Il Filarmonico si riempie di giovani quando l’opera è Young
11 Aprile 2017
redazione (380 articles)
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Il Filarmonico si riempie di giovani quando l’opera è Young

Gli studenti di Scuole, Conservatori, Accademie hanno diritto a un biglietto che include un Preludio, ovvero un’introduzione all’opera un’ora prima dell’inizio, un incontro con gli artisti e un aperitivo, oltre naturalmente alla visione dello spettacolo. Posto di platea, il tutto per 6 euro.

Un giovedì sera di fine marzo. Arrivo al Teatro Filarmonico di corsa dopo una giornata difficile, ho trovato un parcheggio lontano e ormai sono rassegnato al ritardo. Per fortuna stasera sono in palco, mi dico, alla peggio mi perdo la prima scena. Danno Tosca, regia di Giovanni Agostinucci, il quale cura anche scene e costumi, dirige Antonino Fogliani. Salgo al secondo ordine e mi accomodo, un po’ trafelato. Bella la scenografia, penso subito, sentiamo ora come va il duetto Tosca-Cavaradossi. Nel frattempo prendo fiato e cerco di concentrarmi sulle voci. Quando entra Scarpia sono già preso dall’azione e finalmente mi godo il Te Deum, una delle mie pagine preferite. La musica cresce grandiosamente sullo sfondo della maestosa architettura neoclassica, mentre una luce vivida cade sui costumi dei nobili convenuti accentuandone i toni freddi in contrasto con le rosse vesti dei prelati alle loro spalle. Sopra di loro una selva di croci sollevate crea un effetto solenne e al tempo stesso inquietante. Bravo Agostinucci, la sua regia convince e il cast non è affatto male: insomma lo spettacolo promette bene. Mi commuovo e scatto una foto.

Termina il primo atto e si accendono le luci. Ora finalmente mi rilasso e decido di non muovermi durante il primo intervallo, preferendo rimandare le relazioni sociali al secondo – più tardi scoprirò che per una scelta della direzione artistica secondo e terzo atto saranno accorpati, e così addio saluti agli amici –. Intanto però mi affaccio distrattamente sulla platea e cerco con lo sguardo i miei studenti: magari qualcuno di loro si gira verso di me così gli segnalo la mia presenza. Stasera ne ho portati una decina, oltre a un paio di genitori, e non è facile individuarli perché di giovani ce ne sono molti, almeno un quarto del pubblico che affolla la platea. In galleria ce ne saranno altrettanti, immagino, dato l’esaurito della serata. Quella distesa di adolescenti dalle folte capigliature rende difficile distinguerli tra loro, si somigliano un po’ tutti mentre stanno seduti. Poi se ne alza qualcuno e gli altri seguono, li vedo muoversi divertiti per raggiungere gli amici disseminati in altri settori. Quei ragazzi sono vestiti bene, si vede che per loro è una serata speciale e non hanno certo l’aria di annoiarsi. Che bello vederli così, interessati alla cultura e capaci di vivere una serata all’opera come un momento di intrattenimento e di socialità di qualità, e non come una tortura di tre ore. Mi viene in mente che la stessa scena si era svolta in modo più o meno simile anche un mese prima, con Pagliacci allestito nella stupefacente regia di Franco Zeffirelli, e prima ancora con Capuleti e Montecchi e con Turandot, così come era successo con le opere degli ultimi tre anni. Ma come mai tutti questi giovani? Non si dice in genere che l’opera non piace ai giovani?

L’opera ai giovani piace eccome, ma se viene proposta nel modo giusto. Si chiama Arena Young, ed è il progetto che Fondazione Arena porta avanti da tre anni per attirare i giovani verso il teatro. Tant’è vero che la particolare operazione, che di Arena Young costituisce la parte dedicata alla stagione lirica e sinfonica invernale, si chiama appunto Ritorno a teatro. Iniziativa della Sovrintendenza, partita durante gli anni della gestione Girondini. Agevolazioni e riduzioni per i giovani erano sempre state praticate anche dalle precedenti gestioni, ma mai in modo così sistematico.

Ritorno a teatro funziona secondo una formula molto semplice e decisamente invitante: gli studenti delle Scuole, Conservatori, Accademie ecc. hanno diritto, su prenotazione, a un biglietto che include un Preludio, ovvero un’introduzione all’opera un’ora prima dell’inizio, un incontro con gli artisti e un aperitivo, oltre naturalmente alla visione dello spettacolo. Posto di platea, il tutto per 6 euro. Quando questa è esaurita, si passa a riempire la galleria. Gli adulti accompagnatori pagano 12 euro. Che si può chiedere di più?

Ora il teatro è pieno anche durante le recite infrasettimanali, e di giovani. Sicuramente il prezzo del biglietto non rappresenta un introito per la Fondazione, ma la biglietteria invernale del teatro non ha mai portato cifre significative a bilancio e comunque non è questo che conta. Conta il fatto che questi giovani che oggi vanno a teatro per 6 euro saranno i trentenni che un domani saranno disposti a pagarne 30 o 50 per vedere ciò che conoscono e che amano, e di cui si sono alimentati negli anni formativi. Così io guardo questi adolescenti e li immagino un giorno quando saranno più maturi, felici e inseriti in un contesto culturale stimolante e di alto profilo, ben diverso dalle vocianti folle di giovani che si addossano ai bar il venerdì e il sabato sera con il bicchiere in mano.

L’intervallo sta per finire e mi distraggo dalle mie riflessioni per accennare un saluto a un gruppetto dei miei studenti che finalmente mi hanno avvistato – tra loro c’è anche mio figlio – e riconosco qualche viso noto tra il pubblico, per lo più habitué, e qualche collega, non del Conservatorio – dove lavoro – ma bensì insegnanti delle scuole e licei che aderiscono al progetto. Già, perché la cosa funziona soprattutto grazie all’iniziativa dei singoli docenti che si danno da fare per prenotare e accompagnare i propri studenti. Il che non è scontato: al di là infatti di questi relativamente pochi volonterosi, la maggior parte dei miei colleghi ignora l’esistenza di Ritorno a teatro e di varie altre agevolazioni di Arena Young (che include anteprime, opere, concerti, visite, conferenze).

Evidentemente c’è un problema di comunicazione, addebitabile sicuramente più all’organizzazione interna degli istituti che non agli uffici areniani. Risolto il quale, eventualmente con qualche incisiva azione sulle dirigenze scolastiche, potremmo forse guardare con maggiore fiducia al futuro. Dobbiamo infatti convincerci che il destino della nostra musica e della cultura in generale non dipende dal fatto che questa sia diventata obsoleta e abbia perso di attrattiva, ma dalle capacità e dall’entusiasmo di chi ci lavora e la propone al pubblico. E non mi si venga più a dire che i giovani all’opera si annoiano: si annoiano quelli che non ci vanno.

Vittorio Bresciani

2017-03-19, Filarmonico, Tosca (Photo Ennevi, Fondazione Arena)

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