Sono quattordici anni che canto e non avrei mai pensato di arrivare così presto in Arena” confessò, invece, un emozionato Álvarez, all’epoca trentasettenne. “Sono onorato di sostituire un maestro come Nucci, che nel 2001 mi ha dato preziosi insegnamenti per il mio primo Rigoletto a Madrid”.

Non ebbe altrettanta fortuna il direttore designato Romano Gandolfi, costretto a ritirarsi durante le prove a causa di un infortunio. Pochi però sanno che quell’inconveniente rischiò di far saltare anche la presenza di Nucci, grande amico del maestro parmigiano. Il celebre baritono bolognese in seguito rivelò: “Dopo l’incidente ho chiesto a Romano: Vado o sto? E lui mi ha risposto: Leo, tu devi restare e cantare bene per me”. Al posto di Gandolfi venne chiamato al volo Vjekoslav Šutej, bacchetta della Carmen del 1993 e del José Carreras Gala 1995, nonché direttore musicale della Fenice di Venezia dal 1990 al 1993.

La prima del 16 agosto 2003 fu un trionfo e il pubblico in visibilio chiese (e ottenne) il bis sia della cabaletta “Sì, vendetta, tremenda vendetta”, sia della famosissima aria “La donna è mobile”. “Nucci ha imposto l’ennesima ipoteca su un personaggio che, francamente, non ha ancora trovato interpreti di pari statura: almeno per il prevedibile futuro” scrisse Elena Formica sulla Gazzetta di Parma, facendo così temere che il confronto sarebbe andato a totale svantaggio di Álvarez, al quale spettavano le ultime due recite. Invece anche il baritono malagueño conquistò l’Arena e sul Gazzettino Mario Messinis lo definì, senza giri di parole, “il miglior Rigoletto della scena lirica attuale: l’equilibrio che raggiunge fra cantabile e declamato drammatico è miracoloso.”

E tutti furono concordi nell’asserire che la regia dell’opera verdiana ideata da Guerra (tradizionale nell’approccio, ma moderna nella realizzazione con il suo sfarzoso gioco di architetture, luci e ombre) aveva chiuso l’81° Festival Lirico in bellezza.

Angela Bosetto

Foto in alto: 2013, Arena, Rigoletto (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

Angela Bosetto

Angela Bosetto

Angela Bosetto è nata a Verona, si è laureata in lettere a Trento, ha conseguito un master in Scritture per il Cinema a Gorizia e ha pubblicato il saggio “Sette passi nel terrore. Edgar Allan Poe secondo Roger Corman” (Perosini). Giornalista pubblicista, collabora con la Rivista del Cinematografo e il quotidiano L’Arena, occupandosi di letteratura, cinema, storia e opera lirica.